È arrivata una prima svolta nel procedimento giudiziario che vede imputati, tra gli altri, Carmelo Mastursi, Guglielmo Manna e Anna Scognamiglio, tutti coinvolti nella vicenda della presunta manipolazione della sentenza contro la sospensione dalla carica di Vincenzo De Luca, prevista dalla cosiddetta legge Severino: Mastursi è stato infatti condannato col rito abbreviato a 1 anno e 6 mesi di reclusione.

Estate del 2015: all’indomani dell’elezione dell’ex sindaco di Salerno a Presidente della Regione, la magistratura aveva ritenuto De Luca processabile per abuso d’ufficio (consumatosi, secondo la ricostruzione, all’epoca del suo ultimo mandato da primo cittadino salernitano): sotto accusa era finita la nomina, ritenuta poco chiara e arbitraria, di un project manager per guidare la realizzazione di un termovalorizzatore nel salernitano. Per questo reato, era arrivata la condanna in primo grado di De Luca a un anno.

Per evitare la sospensione dalla carica presidenziale, vista la legge del 2012 che prevede le “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, De Luca aveva fatto ricorso al Tribunale civile di Napoli, che aveva “sospeso la sospensione”, lamentando alcune questioni di legittimità costituzionale. La legge Severino era finita davvero davanti alla Corte Costituzionale, che però l’avrebbe in seguito dichiarata compatibile con la Carta fondamentale.

Nel frattempo, però, la sentenza del Tribunale di Napoli era finita sotto la lente dei magistrati: secondo le indagini, infatti, una dei tre componenti di quel collegio giudicante napoletano, la giudice Anna Scognamiglio, avrebbe influenzato la decisione in senso favorevole a De Luca.

Secondo l’inchiesta, il condizionamento della sentenza sarebbe dimostrato dai rapporti intrattenuti dalla Scognamiglio con gli altri due tra i più noti imputati nel procedimento ora in corso davanti al Tribunale di Roma, vale a dire Guglielmo Manna e Carmelo Mastursi. Il primo, marito della giudice, sembra infatti che avesse promesso allo staff di De Luca proprio il buon esito del giudizio, da ottenere mediante pressioni sulla Scognamiglio, in cambio di un importante posto nella sanità campana. Membro di quello staff era appunto Carmelo Mastursi, fedelissimo di De Luca di cui era capostaff, che secondo l’accusa sarebbe stato colpevole di induzione indebita a promettere, poiché in qualche modo “sensibile” alle promesse di Manna.

Ecco come si è giunti, dunque, alla condanna di Mastursi: il GUP del Tribunale di Roma ha adottato il provvedimento all’esito di un rito abbreviato, che come detto ha imposto la pena di 1 anno e 6 mesi all’ex capostaff. Quest’ultimo, considerato effettivamente colpevole dal Giudice per l’Udienza Preliminare del reato addebitatogli, scegliendo il rito abbreviato ha tra l’altro beneficiato, a fronte dell’immediatezza della decisione presa allo stato degli atti (cioè senza passare per il più lungo processo), dello “sconto” di pena di un terzo previsto dall’ordinamento.

La posizione della giudice e del marito, invece, dovrà attendere l’intero corso processuale per essere definita: il GUP, infatti, ha rinviato entrambi a giudizio. La Scognamiglio ha sempre respinto energicamente ogni addebito, ribadendo la professionalità e l’onestà dello svolgimento delle proprie funzioni magistratuali. Anche il marito si è sempre detto estraneo alle accuse. Saranno dunque nei prossimi mesi che si farà chiarezza, col processo che inizierà il 18 settembre. Non c’è dubbio che soprattutto la posizione della giudice è stata quella che ha destato il maggiore scalpore mediatico.

In questo quadro, De Luca esce comunque impregiudicato: infatti, il PM ha chiesto per il Presidente della Regione l’archiviazione, in quanto non risulta in alcun modo dimostrabile un suo coinvolgimento nel contesto dei fatti a processo. In sostanza, ritengono i magistrati, se combine di qualche tipo ci fu (e la sentenza Mastursi ha cominciato a dire qualcosa in tal senso), allo stato degli atti si può dire che l’inquilino di Palazzo Santa Lucia non ne sapesse effettivamente nulla.

Ludovico Maremonti

 

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Nato a Napoli 29 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo “Sannazaro”, quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Attualmente sono dottorando di ricerca in Storia delle Istituzioni presso l’Università “La Sapienza” di Roma. I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.