Con 138 sì, 71 no e 21 astenuti il Senato approva il Ddl povertà che era già passato al vaglio dalla Camera.

È una misura volta a contrastare le numerose situazioni di povertà assoluta: le famiglie che vivono questo terribile disagio sono 1 milione e 582 mila, le persone coinvolte sono circa 4 milioni e mezzo, il numero più alto dal 2005.

Il Ddl povertà presenta un unico articolo ed è collegato alla manovra finanziaria.

Esso prevede che il Governo promulghi più decreti legislativi entro sei mesi, al fine di introdurre il REI, un reddito di inclusione per contrastare la povertà assoluta, riordinare le prestazioni di natura assistenziale, rafforzare e coordinare gli interventi dei servizi sociali.

Secondo il ministro del Lavoro Poletti:

«rappresenta il pilastro fondamentale del Piano nazionale per la lotta alla povertà e colma un vuoto annoso nel sistema italiano di protezione degli individui a basso reddito, che ci vedeva come l’unico Paese, insieme alla Grecia, privo di una misura strutturale di contrasto alla povertà. Il REI è il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, fondandosi sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sul vincolo di affiancare al sussidio economico misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi».

Nello specifico, i nuclei familiari che potranno accedere al REI dovranno rispondere a determinati requisiti, simili a quelli previsti per ottenere la carta SIA (che prevede l’erogazione di un beneficio economico alle famiglie in condizioni economiche disagiate). Tra essi potrebbero figurare la presenza di figli minori, di disabili o di disoccupati in famiglia, un ISEE non superiore ai 3.000 euro, nuclei familiari monogenitoriali.

Secondo il Governo, il Ddl povertà attraverso il REI prevedrà sia misure contro il disagio economico, con un bonus di 400 euro (variabile in base al numero di componenti del nucleo familiare), che incentivi all’inclusione attiva. Infatti dovrebbe esserci un contributo economico per chi partecipa a un progetto socio-lavorativo. Sui contributi alle famiglie Poletti afferma:

«Sulla base delle risorse disponibili, ipotizziamo circa 400 mila nuclei familiari con minori a carico, pari a un milione e 770 mila individui. Attualmente il Sia è pari a 400 euro al mese, che saranno elevati a circa 480 euro estendendo i requisiti di accesso. Stiamo ragionando su queste basi anche se spetterà al decreto attuativo definire la soglia di povertà che darà diritto al sostegno».

Inoltre il Ministro spiega che la misura non riguarderà solo gli italiani ma anche i cosiddetti “lungo soggiornanti”, cioè coloro presenti regolarmente nel nostro territorio da almeno cinque anni.

Il REI si differenzia dal reddito di cittadinanza, poiché i nuclei familiari per poterlo ricevere dovranno seguire dei percorsi obbligatori: i genitori dei ragazzi in età evolutiva dovranno mandarli a scuola, facendo in modo che il loro andamento sia adeguato, e dovranno tutelare la loro salute; inoltre gli inoccupati dovranno cercare un lavoro, al fine di velocizzare il loro reinserimento sociale.

Sempre secondo Poletti è prevista anche l’assunzione a tempo determinato di circa 600 persone nei Centri per l’impiego per svolgere il ruolo di tutor nei percorsi di inclusione.

Non tutti i gruppi parlamentari sono entusiasti di questa nuova legge.

In particolare i Cinque Stelle, tramite un comunicato pubblicato sul sito del Movimento, esprimono le loro perplessità.
La prima critica è rivolta all’incertezza che il decreto lascia sul numero dei beneficiari e sull’importo esatto che a essi dovrà essere corrisposto. Inoltre, per i pentastellati, l’unico dato di fatto è che si tratta di un provvedimento insufficiente, in quanto muoverebbe circa un miliardo di euro ma ne servirebbero quindici per sconfiggere la piaga della povertà. Fondi che, sempre secondo loro, il Governo avrebbe a disposizione ma a cui non vuole attingere perché sceglie, politicamente, di destinarli ad altro. Infine la misura, escludendo giovani e pensionati, viene ritenuta incompleta.

Il Ddl povertà sembra essere una manovra nettamente in contrasto con le misure previste dal Jobs Act (tra le quali ricordiamo l’abrogazione dell’articolo 18 e le tutele crescenti).

Considerando il modus operandi di questa maggioranza, è lecito che sorgano dubbi dinanzi a tale apparente contrasto. Inoltre, la misura prevede che  il Governo promulghi entro sei mesi dei provvedimenti attuativi, consentendo ai diretti interessati di beneficiare dei sussidi.

Tuttavia, a breve incomincerà la campagna elettorale per le prossime amministrative e probabilmente inizierà anche quella per l’unico quesito referendario ancora in gioco dei tre proposti dalla CGIL: è credibile che tutte le attenzioni del mondo politico e mediatico saranno concentrate su questi temi. Vi sarà poi l’avvento dell’estate, stagione i cui precedenti più recenti informano sulla poca attività del Parlamento, che infatti nel 2016 fu inattivo per circa quaranta giorni.

Le circostanze ipotizzate vedrebbero passare velocemente i sei mesi indicati dal decreto, giungendo a metà settembre senza aver stilato i provvedimenti necessari all’attuazione della manovra, ciò nonostante il Ddl povertà rappresenti un’ancora di salvataggio per le famiglie in difficoltà.

Alessandro Fragola