Fa tappa anche a Napoli, il tour in-store di presentazione del nuovo album Amore, lavoro e altri miti da sfatare della band bolognese Lo Stato Sociale. Ecco un reportage dell’evento.

Un lavoro non molto diverso dai precedenti, Lo Stato Sociale utilizza sempre la stessa formula in un continuo ping-pong tra testi politici, testi d’amore o una crasi dei due. E, che piaccia o meno, funziona.

Lo Stato Sociale ha costruito il suo seguito di fedelissimi che dal 2012, complice sicuramente il boom del primo vero disco Turisti della democrazia, seguono con costanza la band nei live e attraverso i social. Eppure a sentirli qualche tempo fa, si dicevano ancora incerti di fronte ad un loro futuro nella musica.

Amore, lavoro e altri miti da sfatare ha l’aria del disco della maturità musicale e lo confermano le stesse parole di Lodo Guenzi: “[…] Ci siamo accorti che dovremo fare questo mestiere per un bel po’ di tempo”.

Copertina del nuovo disco de Lo Stato Sociale, realizzata dal fotografo Giuseppe Palmisano
Copertina del nuovo disco de Lo Stato Sociale, ad opera del fotografo Giuseppe Palmisano

L’in-store presso la Feltrinelli di Napoli a Piazza de’ Martiri, più che un evento è stato un incontro tra vecchi amici, senza moderatori (per scelta della band), solo i regaz e il loro pubblico.

Tra qualche richiesta di suonare i vecchi pezzi rispedita al mittente con la solita ironia che li contraddistingue, i pionieri di Garricha Dischi hanno risposto a tutte le curiosità dei partecipanti.

A seguire alcune domande rivolte alla band.

C’è molta politica nei vostri testi, i riferimenti politici somo pensati assieme e quindi frutto di confronto, oppure no?

“Prima di essere di essere una band che condivide lo stesso palco” – dice Alberto Guidetti – “siamo cinque amici che hanno un alto livello di discussione più o meno su tutto che va dalle birrette alla politica ad entrambe le cose. È chiaro che poi siamo anche individui pensanti in maniera individuale con la propria calibrazione sulla realtà e sull’analisi di questa. Èinevitabile che se mi espongo di più io, non sarà mai il preciso pensiero di Checco all’interno di un testo se quella parte rimane, però molto spesso scrivendo insieme in qualche maniera si smussa e si magnifica allo stesso tempo il pensiero e si riesce ad arrivare ad un pensiero collettivo. Per quanto riguarda la nostra vita privata, ognuno agisce politicamente come meglio crede: non siamo tutti attivisti, questo è necessario dirlo perché è giusto sia così. Ma è anche vero che la politica non è una cosa assestante della vita, quando si va a comprare il pane si fa un gesto politico se si decide di pagarlo cinque euro invece di venticinque. Così come quando si decide di scendere in piazza quando danno la Mostra D’Oltremare a Salvini. Ci sono delle scelte che sono evidentemente politiche e questo fa di noi, come di voi, esseri politici”.

C’è spazio anche per qualche domanda provocatoria. Come quella di un giovane fan che chiede in maniera diretta:

Perché vi siete venduti accettando il canale Vevo su Youtube?

A rispondere è Lodo Guenzi, con testuali parole:

“Se c’è una cosa di troppo e per la quale volevamo chidere scusa è proprio questa: volevamo fare qui pubblica ammenda per l’apertura del canale Vevo. E’ una cosa assolutamente inaccettabile, però capiteci..era una serata così. All’insegna dell’alcolismo, della perdizione, della droga. Eravamo con cinque o sei rapper, sono quelle sere lì. Bamba, prostitute, canali Vevo che si aprono. E poi ci siamo svegliati il giorno dopo nudi sulla spiaggia di Santa Monica con un videoclip su Vevo. Purtroppo da certe cose sappiamo che non si torna indietro, dopo il concerto al Forum di Assago, andremo per un mese in Belgio in una comunità di recupero per apritori di canali Vevo”.

Poi arriva la risposta seria:

“L’Universal che ha in licenza il disco non ha l’accordo con Youtube e di conseguenza per pubblicare i pezzi su Youtube deve metterli sul portare Vevo.
Ma era più interessante l’altra versione”.

Il nuovo album de Lo Stato Sociale non è sicuramente il loro disco migliore, ma è un momento di transizione necessario per la loro carriera. È un disco che si ferma a riflettere, e ogni tanto serve anche questo. che torna alle attitudini ordinarie che caratterizzano le vite di tutti, o i sogni di tutti.

E prova a darne una nuance diversa da quella convenzionale.

Un esercizio utile che ha lo scopo di ricordarci che siamo noi il nostro tempo migliore.

Giuseppe Luisi