In data 27 febbraio i governi europei sono stati chiamati a esprimere la propria posizione riguardo l’autorizzazione in Europa delle varietà di mais Ogm Pioneer 1507, Syngenta Bt11 e MON 810, geneticamente modificate per resistere ai parassiti e all’erbicida glufosinato, potenzialmente dannoso per la salute umana.

La maggioranza dei paesi chiamati in causa ha votato a sfavore e, pertanto, non è stato raggiunto il quorum di 16 Stati favorevoli rappresentanti il 65% degli abitanti d’Europa. Ora la decisione spetterà alla Commissione Europea, la quale dovrà assumersi la responsabilità di approvare o meno il via libera alle coltivazioni transgeniche tenendo conto anche dell’opinione dei cittadini.

L’Italia ha confermato la sua posizione a riguardo votando contro l’autorizzazione delle tre varietà di mais Ogm. I Ministri della salute Beatrice Lorenzin, delle politiche agricole Maurizio Martina e dell’Ambiente Gian Luca Galletti già nei mesi scorsi si erano detti contrari all’ipotetico procedimento dell’UE e hanno ribadito in maniera congiunta il veto di coltivare Ogm sul nostro territorio.

Una volta appresa la notizia le associazioni agricole e ambientaliste hanno espresso la loro piena soddisfazione. Greenpeace, che tempo fa aveva indetto una campagna per sollecitare i ministri a votare a sfavore dell’approvazione delle tre varietà di mais, ha spiegato in una nota: “Le tre varietà di mais Ogm oggetto del voto sono state modificate per essere in grado di produrre tossine derivate da un batterio del suolo, il Bacillus thuringiensis (Bt).Le tossine Bt prodotte da questi mais Ogm sono potenzialmente in grado di danneggiare non solo i parassiti del mais, ma anche altri insetti non bersaglio, tra cui farfalle, coccinelle e, se i residui raggiungono corsi d’acqua, anche organismi acquatici.”

Dello stesso tenore anche la Coldiretti che da sempre considera l’agricoltura Ogm nemica del Made in Italy. Ecco le parole del presidente Roberto Moncalvo a riguardo: “Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del made in Italy. ”

Con questa decisione l’Italia ha dato conferma di impegnarsi per la tutela dei propri prodotti e per la salute dei consumatori dando un forte messaggio all’Europa. Ad oggi l’agricoltura italiana è la più green e la più certificata a livello comunitario e i nostri prodotti sono invidiati in tutto il globo. Un primato di cui non possiamo che essere fieri.

Vincenzo Nicoletti