Dal 22 marzo al 2 aprile il teatro Mercadante (NA) porterà in scena “Le Troiane“, uno spettacolo tratto dalla tragedia greca di Euripide.

É interessante il risultato ottenuto dal connubio di differenti compagnie teatrali, esperienza del tutto nuova che ha segnato un lavoro di squadra tra attori famosi come Angela Pagano (alias Ecuma) e gli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli.
La mancanza di una formazione unica ha permesso un alto livello di sperimentazione e rende creativa l’intera esperienza attoriale. Abbiamo quindi una squadra russa che mette insieme uno spettacolo di ispirazione greca, con attori italiani.
Questo lavoro sperimentale porta con sé un’altra singolarità: la tragedia antica, sviscerata delle sue tematiche, è stata scaraventata nell’epoca moderna, fatta di militari, neri abiti attillati, essenziali costruzioni in ferro. I costumi e la scenografia di Nikolay Roshchin e Andrei Kalinin sono però gli unici elementi anacronistici in quanto Euripide parlava di guerra, di uomini che saccheggiano e distruggono templi, città, santuari di morti, uomini che camminano lasciando dietro di sé una lingua di deserto, per poi imbattersi nel proprio destino, non sempre propizio. Non c’è alcuna differenza con il presente, se non che oggi il cinismo ha preso il posto degli antichi valori e l’egoismo si fa scudo, cozzando con quello che era il dolce amor di patria.

Lo spettacolo sembra dividersi in due blocchi.

Nel primo traspare la goliardia della vittoria achea: una tavolata che accoglie i soldati greci e le donne troiane, risa isteriche dettate dall’ebrezza del vino. In alto un proiettore che scruta gli sguardi degli attori, li ingrandisce in scala, li propone al pubblico.

Ma poi la tragica notizia: ogni troiana è stata assegnata ad uomo del popolo rivale.
La disperazione le assale, le reazioni atroci muovono i passi verso la seconda parte dell’opera in cui il grande schermo scompare, la ricezione patetica diventa protagonista e non c’è più nulla da mostrare perché il dolore non è un vanto.

Così Cassandra (Autilia Ranieri) urla dal palco la sua rabbia e la sua sete di vendetta, confessa come una furia il suo desiderio: quello di uccidere Agamennone a cui è stata promessa come concubina. “Queste nozze segneranno la mia rovina” canta, accompagnata dalle compagne con gli sguardi vuoti, specchio dei suoi tumulti interiori.

Tema pregnante è quello della morte e della perdita, di cui, personificazione sono i personaggi di Polissea ed Ecuba (Angela Pagano) e Andromaca (Giovanna Di Rauso) e il suo figlioletto Astianatte.
La straziante reazione di due madri che hanno perso tutto riempie il teatro. Un dolore senza tempo, una condizione così forte da non avere neanche una definizione, un topos eterno, riproposto con la medesima intensità fino ad oggi.
Polissea, figlia di Ecuba è stata assegnata alla tomba di Achille e quindi è stata tragicamente uccisa. Questo episodio ha dato il “la” al discorso di Andromaca, afflitta dalla stessa pena, per ragionar sulla vita: chi muore è come se non fosse mai nato; chi continua a vivere, porta sulle sue spalle il peso di un mondo che non accetta e di cui deve scontare tutte le pene.
Che colpa ha mai potuto avere il povero Astianatte? Un bambino nato nel momento sbagliato e da un’unione sbagliata, un bambino ucciso per il valore ed il coraggio che ha saputo dimostrare sua padre.

Il dolore converge unanimemente verso Elena, capo espiatorio, colei che è stata pedina degli dei, ma non ha saputo gestire la situazione a suo vantaggio. La scena si costruisce così su un’immagine che ricorda un processo giudiziario contro il peccato della lussuria e della bellezza, in attesa del tragico finale.

Alessia Sicuro

 

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.