La crisi dei Partiti Socialisti in Europa non ha fatto sconti nemmeno al PS francese, che ha vissuto gli ultimi anni al governo della Francia. Un crollo pesante, quello dei socialisti, causato da scelte molto contestate dall’elettorato. Sotto attacco Manuel Valls, ma soprattutto il Presidente della Repubblica Hollande.

Il primo, Presidente del Consiglio, volto moderato del partito, ha perso le primarie; il secondo, invece, si è tenuto fuori dalla consultazione interna lasciando il sospetto, poi diventato fatto politico, che avrebbe sostenuto la candidatura di Emmanuel Macron.

Le primarie del Partito Socialista francese le ha vinte Benoît Hamon (qui l’articolo su chi erano i due sfidanti, ndr), definito frondeur (ribelle, ndr) dai media, a causa del suo programma elettorale che , vira molto di più a sinistra rispetto alla direzione che il PS aveva intrapreso.

Vince, ma non convince l’elettorato francese. Hamon ha sicuramente il merito di aver portato delle nuove idee, come quella del reddito universale, in un soggetto politico che aveva smesso da tempo di riflettere e innovarsi, ma che nel partito non è del tutto maggioranza. Infatti, proprio il suo sfidante, Manuel Valls, ha rivelato, a Paris Match, che per lui è molto difficile sostenere la candidatura e sponsorizzare Hamon, data la distanza sulle politiche del lavoro, sul reddito. Ma non solo, Hamon viene criticato dal suo stesso partito per essere settario e per lavorare solo con la sua corrente di frondeurs, tanto che Hollande e Valls hanno più volte chiesto un passo in avanti per riconciliare la famiglia. Nel Partito Socialista francese si vive da separati in casa (qualche somiglianza con il PD italiano che ha subito una scissione, ndr?).

I dubbi di Valls fanno intuire un voto utile verso Emmanuel Macron, che nei sondaggi tallona Marine Le Pen. Del resto, per Hamon, è molto difficile raggiungere le cifre su cui si attestano l’ex Ministro dell’economia e la candidata del Front National: la credibilità del partito è ai minimi storici, tanto che, l’orientamento della sinistra, nei sondaggi, si sposta sempre più verso Jean-Luc Mélenchon. Nonostante l’accordo raggiunto, da Hamon, con l’ecologista Jadot, la sua campagna elettorale non riesce proprio a decollare, i suoi parlamentari denunciano “non fa altro che parlare di robot, lui parla a delle categorie di francesi, ma non parla alla Francia, così non vinciamo le presidenziali”.

La tendenza, in effetti, è tutt’altro che positiva: il candidato socialista, a febbraio, nei sondaggi si attestava tra il 15% e il 19%, un risultato incoraggiante, che lo lanciava e spingeva verso il ballottaggio. Oggi è crollato, tanto da essere stato raggiunto dal candidato della France Insoumise, Mélenchon, che è cresciuto nelle intenzioni di voto raggiungendo il 15%, mentre Hamon è precipitato al 10%, e che sabato 18 marzo è sceso in piazza con un’enorme manifestazione. Su twitter, il candidato della sinistra radicale, scrive sicuro: “Je serai le dernier président de la 5e République et la 6e République sera celle que le peuple se sera donné.”

Il Partito Socialista si è messo in crisi da solo, dopo 5 anni di Governo: non è riuscito a costruire una riflessione collettiva in cui rilanciare il ruolo della Francia in un mondo sempre più globalizzato. Non è riuscito ad elaborare proposte di progresso sociale, conciliandolo con le necessità più stringenti dei nostri tempi. La narrazione si è limitata all’accettazione tout court delle politiche di austerità europee, nonostante il Paese abbia sofferto meno rispetto ai cugini italiani.

La divisione interna non aiuta, ovviamente, a costruire una proposta politica da offrire ad un Paese diviso, tutto sommato, tra Macron, che di certo non fa riferimento ad una sinistra storica, ma si può dire essere la continuazione del pensiero blairiano e, Marine Le Pen, una destra molto radicale, mai repubblicana che fa finta di essersi ripulita. Hamon, non riuscirà ad arrivare al ballottaggio e, di questo passo, il PS francese dovrà fare ben altro per rilanciarsi.

Luca Mullanu

Primo appuntamento: Jean-Luc Mélenchon

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Lavoratore precario nel settore del turismo, appassionato di politica sin dalla nascita. Fondatore e ideatore di Libero Pensiero online, insieme ad Emanuele Tanzilli. Cuore a sinistra, contribuisce alla crescita della FGCI, di cui era anche Segretario Provinciale di Napoli. Attualmente senza casa politica, come tanti e tante di sinistra che non si riconoscono più in nessun soggetto organizzato. Un libero pensatore: scrive praticamente da sempre. Da ragazzo, come tantissimi altri, avvertiva il peso delle ingiustizie della società: voleva cambiare il mondo e ha cominciato ad impegnarsi durante i primi anni di Liceo. Ha sempre odiato le ingiustizie, tanto quanto i suoi compagni di viaggio. Non ama i dogmi, ma lo anima la voglia di discutere.