Il mondo d’oggi è tanto progredito da sembrare in apparenza un “paese delle meraviglie”, in cui è sufficiente pensare e desiderare qualcosa affinché essa venga creata. Ciò nonostante, il progresso e le barriere architettoniche formano un binomio che sembra godere ancora di poco successo.

Difatti talvolta capita di ritrovarsi spaesati – proprio come Alice che precipita improvvisamente nel Paese delle Meraviglie –, poiché malgrado le tecnologie e gli ausili sempre più avanzati, l’individuo prende atto di essere nel “paese delle barriere architettoniche“.

Succede che l’apparenza vinca sull’utilità, colpa forse imputabile alla società odierna, molto condizionata dal primo elemento. Ad esempio, in qualche locale pubblico delle volte si predilige l’estetica o il risparmio economico, deficitando nelle cose basilari.
La tipologia di locali ora citata non permette a qualsiasi individuo di poter usufruire dei servizi igienici, peccando in ambito di accessibilità o di ausili all’interno – si creano, dunque, barriere architettoniche.

Nel primo caso lo spazio non è agevole e raggiungere i servizi può significare dover affrontare situazioni di disagio di vario tipo: incunearsi in corridoi stretti, non oltrepassabili in carrozzina o con ausili; dover percorrere un lungo tratto di strada poiché i servizi sono posti lontano dalla zona commensale; dover superare una rampa di scale per arrivare a destinazione.

Nel secondo caso i servizi igenici per disabili mancano del tutto, rendendo difficile se non impossibile la permanenza nel luogo di coloro che necessiterebbero di quel servizio. Questa mancanza, oltre a essere ascrivibile al fenomeno delle barriere architettoniche, crea esclusione ai danni dei disabili.

I tentativi che aspirano al miglioramento sono chiari da parte dello Stato. In Italia vige ad esempio il decreto ministeriale 236/1989 che garantisce “l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche“. Al terzo articolo, comma cinque, il decreto specifica che «ogni unità immobiliare, qualunque sia la sua destinazione, deve essere adattabile per tutte le parti e componenti per le quali non è già richiesta l’accessibilità e/o la visibilità […]».

Eugenio Fiorentino

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto. Ho frequentato le scuole presso l'istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all'istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt'ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale. Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico. Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l'ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.