Dopo la Seconda Guerra Mondiale, terminata con la sconfitta di dittature estremiste e conservatrici come fascismo o nazismo, i popoli d’Europa hanno sempre avuto paura a votare movimenti che andassero più a destra del centrodestra. Tuttavia i recenti problemi legati alla crisi economica e all’immigrazione hanno portato ad un impressionante aumento nei sondaggi e nei risultati elettorali di movimenti collocabili in un’area di destra populista o addirittura di estrema destra che in gran parte del vecchio continente erano appunto soliti guadagnare percentuali da prefisso telefonico, e che ora cominciano a far paura al cosiddetto “establishment” europeo ma non ai cittadini che li votano.

Non a caso il  New York Times ha pubblicato le rilevazioni elettorali dalla fine degli anni ’90 fino ad oggi, sottolineando i risultati dei movimenti conservatori da cui possiamo rilevare che l’unica nazione che ha registrato un progressivo calo dal ’97 alle ultime elezioni è proprio l’Italia che grazie all’ormai defunto progetto del Popolo della Libertà di Berlusconi è riuscito ad “addomesticare” la destra di Alleanza Nazionale figlia del Movimento Sociale Italiano, lasciando i seggi definibili puramente di “destra” senza il “centro” alla Lega Nord che nelle ultime elezioni politiche ha ottenuto un risultato molto moderato causato dagli scandali legati all’allora leader Umberto Bossi e famiglia.

Lo stesso non si può dire del resto d’Europa che sta vedendo crescere sempre di più l’onda conservatrice.

Un esempio recentemente sotto gli occhi di tutti è sicuramente quello olandese dove il Partito per la Libertà (PVV) guidato e fondato da Geert Wilders solo nel 2006 è riuscito a passare da un primo risultato del 5,9% ad essere prima terzo e poi secondo partito d’Olanda alle elezioni politiche tenutesi la scorsa settimana. Tra tutti i maggiori esponenti di destra europea, Wilders è certamente tra le figure più di spicco assieme alla francese Marine Le Pen e all’inglese Nigel Farage. Infatti Wilders si era già fatto conoscere dai media internazionali grazie al famoso documentario “Fitna” che girò nel 2008 dove denunciava l’Islam da lui ritenuta una religione d’odio e violenza. Nel suo programma le proposte principali sono limitare l’immigrazione, uscire dall’euro, fino a proibire il Corano e chiudere moschee e scuole islamiche.

L’altra leader conservatrice europea da cui i media si aspettano molto è Marine Le Pen attuale presidente del Fronte Nazionale (Front National) e candidata alle prossime elezioni presidenziali francesi. Al contrario di Wilders che ha fondato la sua creatura politica, possiamo considerare la Le Pen una “figlia d’arte” del precedente presidente del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen che non è mai riuscito a far splendere il partito quanto la figlia che lo ha fatto passare dal 6% delle elezioni europee del 2009 al 25% nel 2014 riuscendo a portare nell’europarlamento 24 deputati che le hanno permesso di essere scelta come presidente e leader del gruppo parlamentare Europa delle Nazioni e della Libertà (ENL) composto da tutti i partiti euroscettici. Il motto lepenista durante questa campagna elettorale francese è “Rimettere la Francia in Ordine”. Come farlo? Combattendo la globalizzazione e le politiche di austerity imposte dall’Europa, rivedendo il trattato di Schengen e uscendo dall’euro “nel nome del Popolo”.

E infine anche in Germania la silenziosa Freuke Petry, una Giorgia Meloni in salsa tedesca, leader di Alternativa per la Germania (AfD) è riuscita a passare nel giro di un anno, dalle elezioni federali del 2013 a quelle europee del 2014, dal 4,70% al 7% con un aumento di quasi tre punti percentuali che le hanno permesso di portare a Bruxelles 7 parlamentari e di cominciare a mettere paura ad Angela Merkel che dovrà affrontarla alle prossime elezioni tedesche. Sicuramente la Petry e il suo movimento sono quelli più culturalmente di destra rispetto agli altri leader già citati. Infatti i conservatori tedeschi si schierano convintamente contro l’aborto e contro i matrimoni omosessuali fino ad opporsi anche all’incentivazione delle quote rosa.

Ilaria Cozzolino