Il 30 gennaio 2017 veniva ufficializzata la sinergia tra il Museo Egizio di Torino e Catania. L’idea è quella di “radicare ancora di più il museo nel territorio nazionale” spiega Christian Greco, direttore del museo.

Questa notizia, però, ha fatto infuriare alcuni torinesi. Questi, guidati dal Comitato Museo Egizio patrimonio inalienabile, che non ha alcun collegamento col museo, hanno protestato soprattutto attraverso il web: la petizione su Change.org è stata firmata da oltre 3.000 persone. Ma quale sarebbe la motivazione? “Si sta cercando di allestire un museo permanente in una città dissestata, non in grado di fornire sufficienti garanzie, che però da questa operazione ha già incassato 2,6 milioni di euro nell’ambito del “Patto per Catania”. Di certo i comuni di Leiden, Karlsruhe e San Pietroburgo, dove sono in corso mostre itineranti con materiale del Museo Egizio, possono offrire garanzie superiori. In ogni caso non ci risulta sia stato loro concesso un prestito trentennale: una cosa mai vista prima”, spiegano.

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Museo Egizio di Torino

Abbiamo provato a contattare il Comitato Museo Egizio patrimonio inalienabile che, per ragioni a noi sconosciute, ha deciso di non rispondere alla nostra e-mail nel momento in cui abbiamo richiesto un’intervista. Nel frattempo, la nostra curiosità ci ha spinti a fare alcune domande a Mohamed Kenawi, docente di Egittologia all’Università di Catania, il quale con molta disponibilità ci ha spiegato le conseguenze di questa sinergia.

Il Museo Egizio di Torino è secondo solo a quello del Cairo. Pensa che il trasferimento di alcuni reperti a Catania possa essere un’ulteriore occasione per la città di splendere sotto il punto di vista culturale?
 
“La presenza di una filiale del Museo di Torino nella città di Catania o in altre città d’Italia permette di esporre al pubblico un numero maggiore di reperti archeologici legati al mondo egizio, dando sicuramente alla città che li ospita maggiore lustro e un nuovo valore culturale capace di attrarre l’interesse di visitatori di ogni parte del mondo. Tale operazione museale potrebbe rappresentare per la città di Catania un’occasione irripetibile per riformulare la propria offerta museale e restituire al locale Museo Archeologico un nuovo ruolo identitario. Dedicare una sezione specifica del museo alla collezione egiziana – novità assoluta per il territorio siciliano – inserirebbe la città etnea in un vivace network culturale, dandole la possibilità di interagire con l’altrettanto prezioso patrimonio del Polo museale siracusano e di aprire un dialogo con le altre collezioni nazionali e internazionali legate al mondo egizio”.
 
Che occasioni darà a chi lavora nel campo dell’archeologia?
 
“Le occasioni lavorative che un museo archeologico può offrire sono molteplici, vanno dai settori più tradizionali legati alla ricerca, alla cura e alla gestione delle collezioni, a quelli più recenti, come accoglienza, servizi educativi e marketing. I profili lavorativi richiesti saranno manuali e specifici, come conservatore, restauratore, catalogatore e così via. Per quanto riguarda l’ambito dei servizi e rapporti con il pubblico, le attività richieste sono quelle di responsabile della biblioteca, dei servizi didattici, dell’accoglienza, della custodia, ecc. Un altro settore lavorativo riguarderà  l’amministrazione, finanze, gestione e relazioni pubbliche. Ed infine saranno necessarie professionalità legate alla gestione delle strutture, allestimenti e sicurezza dell’edificio museale. Può essere quindi di sicuro una grande opportunità di crescita formativa e lavorativa per i nuovi giovani laureati in Egittologia dell’Università di Catania. L’interesse accademico per l’Egittologia ha una lunga tradizione di studi qui a Catania e nasce con la cattedra del Prof. Gunther Holbl e prosegue con il mio insegnamento, a partire dal 2012, di Egittologia e Civiltà Copta. Mettere a disposizione le risorse accademiche locali per questo nuovo progetto di valorizzazione museale sarebbe la strategia più auspicabile di crescita culturale ed economica della città di Catania e del suo territorio”.

Di recente, su Change.org, una petizione del “Comitato Museo Egizio patrimonio inalienabile” chiedeva ai torinesi di opporsi a tale trasferimento: “la città di Catania è un ente in bancarotta, non in grado di gestire nemmeno l’attività ordinaria. Come si fa a pensare di affidargli parte del Museo Egizio?”. Lei crede che questo, al contrario, possa risollevare le condizioni in cui versa il patrimonio storico-culturale del Mezzogiorno?
“Prima di tutto è importante sottolineare quanto diversi siano i compiti di chi gestisce l’amministrazione di una città da quelli che si ritroverebbe ad affrontare un direttore di un museo. È proprio al successo della nuova direzione del Museo Egizio di Torino, da parte di Christian Greco, che la città di Catania dovrebbe guardare e ripartire per la costruzione di un progetto di valorizzazione del proprio patrimonio culturale.  Io credo, che solo affidando a giovani professionisti del campo dei beni culturali, che posseggano un background internazionale, che siano consapevoli della necessità di una sinergia tra un serio progetto scientifico e allestitivo di un museo e gli enti ed istituzioni pubbliche e private, che si possa costruire una vincente strategia di riqualificazione del patrimonio storico-culturale del Mezzogiorno. Un’operazione di tale portata  andrebbe però non solo affidata ad una figura di spicco in campo internazionale capace di dialogare e interagire con la realtà locale, data la situazione incredibilmente complicata, e allo stesso tempo col contesto nazionale ed internazionale; ma sarebbe anche auspicabile la creazione di un comitato scientifico internazionale che possa fungere da garante per una virtuosa gestione del nuovo progetto museale, proprio sul modello del nuovo Museo egizio del Cairo”.
La sinergia tra Torino e Catania offrirà numerose occasioni in un campo – quello dell’archeologia – che in Italia fa sempre più fatica a farsi strada nonostante il nostro patrimonio culturale.
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Ilaria Cozzolino
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Ilaria Cozzolino nasce a Napoli il 24 novembre 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, continua il suo percorso di studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli al corso di Fotografia-Cinema-Televisione. Dall'età di 21 anni espone come artista presso la galleria di arte contemporanea "A01" di Napoli. Da marzo 2015 collabora come caporedattrice per Libero Pensiero News.