Napoli. Continua la lotta dei lavoratori socialmente utili (LSU) sul territorio partenopeo e non solo. Secondo i dati dell’INPS i lavoratori socialmente utili, a carico del Fondo Sociale Occupazione e Formazione gestito dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, sono 5074 nella sola Regione Campania.

Sono tante le iniziative che i lavoratori, appoggiati dalle diverse sigle sindacali, intraprendono per richiedere ciò che gli è dovuto: stabilizzazione e contributi pieni.

Con un comunicato stampa, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris ha mostrato la sua vicinanza e solidarietà alla categoria, sottolineando la necessità di una: “doverosa risposta dal Parlamento. Il Governo deve assumere questa vertenza tesa a ridurre il precariato nelle pubbliche amministrazioni e a riconoscere i diritti delle persone che lavorano. Occorre stabilizzare tutte le LSU secondo un preciso programma e risorse che non possono che derivare da una Legge nazionale con l’obiettivo dichiarato di offrire ai lavoratori temporaneamente sospesi dal lavoro un’attività con fine di pubblica utilità”.

La categoria dei Lavori socialmente utili è stata istituita nel 1981 con: “l’obiettivo dichiarato di offrire ai lavoratori temporaneamente sospesi dal lavoro un’attività con fine di pubblica utilità”. Tra il 1991 e il 1994 vennero inclusi nella categoria anche i lavoratori in mobilità, i disoccupati iscritti da più di 24 mesi nelle liste di collocamento, i lavoratori iscritti alle liste di mobilità con o senza indennità, le categorie di lavoratori individuati dalle CRI (commissioni regionali per l’Impiego) e i lavoratori in disoccupazione speciale edile.

Gli LSU percepiscono un assegno per le attività socialmente utili (ASU), distribuito dall’INPS sotto guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che secondo i dati nell’anno 2016 ha raggiunto, lordi, 580,14 euro. Questa indennità non è utile ai fini del calcolo della misura della pensione. In aggiunta gli LSU ricevono una integrazione di ore settimanali a carico dei comuni che è di 5 ore ma il comune di Napoli: “è l’unico Comune che riconosce una prestazione di 10 ore settimanali considerato il bisogno estremo di garantire l’efficienza dei servizi per i cittadini”.

I problemi che attanagliano sempre più questa categorie sembrano essere insuperabili da ventidue anni a questa parte, poiché non sono mai arrivate risposte concrete dagli organi preposti.

Scopo primario delle lotte degli LSU è: “porre fine a questo sistema di “Precariato Storico” durato da oltre 20 anni, le cui condizioni di lavoro sono assimilabili al concetto di Schiavitù e costituitosi quale lavoro nero legalizzato dallo Stato”.

Alessandra Vardaro