Al suono della parola archivio, ci si figura un’impolverata stanza nei meandri dimenticati di uno storico edificio,  ricolma di scaffali instabili con infinite pile di documenti gravati dalla polvere. Il M.A.M. nasce proprio per sbrogliare l’idea comune di catalogazione e ripulire la tradizione dal grigio oblio del tempo, promuovendo una nuova memoria per un mondo spesso accantonato quanto fondamentale: le figure femminili dell’arte, nella storia.

Il Matri-Archivio è un progetto al femminile che non esclude banalmente la propria versione al maschile ma, con forza e dignità, lotta per accaparrarsi pari meriti e opportunità. In più, è del Mediterraneo perché la nostra è la terra dei grandi eroi ma che poco conosce e ricerca la verità sulle Madri.

Ab ovo,  la ricerca “L’archivio della performance femminile in area Mediterranea. Prove Digitali portata avanti durante l’a.a. 2013-2014 dalla Research Unit costituita dalla Dott.sse Roberta Colavecchio, Manuela Esposito, Beatrice Ferrara e Celeste Ianniciello, sotto l’ala protettrice di Annalisa Piccirillo e Silvana Carotenuto, tutte referenti al Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.

Una volta raccolti dati e riorganizzate le  singole volontà delle ricercatrici, nasce la piattaforma Matri-Archivio del Mediterraneo. Grafie e Materie, grazie anche all’intervento tecnico di Alessandro Ventura.

Lunga la serie di tappe per la presentazione del progetto: in primis nel febbraio 2015 presso l’Università di Padova durante il convegno “Archivi del futuro: l’Italia, il postcoloniale e il tempo a venire ”; a seguire, nell’aprile dello stesso anno presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli durante il congresso “Lavorare d’Archivio” e poi durante diversi ritrovi internazionali in Marocco e Croazia. Il debutto ufficiale del lavoro completato, però, risale al 10 giugno 2015 presso la sede del Rettorato de “L’Orientale”. Il comunicato stampa ricorda ancora gli interventi: presenziarono la Prof.ssa Elda Morlicchio, rettrice dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”; Andrea Viliani, direttore del Museo MADRE; la Prof.ssa onoraria de “L’Orientale” Lidia Curti, a cui le donne del M.A.M. devono molto della loro preparazione e l’arabista Giuliana Cacciapuoti . A seguire nel pomeriggio, le stesse artiste intavolarono un coinvolgente dibattito con le ricercatrici e a disposizione del pubblico, sull’argomento “L’archivio femminile e performance art”.

Dunque, in medias res : come canalizzare l’arte? Perché l’idea di archivio e come organizzarlo per renderlo quanto più fruibile? Chi sono le Madri e come riconoscerne le discendenti ancelle?

Per trovare meritevoli risposte ci siamo rivolti ad una delle cofondatrici, Annalisa Piccirillo.

Il presupposto da cui partire  è che l’arte ha molti volti e infinite sfaccettature, non si può limitare né definire ma si riconosce: esonda, è appassionata e forte. Loro, le menti al capo del progetto, rappresentano ciascuna un diverso settore, come specifica la Piccirillo, e non hanno mai avuto l’esigenza di selezionare chi potesse farne parte; né si sono mai ritrovate nella  spiacevole situazione di dover rifiutare qualcuno che non lo meritasse. Sono state le stesse artiste che, riconoscendosi nell’essenza del M.A.M., hanno deciso di legare il proprio talento e il proprio nome alla causa.

Nel caso specifico di Annalisa, si affronta forse la variante artistica più contrastante con la statica immagine di archivio: parliamo della danza.

Racconta come, fin dal suo dottorato, è stato suo interesse ricercare le primordiali figure femminili fautrici di un nuovo linguaggio, cadenzato anche da delicate forme e sinuosi movimenti attraverso le performances coreutiche. Ha osservato, per cominciare, il mutevole significato delle danze locali in India, pre e post colonialismo, riconoscendo uno slittamento da sacro a etnicamente ibrido. Essendo viva l’esigenza di scovare un archetipo femminile degno di nota, si è rafforzata la volontà di fornire un’opportunità di riscatto alle donne che da sempre varcano la scena ma che, allo stesso tempo, devono accontentarsi dell’ombra. Da qui, breve fu il passo che portò l’attenzione da terre esotiche ed esoteriche a quelle patriottiche del Mediterraneo.

La prospettiva che, la Piccirillo e le sue colleghe, si augurano per il prossimo futuro è quella di continuare a curare una piattaforma digitale che riunisca questo sapere, tra l’accademico e l’artistico. Avere quindi la possibilità di promuovere un luogo materiale ed effettivo in cui incontrare e ritrovare le Madri, culla di una conoscenza rara che può e deve essere insegnata. E concludere con una start-up che goda dell’impatto mediatico dell’attuale sito e, quanto prima, del ausilio di un’ App. Lavori  in fieri, necessari per fornire la possibilità di geolocalizzazione, di una consultazione istantanea delle opere contenute nel Matri-Archivio, di una migliore condivisione degli eventi in programma e di una maggiore autonomia per le iscrizioni delle artiste.

A smorzare la trepidante attesa, per i più fedeli alla tradizione cartacea, arriverà in estate il libro del Matri-Archivio che racchiude i temi salienti di questo progetto e ripercorre orgogliosamente i contributi presentati nella giornata del 10 giugno 2015. Sempre a luglio, in occasione della II edizione dell’Art Performing Festival, alcune artiste M.A.M. saranno in mostra in diverse zone della città di Napoli, conquistando così poco a poco, un rispettabile posizionamento in una gerarchia notoriamente maschile.

Se doveste immaginare questo mondo, pensate al continuo movimento del mare: le onde che, nel bene e nel male, lasciano riemergere vecchi ricordi e antiche memorie. Annalisa racchiude il fulcro del discorso in un’essenziale parola: la liquidità, un perpetuo fluire che guarda al progresso e, nel contempo, abbraccia ed ingloba la tradizione.

Pamela Valerio