Era il 19 Marzo 1994 quando nella chiesa di San Nicola di Bari il corpo di Don Giuseppe Diana venne martoriato da quattro colpi di pistola mentre era intento negli ultimi preparativi prima della celebrazione della messa mattutina. Egli era un giovane parroco di 36 anni che con passione e forza d’animo svolgeva il compito di pastore di anime nella sua città nativa Casal di Principe in provincia di Caserta.

Don Peppe Diana fu assassinato alle 7.20 del mattino nel giorno del suo onomastico dalla criminalità organizzata. Da allora sono passati ventitré lunghi anni e ogni anniversario del giorno della sua morte la città, e non solo, si mobilita per mantenere viva la sua memoria e “risalire sui tetti per riannunciare parole di vita”.

Don Peppe Diana fu testimone coraggioso della realtà che lo circondava. Senza paura e con grande impegno non si tirò mai indietro dal denunciare gli abusi e i soprusi della camorra: le sue armi preferite furono la parola e la scrittura.

Durante le sue omelie furono tanti gli appelli rivolti alla popolazione. Il messaggio più forte è lo scritto “Per amore del mio popolo“, diffuso nel Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona di Aversa. Un coraggioso testo nel quale si mette nero su bianco una realtà fin troppo risaputa, ma troppo spesso ignorata.

Il parroco parla di camorra come una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana in cui si ascrivono precise responsabilità politiche per il dilagarsi della criminalità organizzata che rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale e che risulta sempre più in auge per il dilagarsi tra la popolazione di una grande sfiducia nei confronti dello Stato reale.’

Don Peppe fece anche un preciso appello a tutti i preti e confratelli: “Tra qualche anno non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia << Siamo rimasti lontani dalla pace, abbiamo dimenticato il benessere. >> La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso, dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare sono come assenzio e veleno”.

Don Diana nel suo scritto tiene, inoltre, presente la necessità di “nuovi modelli di comportamento, di testimonianze e di esempi per la comunità.” Egli con il suo operato, con la sua fermezza e temerarietà è da ventitré anni un modello di comportamento, un esempio e una testimonianza per tutta la comunità italiana.

Il ricordo di Don Peppe Diana avviene a pochi giorni dalla manifestazione organizzata da Libera il 21 Marzo a Ponticelli (NA) per la  Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Alessandra Vardaro

 

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Alessandra, 21 anni. Studia lettere moderne alla Federico II di Napoli. Allergica da sempre alle ingiustizie sociali, ritiene che uno dei modi migliori per iniziare a combatterle sia armarsi di penna, informando. Anche se il mondo non sempre lo permette, le piace avere fiducia nel futuro e nel prossimo ed è da questa fiducia che nasce la sua convinzione che in ogni dove, una piccola azione significativa, che sia lo scrivere o il manifestare, può cambiare di fatto lo stato attuale di iniquità. Ha iniziato collaborando prima con un piccolo giornale della sua città ma successivamente ha iniziato a lavorare per Libero Pensiero, avvicinandosi ancora di più al mondo giornalistico con particolare interesse per gli avvenimenti che si susseguono nel territorio di Napoli.

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