“L’originalità consiste nel tornare alle origini”, affermava Gaudì, l’Architetto spagnolo famoso per opere quali il Parc Guell, la Sagrada Familia e Casa Batllò.

“Ripartire dalle periferie”, sembra rispondergli idealmente Renzo Piano a distanza di qualche decennio. L’Archistar italiano, orgoglio nazionale, riparte da Harlem perché, come egli stesso afferma “se il Novecento, il Dopoguerra, è stato l’era del recupero dei centri storici, la sfida del ventunesimo secolo è quella del rilancio delle periferie: i luoghi colpiti dalla deindustrializzazione, i più problematici, ma anche quelli in cui c’è più energia, nei quali si concentrano sogni e speranze”.

Proprio a Renzo Piano, la Columbia University ha affidato il progetto per la creazione del nuovo “Lenfest Center for the Arts”, il sogno che per quindici anni Lee Bollinger, colui che guida proprio la Columbia, ha coltivato. L’ateneo, nato a fine ‘800 nel cuore di Harlem, subirà la sua prima vera espansione da allora. Il patrimonio impiegato dall’Università sarà di sei miliardi su dieci totali a disposizione. L’Architetto italiano, inoltre, ha realizzato il complesso dedicato alle scienze e costruendo Global Center che dovrà ospitare la Sipa, la scuola di politica della Columbia, l’Earth Institute e altri centri legati alle tematiche ambientali e alle condizioni di vita.

Piano ha dichiarato: “Presto qui ci sarà una comunità accademica di seimila docenti e studenti che interagiranno con la città. Noi italiani siamo celebri per la nostra capacità di rendere il colore, i tratti, i chiaroscuri. Gli americani, che hanno un po’ il complesso del loro limitato spessore storico, spesso ci chiamano per dare ricchezza storica ai loro edifici. Ma qui, tra la vecchia fabbrica d’auto Packard e una pionieristica centrale del latte col primo impianto di pastorizzazione, una facciata tutta di maioliche bianche, il problema è diverso: come recuperare un tessuto industriale deteriorato inserendo un campus universitario. Un’accademia senza muri né cancelli: accessibile ai visitatori e con molti programmi culturali aperti a chi vive nel quartiere”.

L’opera ha, inoltre, il nobile scopo di riutilizzare capannoni industriali dismessi. Renzo Piano, già ottantenne, non si risparmia quindi e continua a realizzare progetti. Da Istanbul Modern a Galata, sul Bosforo, per arrivare al nuovo museo archeologico di Beirut, passando per la nuova stazione di Paddington a Londra, all’ospedale pediatrico che sta costruendo in Uganda per Emergency e, come se tutto ciò non bastasse, pare voglia dedicarsi ad una nuova passione: l’architettura per il cinema.