Tra Napoli e Quarto ha avuto luogo un grave episodio di violenza e omofobia. Il protagonista è Dario, un 22enne che sabato 11 marzo, tornando a casa da Napoli è stato importunato e aggredito più volte.

Il giorno dopo ha denunciato l’accaduto attraverso un post su Facebook, che ha raggiunto centinaia di utenti. Solamente nella mattinata di lunedì, su insistenza del padre di Dario, i Carabinieri hanno raccolto una denuncia contro ignoti per la violenza subita.

Noi abbiamo intervistato Dario e lasciamo la parola a lui per una descrizione dettagliata dell’accaduto.

“Quel sabato sera, alle 21.45 mi trovavo in cumana, tratta Montesanto-Quarto. Vi spiego cosa è successo: un ragazzo mi si avvicina e mi chiede se può farmi delle foto, io declino, lui insiste, io mi sposto e lo evito, ma lui non curante della nostra precedente conversazione, inizia a scattarmi le foto. Io cerco aiuto agli altri passeggeri indifferenti, risponde al mio appello solo un signore sulla cinquantina, ma solo per dirmi d’essere un ex carabiniere in pensione, mi chiede i documenti e ci tiene a precisare che il gesto del ragazzo è giustificabile in quanto a sua detta ero nudo (indossavo dei pantaloncini, una canottiera, un cardigan e degli anfibi).

Rispondo a modo, lui continua dicendomi di essere ridicolo, mi chiama ‘Frocio’, mi intima di allontanarmi, cerca di censurare le mie reazioni, si alza, tenta di colpirmi con un pugno, viene allontanato da due ragazze (le uniche che mi hanno aiutato, peccato che sia successo solo alla fine) e conclude dicendo che se anche fosse stato ancora in servizio come carabiniere non mi avrebbe ugualmente aiutato.

Quest’ultima frase sembra essere la profezia di quanto è accaduto una volta sceso dal treno. Scendo alla fermata di Quarto centro, attraverso piazza Santa Maria e mi ritrovo ad essere oggetto di quella che definirei una vera e propria caccia alle stregheDue ragazzi in motorino mi tagliano la strada, mi gridano ‘Ricchione, Femmina’, io li invito a scendere dal mezzo e venire a dirmelo in faccia. Altri ragazzi a piedi infieriscono, ridono di me, mi indicano le gambe, io li invito ad accompagnarmi dai Carabinieri per denunciarli tutti, così avremmo riso tutti insieme.

Si forma un gruppo di persone simile a quello dietro una processione (dove io ero la Madonna). Aumento il passo, ma la psicosi è già diventata di massa e mi inseguono, tra urla, risate, accuse, insulti. Mi rifugio alla pizzeria Picadilly, in lacrime chiedo di poter chiamare i carabinieri, spiego in breve la situazione e la cassiera mi sorride e non si cura di quanto stava avvenendo.

Esco, provo a fare la stessa richiesta da Reder, mi accolgono, ma vengo risucchiato dalla massa di gente che mi stava seguendo e che mi accerchia all’interno del bar. Tre ragazze mi aiutano ad uscire, ma non riescono a disperdere la folla purtroppo che continua a seguirmi fin fuori l’Ex Enoteca del Corso.

Inizio ad urlare, corro verso la caserma dei Carabinieri di Quarto, citofono tre volte, mi viene aperto il cancello solo alla terza. Mi trovo davanti un carabiniere che difronte alla spiegazione dell’accaduto, alla mia richiesta di essere accompagnato a casa, mi risponde d’essere solo in caserma, di non potersi allontanare; mi dice che non è problema suo, che gli sembra assurda la mia storia, non mi crede. Mi chiede dove abito, io gli rispondo e lui mi dice che ho sbagliato a recarmi alla caserma, casa mia era molto più vicina.

Con la nausea e le gambe che tremano esco di fretta dalla caserma e corro a casa, solo. Chiudo la porta di casa mia ad un paese che non mi ha martoriato, e alle forze dell’ordine che percepiscono uno stipendio per non proteggermi.

Mi sto muovendo in tutte le direzioni per venire a capo della situazione: filmati delle telecamere della cumana per identificare sia ”l’ex carabiniere” che il ragazzo delle foto; denuncia alla caserma dei carabinieri di Quarto per omissione di soccorso; giornaliArcigaycomunità LGBT“.

Hai subito altre discriminazioni prima di questa?

Ho subito svariate discriminazioni in passato, sia nel mio paese, qui a Quarto, sia a Napoli. Sono stato molestato più volte (non fisicamente) da uomini in treno. Addirittura un anno fa un uomo in auto accostò, chiedendomi di salire. Diversi mi hanno chiesto quanto “mi prendessi” o se volessi divertirmi, per non parlare poi dei vari sfottó classici”.

Come stai reagendo? È cambiata la tua vita da quel sabato?

Sono reduce da giorni infernali. Se uscivo di casa, almeno fino ad una settimana fa, era principalmente per cose inerenti alla vicenda di due sabati fa, tra comune e caserma dei Carabinieri. Sono stato anche in sede all’Arcigay, a Napoli dove ho conosciuto persone stupende che hanno chiesto principalmente quali fossero i miei stati d’animo. Oggi, parlando con un mio amico dicevo che da un paio di settimane ormai riesco a “connettere” poco. Mi sento continuamente attaccato, anche solo se una persona mi domanda: “non hai freddo?” (questo perché giro sempre in canotta).

Nonostante le denunce e il fatto che mi sia “attivato” costantemente dopo l’accaduto, le persone per strada continuano a giudicarmi, a deridermi e a criticarmi (questo forse perché Quarto è un paesino e le voci girano subito velocemente.) Se prima la gente mi guardava in malo modo o mi derideva, adesso è anche peggio perché hanno un motivo in più per farlo“.

Come si è posto il comune nei tuoi confronti?

“Devo dire che si sta attivando molto, con progetti e iniziative contro omofobia e ogni tipo di discriminazione, con l’aiuto anche della comunità Arcigay”.

Dario ha concluso con una riflessione: “È successo a me, che ho 22 anni, non dormirò sereno fin quando non avrò la certezza che non potrà mai succedere ad un ragazzino di 13 anni, o a chiunque altro incapace di difendersi. Era sabato, c’erano tante persone. A chi mi ha inseguito e a chi mi ha insultato ricordo che non denunciare ciò che hanno visto è un reato, non riuscirò sicuramente a riconoscervi, ma voi riconoscerete me, e solo voi saprete d’essere colpevoli.”

Mara Alessandra Zita

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Nata il 19/06/1997 a Bad Neuenahr, in Germania, da madre portoghese e padre italiano. Influenzata fin da piccola da tante culture e lingue diverse, sono cresciuta con una mente aperta e con voglia di viaggiare e scoprire. Fin da piccola ho coltivato la passione per la lettura, che pian piano si è ampliata lasciando spazio a quella per la scrittura. Mi sono trasferita in Italia, nella meravigliosa terra cilentana e mi sono diplomata al liceo linguistico nel 2016. Oggi sono iscritta alla facoltà di "culture digitali e della comunicazione" alla Federico II, a Napoli, una città che amo alla follia e che mi ha adottata immediatamente, facendomi sentire sempre a casa. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare,scrivere, battermi per i miei diritti e fare un lavoro che amo, magari la giornalista!