François Fillon, 63 anni, è il candidato alle presidenziali francesi per il partito dei Repubblicani, che politicamente fa riferimento all’area del centro-destra. Laureato in giurisprudenza e attivo in politica fin da giovane, Fillon inizia la sua carriera politica come sindaco di Sablé-sur-Sarthe, nella Loira, nel 1983.

Sposa la tesi del gollismo sociale, con cui rivendica una difesa della democrazia sociale all’interno del sistema capitalistico e un ruolo della Francia come potenza internazionale. Rappresenta a tutti gli effetti un candidato della destra tradizionale: cattolico, conservatore, liberale. La carriera nella politica “alta” inizia invece nel maggio 1993, quando viene nominato ministro dell’Insegnamento superiore e della Ricerca nel governo Balladur. Nei due successivi governi a guida Juppé, ricopre le cariche di ministro delle Tecnologie dell’informazione e delle Poste nel primo e di ministro degli Affari sociali, del Lavoro e della Solidarietà nel secondo. Continuerà il suo operato in politica rivestendo ancora una volta la carica di ministro degli Affari sociali, del Lavoro e della Solidarietà e poi quella di ministro dell’Educazione nazionale, dell’Insegnamento superiore e della Ricerca.

In realtà, il vero balzo in avanti Fillon lo fa quando viene nominato Primo Ministro da Sarkozy nel 2007. Da quel momento in poi ricopre la carica fino al 2012, anno in cui si conclude la legislatura Sarkozy.

Da quando, nel novembre scorso, Fillon ha vinto le primarie del partito dei Repubblicani si è da subito imposto nelle presidenziali francesi come un candidato di punta dell’area del centro-destra, autorevole, l’unico in grado di arginare l’avanzata di Le Pen e di rappresentare al meglio l’area politica di riferimento. Tuttavia, a inizio 2017 scoppia lo scandalo che vuole sotterrarlo e che è stato ribattezzato “Penelopegate“. A fine gennaio il giornale francese Canard Enchaîné rivela come Fillon abbia stipendiato sua moglie come assistente con compensi fino a 10.000 euro al mese in alcuni periodi. In alcuni periodi avrebbe anche assunto i figli per lavorare come avvocati, con un pagamento di 84.000 euro dai fondi pubblici. Ciò per cui è indagato Fillon è, infatti, “appropriazione indebita di fondi pubblici, abuso di beni sociali, complicità e occultamento di questi reati, e violazione degli obblighi di comunicazione all’Alta autorità in materia di trasparenza nella vita pubblica”.

In Francia, in realtà, non esiste una legge che vieti ai ministri di assumere i familiari, ed in questo senso Fillon non è sotto accusa. Il problema, come rilevato da numerose testimonianze, è non soltanto l’entità dell’importo versato alla moglie, quanto anche il fatto che questo compenso sembra essere difficilmente giustificabile: Penelope non è (quasi) mai stata vista in Parlamento, non disponeva di un tesserino per entrarvi e il suo lavoro consisteva nella redazione e modifica dei discorsi del marito. In più, proprio in questi ultimi giorni, il quotidiano Canard Enchaîné ha rivelato che Fillon avrebbe ottenuto 46.500 euro per organizzare un incontro con Putin e Patrick Pouyanne (capo della multinazionale petrolifera francese Total) al forum economico di San Pietroburgo del 2015. Ad essere implicato nella vicenda c’è anche Fouad Makhzoumi, businessman libanese.

Con il Penelopegate e le ultime scoperte François Fillon ha dunque visto fortemente minata la sua credibilità a favore di Emmanuel Macron, che avvicina un elettorato in parte sensibile agli stessi temi dei Repubblicani. Il motivo per cui un fatto del genere si è trasformato in uno scandalo potenzialmente letale è che Fillon si è sempre presentato come un uomo comune, per bene, intenzionato a fare un certo tipo di politica secondo valori tradizionali, ponendosi in totale contrasto alla figura di Sarkozy (ricoperto dagli scandali) e rappresentando sé stesso come il garante della legalità (nessuna indagine è mai sorta, infatti, sulla sua figura durante gli anni di lavoro nel Parlamento francese).

Punti salienti del programma di Fillon

Legge sul lavoro, diritti e imprese

  • Facilitare l’assunzione di lavoratori da parte delle imprese attraverso una modifica dei contratti di lavoro (in modo da limitarne la durata e facilitare i licenziamenti)
  • Togliere il limite delle 35 ore settimanali, facendo in modo che l’orario dipenda da un accordo fra le imprese e le rappresentanze collettive (si potrebbe arrivare anche a 39 ore settimanali)
  • Riformare e semplificare la legge sul lavoro in favore delle imprese, distinguendo fra ciò che è una norma sociale fondamentale e ciò che è accordo collettivo
  • Incoraggiare le imprese attraverso tagli del 30% sulle tasse al personale, la ricerca di fondi, la privatizzazione e autonomizzazione di istituti di ricerca pubblici

Immigrazione

  • Inserire nella Costituzione il principio delle “quote fissate per legge”, limitando il numero di immigrati in base alla loro situazione familiare, alla loro capacità di integrazione e a quella della Francia di accoglierli
  • Restaurare la sovranità della Francia sul tema migrazioni opponendosi alle direttive UE
  • Rinegoziare Schengen in modo da permettere controlli nelle aree più a rischio
  • Fermare l’immigrazione clandestina ed evitare l’appropriazione indebita del diritto d’asilo

Politica estera: una Francia di primo piano in Europa

  • Ristabilire il ruolo chiave della Francia all’interno della politica europea ed internazionale e difenderne gli interessi per combattere il terrorismo
  • Mantenersi alleata degli Stati Uniti e ristabilire i contatti con la Russia, da considerare nuova, grande alleata
  • Cooperare con i paesi di emigrazione in modo da fermare l’immigrazione in Francia

Riforma dello Stato e taglio alle spese pubbliche

  • Ridurre la spesa pubblica e tagliare i posti di lavoro nel pubblico
  • Stabilire degli “obiettivi di qualità” da conseguire entro cinque anni per tutte le amministrazioni pubbliche

Donne, famiglia e laicità

  • Tutelare e difendere la parità dei sessi; impegnarsi nella lotta alla violenza contro le donne, creando luoghi rifugio pubblici e destinando fondi pubblici a combatterla
  • Mantenere la proibizione della procreazione assistita e delle “madri surrogate”; riscrivere la Legge Taubira, vietando l’adozione alle coppie omosessuali
  • Vietare tutte quelle associazioni e organizzazioni che non rispettano il principio dell’uguaglianza di genere
  • Combattere il totalitarismo islamico ribadendo il valore della laicità

Nei sondaggi più recenti si può notare la parabola discendente di Fillon. Infatti, mentre prima del Penelopegate era dato come il candidato vincente — sia davanti a Le Pen che all’outsider Macron — attualmente il consenso attorno alla sua figura viaggia tra il 19% e il 20%, guadagnandosi addirittura un terzo posto dopo Le Pen e Macron.

Elisabetta Elia

Secondo appuntamento: Benoît Hamon

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