La Repubblica centro-asiatica del Kazakistan, che ha acquisito la sua indipendenza dall’URSS nel 1991, è un Paese non del tutto industrializzato, ricco di risorse e di materie prime.

La popolazione è composta per la maggior parte da kazaki, una più bassa percentuale è invece rappresentata da russi e la religione prevalente è quella islamica. La storica capitale, Almaty, è una delle più grandi e popolose del Kazakistan e si trova al confine meridionale; Astana, capitale dal 1997, situata al centro nord del Paese e famosa per il ciclismo, pullula di edifici di recente costruzione. Il termine Astana, nella lingua kazaka, significa letteralmente “capitale”. Di certo il Paese non manca di stabilità politica ed economica, date da un progressivo sviluppo  con rapido tasso di crescita annuale; quest’ultimo è risultato del successo nel campo dell’esportazione di idrocarburi, come il petrolio, e nel campo dell’ingegneria nucleare e di quanto concerne il lancio di missili e di navicelle spaziali.

Il Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, ex esponente del Partito comunista sovietico, divenne  primo ministro nel 1986 e poi, successivamente, nel 1991, Presidente della Repubblica.

È proprio Nazarbayev, personalità dispotica e autocratica, a fare in modo che la città di Astana sia l’immagine di un Paese ricco e moderno. Nazarbayev, che inoltre ha una grande affinità con il leader russo Putin, è un vero e proprio dittatore capitalista, maniaco del controllo, definito «Predator of press freedom»: il Presidente ha vietato la stampa di tutti i giornali nazionali di opposizione nel 2013, ogni nuovo giornale indipendente viene chiuso in pochi mesi e le stesse autorità importunano i giornalisti.

Internet è sottoposto ad un attento controllo che fa in modo che le autorità possano monitorare e bloccare i siti in caso di necessità. Tuttavia, Internet è allo stesso tempo un mezzo  per velocizzare lo sviluppo, raggiungere con maggior efficacia tutti i cittadini e annientare le ribellioni. Talvolta sono state tagliate anche le telecomunicazioni e, ogniqualvolta venga ritenuto opportuno, i giornali sono sottoposti alla censura o addirittura si autocensurano. Nella censura Nazarbayev trova quindi l’assolvimento del sistema di controllo da lui sempre anelato (e ottenuto); inoltre, oltraggiare il Presidente è considerato reato da punire con l’arresto, esattamente come nella Turchia di Erdoğan.

L’assente libertà di stampa ha influito fortemente anche sulle elezioni del 2016: data l’impossibilità dell’opposizione di schierarsi contro il governo di maggioranza sicuramente non si può parlare di democrazia. Nazarbayev però ha accettato di dividere alcuni dei suoi poteri con il Parlamento; in questo modo il potere esecutivo assumerà una certa indipendenza: non sarà solo il Presidente ad avere la possibilità di emanare decreti, anzi sarà limitato nel farlo e i poteri saranno di nuovo equamente distribuiti. Il Parlamento e il Consiglio dei Ministri si concentreranno su questioni di rilevante importanza, come la sicurezza nazionale. Tutto ciò rappresenta un cambiamento radicale delle istituzioni del Paese sia per i kazaki, che hanno sempre avuto come solo ed unico punto di riferimento il capo del partito di maggioranza, sia per gli investitori.

Potrebbe sembrare che Nazarbayev si stia allontanando parzialmente dalla sua politica assolutista, ma non è così. Il Presidente, non avendo particolari inimicizie con i Paesi dell’influente economia mondiale attuale, riesce ad applicare la sua politica repressiva senza essere criticato e “riformando” la sua politica finge che il cambiamento possa portare ad una concreta democrazia. Uno dei tanti obbiettivi di Nursultan Nazarbayev, oltre quello di fermare le persone dal partecipare a qualsiasi tipo di protesta e di sopprimere la libertà di espressione, è di mettere in risalto il suo impegno per il miglioramento del Kazakistan, in linea con il proprio ego megalomane.

Per questo motivo la capitale del Kazakistan ospiterà dal 10 giugno al 10 settembre 2017 un’esposizione internazionale incentrata sul tema dell’energia del futuro e delle fonti ecosostenibili che differisce per tema e dimensioni dall’Expo di Milano.

Lo scopo? Incentrare l’esposizione non solo sull’energia, ma anche sui danni che essa provoca, sebbene sia collegata allo sviluppo dei Paesi; si discuterà della necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica, di favorire la green energy e di valutare il problema dei cambiamenti climatici. Aderiscono più di 110 Paesi e sono previsti circa 5 milioni di visitatori da ogni parte del mondo. La struttura centrale dell’Expo di Astana è una sfera di 80 metri di diametro in acciaio e vetro, nucleo vero e proprio dell’esposizione a cui partecipa anche l’Italia con l’allestimento di un padiglione di 895 metri quadrati a cui si aggiungono i 700 metri quadrati di spazio impegnato da servizi commerciali, imprese e ristoranti. Il fine della partecipazione dell’Italia è di accrescere gli investimenti e le collaborazioni e di valorizzare il nostro Paese.

Giorgia Bozzetto