Napoli — Al teatro AvaNposto Numero Zero Egidio Carbone continua a spiegare, dinnanzi a una platea che di volta in volta è sempre più folta, la propria teoria sull’Attore Costitutivo.

Durante il convegno Conviuvium ’17 svoltosi ieri, l’artista racconta infatti come è nata questa curiosa figura, frutto di una ricerca ispirata al comportamento deformante che l’acciaio assume in base alle pressioni che su di esso vengono esercitate: l’attore, proprio come l’acciaio, deve adattarsi alle forze che gli vengono imposte, che possono essere, per esempio, la volontà del regista o la scena di cui si dispone. In base a quest’ultimo dato ci viene ampiamente spiegato perché in passati spettacoli, come Coffe Break, si predilige l’improvvisazione: “fondamentale è il modo di esserci  dell’attore sulla scena”.

La teoria esposta — sintesi delle due passioni di Egidio Carbone, il teatro e l’ngegneria — si adatta facilmente alla vita, tant’è che lo stesso artista afferma che “l’Attore Costitutivo è da prendere come modello da chi si ritrova a partire da un anno zero nella propria esistenza, poiché deve fare propria la scena, cioè il mondo circostante”.

Tra i tanti invitati alla serata di ieri, c’era il Maestro Enzo Amato, Presidente dell’Associazione Domenico Scarlatti e uno dei primi ad applicare con Egidio le Teorie Costitutive: “Dal primo momento in cui Egidio Carbone mi parlò dell’Attore costitutivo, intuii nella sua teoria la possibilità di permutare i comportamenti della materia all’arte della recitazione e della regia, e quella di trasferire alle strutture artistiche, in particolare alla musica, le regole del legame costitutivo. Dopo una prima fase di studio, l’opportunità mi è stata offerta dalla realizzazione della colonna sonora di Calìgo. Calìgo è un percorso temporale e metafisico diviso in tre fasi, le stesse che ho utilizzato per comporre la mia musica. In fase costruttiva, ho ipotizzato un accrescimento di forze determinate da una crescente fase elastica che è sfociata nel finale del film di Egidio tutto da scoprire».

La serata all’AvaNposto non è stata solo esposizione di teorie, ma  anche pratica/visione, ecco perché sono stati trasmessi alcuni nuovi lavori, Guado, cortometraggio 30′, una celebrazione dello scorrere solito e normale del tempo, e Calìgo, mediometraggio 45′, inizio di una trilogia, che ha per base sempre lo scorrere del tempo e nella quale risulta essere significativo il dualismo tra tufo ed acciaio, un omaggio ad Einstein e alla sua idea che “il tempo curvi, si dilati e modifichi nello spazio, con effetti sulle nostre vite.”  

Eugenio Fiorentino

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto.
Ho frequentato le scuole presso l’istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all’istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt’ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale.
Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico.
Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l’ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.