Scafati, la città maltrattata dall’incuria delle amministrazioni e dai fatti di camorra legati al consiglio comunale, non ha da offrire soltanto il fiume più inquinato d’Europa (il Sarno), ma anche un patrimonio culturale non indifferente.

Infatti, in via Pasquale Vitiello, è sito l’ex Real Polverificio Borbonico. Costruito a metà dell’Ottocento da re Ferdinando II Borbone, doveva essere simbolo di una riappropriazione dell’identità culturale. Il sito ha una notevole espansione e rimane uno dei luoghi simbolo del territorio scafatese.

Nel 2010 il polverificio, dopo anni di incuria, viene restituito alla cittadinanza e preso in gestione dall’associazione “Scafati Solidale“, che doveva renderlo un centro di arte e cultura grazie ad una calendarizzazione di eventi e simili che valorizzassero il complesso.

Questo era il progetto che il comune di Scafati all’epoca aveva presentato in collaborazione con  il Demanio, il MIbact e la Soprintendenza dei beni artistici e culturali di Salerno e Avellino. Per i primi anni effettivamente il Real Polverificio è stato anche un luogo per presentazioni di collezione di arte, anche di artisti stranieri, ma pochi degli eventi realizzati hanno avuto un effettivo legame con la vocazione originale che si era attribuita al complesso borbonico.

Non è stata però mai effettivamente costituita una commissione scientifica  e culturale che coadiuvasse l’amministrazione nella progettazione programmata di interventi culturali validi e di ampio respiro. La situazione negli ultimi anni è precipitata vertiginosamente e il polverificio, lasciato nell’indifferenza di tutti, è rimasto un luogo abbandonato e preda di furti e atti vandalici. Anche l’area adiacente, dove una volta sorgeva un istituto sperimentale dei tabacchi convertito poi in CRACAT (che ha chiuso definitivamente nel 2014), è rimasta oggetto di saccheggi vari. Invece il Campo sperimentale adiacente al complesso, vero polmone verde per la zona di Scafati e Pompei, preoccupa per le sue condizioni di abbandono.

Ecco che dopo l’incendio di pochi giorni fa, il quale ha ulteriormente peggiorato la situazione, le associazioni giovanili scafatesi hanno lanciato una petizione popolare per sollecitare il comune a dare risposte effettive sul destino di un patrimonio culturale che le stesse passate amministrazioni si erano riproposte di salvaguardare.

Da questa petizione, nasce “ViviAmo Polverificio“, un comitato popolare che ha lanciato un assemblea pubblica il primo Aprile alle ore 17.30 nel polverificio borbonico, per cominciare da subito a dare importanza alle radici degli scafatesi. La raccolta firme è cominciata nella mattinata in Piazza Vittorio Veneto e continuerà probabilmente nella giornata stessa dell’assemblea.

polverificio

La petizione recita parole di indignazione, rabbia e voglia di riscatto culturale: “Chiediamo all’amministrazione di intervenire per la messa in sicurezza immediata dell’intera struttura affinché non si ripetano episodi di saccheggio, sciacallaggio e devastazione. Questo, nell’attesa che venga ripristinato il senso vero della missione di origine del Polverificio: essere cioè il centro nevralgico della vita culturale cittadina, portando a compimento il progetto della realizzazione di un “Centro per la cultura e le arti”. E’ per questa ragione che abbiamo deciso di farci testimoni della memoria storica della città a partire dalla difesa e dalla tutela di quel luogo. Vogliamo che chi di competenza renda espliciti a tutta la comunità lo stato dell’arte nel quale versa il bene e le prospettive di questo pezzo di patrimonio e che, con noi, ne progetti il futuro, evitando che le decisioni vengano prese a tavolino dai soliti noti. Bisogna mettere in campo un processo di partecipazione popolare che raccolga le idee, le proposte, le iniziative che possano restituire dignità all’intero complesso. Vogliamo partecipare, ma vogliamo anche che tutti i cittadini possano riscoprire le bellezze nascoste del nostro territorio.”

Insomma, i cittadini Scafatesi hanno cominciato una battaglia che si preannuncia complessa ed impegnativa. E’ ovvio però che in un paese vessato dai disastri ambientali e dalle infiltrazioni camorristiche nella gestione degli enti, riscoprire la propria identità culturale e recuperare le proprie radici è fondamentale.

Manuel Masucci