Chuck Berry è morto, a novantanni, il 18 marzo 2017. Il suo nome è indelebilmente associato al rock and roll, tanto da diventarne quasi un sinonimo: “Se si dovesse dare un altro nome al rock and roll, lo si potrebbe chiamare Chuck Berry” disse John Lennon.

Nella pittura, nella musica e nella letteratura, a volte le influenze sono così pesanti che si preferisce nasconderle o addirittura ripudiarle. Il caso di Chuck Berry non appartiene a questa tendenza. I più grandi artisti rock non hanno esitato a tributare all’autore di “Johnny B. Goode” gli onori dovuti e a dichiarare la propria fascinazione nei confronti di questa figura leggendaria.  La frase di John Lennon è solo una delle più famose dichiarazioni d’amore nei confronti dell’inventore della “duck walk”. Ted Nugent disse: “Se non conosci tutti i lick di Chuck Berry, non sei un chitarrista rock.” Keith Richards, uno dei grandi sopravvissuti del rock, confessò: “C’è stato un momento nella mia vita nel quale l’unica cosa che volevo era imparare a suonare come Chuck Berry”.

Tra le canzoni che colpirono Richards e Lennon, probabilmente si devono contare i grandi successi del Chuck Berry degli anni cinquanta: Maybellene (1955), Roll Over Beethoven (1956) e Johnny B. Goode (1958).  Eppure le canzoni di Berry riuscirono a superare gli anni cinquanta, pur mantenendo il suono tipico del rock and roll di quegli anni.

Chiunque, infatti, abbia guardato “Pulp Fiction” (1994), ha anche ascoltato Chuck Berry, magari non rendendosene conto. La scena in cui John Travolta e Uma Thurman partecipano alla gara di ballo vede proprio “You never can tell”, uno dei classici del musicista di St. Louis. Così le canzoni di Chuck Berry sono approdate agli anni Novanta, ma già negli anni Ottanta la sua “Johnny B. Goode” era stata la “colonna sonora” di uno dei momenti chiave di “Ritorno al Futuro”, la famosa trilogia di Robert Zemeckis con Michael J. Fox e Cristopher Lloyd. In quella situazione, Michael J. Fox suonava proprio il classico di Berry al gruppo  Marvin Berry and The Starlighters e il romanzesco fratello Marvin telefonava a Chuck dicendogli di aver trovato il “suono” che stava cercando.

Nel 2013, la passione per questo musicista era ancora forte e condivisa dal pubblico di Bruce Springsteen, che chiese a “The Boss” proprio una cover di “You never can tell”. Quanti di questi fan avessero conosciuto la canzone direttamente o dal film di Tarantino è poco importante: la musica di Chuck Berry era prepotentemente arrivata al nuovo millennio.

Infine, per i fan che non l’hanno conosciuta né dai film né dalle cover di colleghi illustri, il lascito più concreto di questo artista è certamente un ultimo disco. In questo caso, abbiamo a che fare con un disco vero e non con goffi tentativi di lucrare sull’immagine di un musicista scomparso mettendo in commercio bootleg e demo incompiute. Secondo quanto riporta questo articolo del Guardian, infatti, l’ultimo album di Chuck Berry, intitolato semplicemente “Chuck” dovrebbe uscire quest’anno, dopo essere stato annunciato ad ottobre 2016. L’album vedrà la partecipazione dei figli di Chuck Berry, Charles Jr. e Ingrid ed è dedicato alla moglie del musicista, Themetta. Lo stesso Berry avrebbe dichiarato: “Questo disco è dedicato alla mia amata Toddy. Sto diventando vecchio! Ho lavorato su questo disco per tanto tempo. Ora posso appendere le scarpe al chiodo!”

Luca Ventura

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