Oggi, 24 marzo, a Napoli, si terrà il convegno internazionale Nelfa dal titolo: “Famiglie arcobaleno in Europa – Stesso amore, diverse tutele. Risultati ottenuti e sfide da affrontare“, dalle 14.30 alle ore 19.30, nella Sala Giunta del Palazzo San Giacomo.

Abbiamo intervistato i due organizzatori dell’evento: Giuseppina La Delfa e Fabio Corbisiero.

Giuseppina La Delfa è la fondatrice, nonchè ex Presidente, di “Famiglie Arcobaleno Associazione Genitori Omosessuali” dal 2005 al 2015. Inoltre è un membro di NELFA (Network of European LGBTIQ* Families Associations), l’associazione che ha deciso di incontrarsi per la propria assemblea annuale proprio a Napoli, domani.

Giuseppina, come mai avete scelto Napoli come luogo di incontro per discutere della situazione Europea delle cosiddette Famiglie Arcobaleno?

“Certamente perché Napoli è vicina al paese dove abito io! (Esordisce, ridendo ndr). A parte questo, dovevamo decidere dove riunirci per l’assemblea con la rete delle famiglie arcobaleno Europea, Nelfa appunto, e credevamo Napoli fosse la città più adeguata, innanzitutto perché l’Italia occupa una posizione di ponte, tra le Nazioni che godono di tutti i diritti e quelle che invece non ne hanno proprio. Poi perché Napoli ha un’amministrazione comunale che lavora attivamente e si batte per il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali”.

Quindi crede che Napoli stia andando per il verso giusto per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti di queste famiglie? E l’Italia in generale? La vede sullo stesso piano di Napoli?

“Napoli è sicuramente più avanti! Posso affermare che l’amministrazione comunale fa quel che può con quel che ha, anzi fa più di quel che può! Come per il caso di Ruben, che grazie al comune di Napoli, fu iscritto nel registro dell’Anagrafe, nonostante il Governo Italiano non lo accettasse, perché figlio di due mamme. L’amministrazione comunale accoglie le proposte e ripeto fa tutto quel che può e non può con quel che ha. Lo Stato ora deve dare risposte con la formulazione di leggi che legittimino le nostre famiglie, altrimenti Napoli non può continuare il suo lavoro”.

Quali sono i vostri prossimi obbiettivi?

“Sicuramente a livello nazionale combattere per avere una legge per il riconoscimento dei nostri figli, la doppia affidazione e tutto ciò che ci porta verso questa prospettiva di accettazione”.

Credete che verranno riconosciuti i diritti per le famiglie omogenitoriali in Italia? Entro quanto tempo?  La strada è ancora lunga?

“Penso che prima o poi raggiungeremo questo traguardo, abbiamo sentenza positive da parte dei Tribunali. Però, se non c’è una legge del Parlamento sarà difficile. Spero che sia un processo rapido, ma ci vorrebbe un nuovo Parlamento, nuove elezioni…insomma, purtroppo non sarà domani il giorno”.

Ha sentito degli ultimi episodi di omofobia a Quarto e Scampia (località vicino Napoli)? Cosa ne pensate? Credete che ci siano differenze tra il nord e il sud d’Italia per quanto riguarda l’accettazione delle diversità?

Io direi di ricordare che ci sono anche tanti episodi di ragazzi che si ribellano all’omofobia, che organizzano eventi, anche nelle scuole. Certamente ci sarà sempre qualche testa calda che farà danni, ma diciamoci la verità, se non ci fossero gli omosessuali se la prenderebbe con chiunque altro. La società tra l’altro ha fatto tanti passi avanti nell’accettazione degli omosessuali, ma non credo ci siano sostanziali differenze tra Nord e Sud, semplicemente hanno modi diversi, ma camminano di pari passo verso la stessa direzione. Ad esempio il sud potremmo dire che agisce più d’istinto, hanno un atteggiamento più umano, diretto, c’è amore per i figli, c’è appunto più umanità. Il nord, invece, è più legato all’organizzazione, si appoggia a delle ideologie”.

L’ultima domanda riguarda la sua esperienza personale. Lei si è sposata in Francia, ma vive qui con sua moglie e i vostri figli. Ha mai avuto problemi di accettazione da parte della società, anche per quanto riguarda le Istituzioni, come la scuola?

“Sinceramente no, non ho avuto nessun problema, noi viviamo tranquillamente la nostra vita, anche perché abbiamo scelto la via della trasparenza e veniamo accettati, anche nel piccolo paese in cui viviamo”.

