LoveLa seconda serie di Love, serie Netflix nata l’anno scorso, si conferma essere uno dei prodotti più complessi e stimolanti del panorama televisivo.

Judd Apatow, showrunner e principale autore della serie “Love“, è riuscito anche stavolta a raccontare in modo perfetto, senza grandi sbavature, il continuo della storie d’amore tra Mickey e Gus. Li avevamo lasciati l’uno vicino all’altra, abbracciati, nel season finale della prima stagione e li ritroviamo esattamente nella stessa posizione. Questa volta però la serie ha uno sviluppo diverso: nelle dodici puntate, rilasciate come sempre tutte insieme, i due protagonisti compiono una parabola ben precisa nella loro relazione.

Un idillio iniziale che sembra difficile da rovinare verrà messo a dura prova da varie situazioni: l’arrivo del padre di Mickey, il lavoro di Gus che provoca una lontananza forzata e così via. I due protagonisti quindi lentamente fanno risalire a galla le loro insicurezze, i loro demoni, che hanno caratterizzato così bene la prima stagione e, anche questa volta, si fanno sopraffare da essi.

Love racconta l’amore; non solo però il sentimento di affetto che lega due persone e il romanticismo, ma anche tutto ciò che ne deriva in termini di paure, inibizioni e incomunicabilità. Gillian Jacobs e Paul Rust (anche autore della serie) danno forma a due personaggi complessi, imperfetti e a volte perfino odiabili. La loro forza risiede nella complicità che hanno ormai creato e nella bellezza della scrittura. Non solo per i dialoghi freschi, innovativi e dissacranti, ma anche per le situazioni stesse nelle quali si ritrovano ad affrontare.

Gli autori non hanno paura di far prendere decisioni sbagliate ai loro personaggi, non temono un allontanamento del pubblico perché hanno imparato a conoscerlo e a comprendere ciò che esso vuole. Love rispecchia perfettamente le dinamiche relazionali e questo la rende una delle serie più affascinanti e sofisticate degli ultimi anni.

Andrea Piretti