Non molto distante dall’Europa e non così diverso dal più celebre muro di Trump, un altro muro della vergogna è in fase di costruzione. Si tratta del muro voluto da Erdoğan e costruito lungo il confine della Turchia con la Siria che colpisce e divide i curdi dei due paesi.

Il progetto, chiamato “muro della vergogna” dai curdi e fortemente voluto da Erdoğan, è stato avviato nel 2014 e velocizzato nel 2015, a seguito dell’attentato di Suruç. Ad occuparsi della sua edificazione l’agenzia per l’edilizia pubblica “Toki”, già impegnata in progetti del settore edilizio a sud della Turchia. Il muro dovrebbe essere completato nell’aprile 2017.

L’intenzione era quella di costruire un muro che dividesse la Turchia dalla Siria per i 911 chilometri di confine che separano i due paesi per rendere più sicura la penisola anatolica ed evitare il passaggio di attentatori al confine, ma anche di contrabbandieri e ribelli siriani. «Il muro va spiegato in relazione alla sicurezza: serve a tenere fuori i miliziani curdi e quelli dell’ISIS che stanno insanguinando il paese con i loro attentati», aveva spiegato all’epoca dell’annuncio del muro Omar Kadkoy, il ricercatore siriano del TEPAV di Ankara.

Dall’altra parte c’è invece chi, a distanza di due anni, ancora protesta per la costruzione di questo muro che ha causato concreti danni materiali e ha cambiato radicalmente la vita degli abitanti dei villaggi al confine.

Parte della popolazione della Siria, inizialmente favorevole a ricevere la protezione della Turchia, protesta sullo sconfinamento di questo muro nei territori siriani: «Siamo scappati dal regime e siamo fuggiti qui per avere protezione, ma ora la Turchia sta rubando le nostre terre», afferma una donna in un video postato dalla reporter Jenan Moussa su Twitter. O ancora c’è chi dice: «Noi sappiamo dov’è la Siria, perché la stai facendo diventare Turchia?».

Anche questo muro, come tutte le barriere, crea divisioni, annulla le speranze, distrugge la quotidianità e la vita delle persone che lo subiscono senza potervisi opporre.

Ma a protestare sono anche i curdi. In effetti, il muro che Erdoğan sta costruendo, non solo corre lungo – e invade – il confine con la Siria, ma è posto proprio vicino quei territori siriani dove la presenza curda è più forte. La reale motivazione alla base del muro della vergogna allora è politica: dividere i curdi, spezzare le comunità e le reti che si sono create, controllarli a vista d’occhio per impedire che il successo di Kobane contagi il Kurdistan turco.

Ad esempio, il muro divide nettamente le città di Nusaybin – in Turchia – e di Qamishli – in Siria – creando notevoli disagi per una comunità curda molto forte, abituata a vivere unita nonostante l’appartenenza due diversi Stati e che ha fortemente protestato per il muro. Le comunità curde, infatti, hanno sempre mantenuto una forte autonomia rispetto agli  apparati statali di provenienza.

Quello che lo Stato turco sta portando avanti è un progetto che ancora una volta parla di muri invece che di ponti, di divisione invece che di unione, di violenza invece che di umanità. E che si sta realizzando sotto gli occhi di tutti, ma sulla pelle dei curdi e dei siriani.

Elisabetta Elia

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