Fabio Corbisiero, l’altro organizzatore di questo appuntamento, invece, è un docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Si occupa di sociologia urbana con particolare riferimento alla popolazione LGBT, agli immigrati e alle persone con disabilità.

Da dove è nata l’idea di organizzare questo appuntamento? Quali saranno gli argomenti discussi?

“L’idea era in serbo da molti anni ma il processo si è accelerato dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili. Gli argomenti saranno molteplici ma tutti con un filo conduttore: il diritto di cittadinanza per tutte le famiglie omogenitoriali. Il nodo centrale da discutere è la “portabilità” dei diritti delle famiglie formate da partner dello stesso sesso da uno stato all’altro del mondo – continua – Abbiamo scelto Napoli perché è una delle capitali mondiali dei diritti. Una “città rifugio” come ha dichiarato il Sindaco De Magistris. Madre di tutti i figli discriminati per non essere conformi ad una società ancora mainstream e fondata sui valori dell’eterosessismo. Come ho scritto altrove (ndr saggi e volumi sul tema delle “Città arcobaleno”) Napoli è in testa, tra le città arcobaleno, sull’inclusione dei cittadini omosessuali. Napoli ha fatto da traino insieme a poche altre città italiane, come Bologna o Roma, verso l’approvazione della legge sulle unioni civili. Approvando il registro delle convivenze civili prima e mettendo in campo una serie di iniziative sociali e culturali che sostenessero l’integrazione della comunità LGBT. L’Italia politica è ancora profondamente indietro, culturalmente e politicamente, rispetto ad una società italiana che invece ha sferzato e diventa sempre più ‘gay-friendly’ “.

Quali sono i vostri prossimi obbiettivi?

“Contribuire a migliorare la normativa sul riconoscimento delle famiglie arcobaleno e, più in generale, l’approvazione di una legge specifica di contrasto all’omofobia”.

Qual è la differenza maggiore tra i Paesi Europei? Quali crede siano più “avanti”?

“Le ricerche dell’ILGA Europe e quelle condotte dall’Osservatorio LGBT della Federico II di Napoli mostrano una Europa a più velocità sul tema dell’inclusione sociale delle persone omosessuali. Esistono stati europei (paesi scandinavi, Islanda, Inghilterra) che hanno una normativa e una società più avanzata sotto questo profilo; altri come la Spagna o la Francia che da poco più di un decennio si sono allineati a territori più avanzati. Altri ancora, come l’Italia, in cui questo processo di avanzamento verso una maggiore integrazione è stato avviato solo da pochissimi anni. Poi c’è un lato nero dell’Europa, come alcuni paesi dell’Est europeo ma anche la Russia o la Turchia, che va contro ogni valore europeo di condivisione e combinazione delle diversità e delle differenze culturali e sociali”.

Crede che verranno riconosciuti i diritti per le famiglie arcobaleno in Italia? Entro quanto tempo secondo lei? La strada è ancora lunga?

“Tutto sta accadendo abbastanza celermente ma con un grosso ostacolo che è proprio la legge sulle unioni civili che non permette di riconoscere per default il figlio del coniuge. Tutto è affidato al lavoro dei giudici e, più in generale, ad un processo culturale che per fortuna sta andando verso la direzione dell’endorsement alle famiglie arcobaleno”.

Riprendiamo a parlare degli ultimi episodi di omofobia a Quarto e Scampia.

“Sono episodi piuttosto rari a Napoli e in tutto il Sud Italia che è complessivamente un’area molto democratica del paese. Gli episodi di omofobia sono determinati da contesti culturalmente poveri in cui singoli soggetti che non vivono bene o non hanno vissuto bene i processi di socialità attribuiscono alle persone omosessuali le cause del loro vivere insicuro. Tutti questi punti e molti altri verranno sicuramente discussi oggi, durante il convegno, alla quale parteciperanno avvocati, attivisti e politici di: Italia, Belgio, Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Croazia, Lituania, Svizzera. Saranno presenti, tra gli altri, Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili, l‘europarlamentare Daniele Viotti, il sindaco Luigi de Magistris e Alexander Schuster, l’avvocato della coppia gay di Trento che hanno recentemente ottenuto il pieno riconoscimento della paternità dei due loro figli nati da maternità surrogata in Canada”.

Ecco il programma dell’evento:Napoli famiglie arcobaleno

Mara Alessandra Zita

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