Il Bacino di Crisi di Caserta viene ancora una volta discriminato.

I suoi lavoratori sono le prime vittime e cavie dello smantellamento del tessuto economico-produttivo della provincia, avvenuto senza garanzie di riconversione della produzione e della sua forza lavoro, nella sordità delle istituzioni, tranne che ai diktat dell’austerità. I rappresentanti non riescono a dare a una risposta a una vera e propria piaga sociale – quella della mancanza di lavoro al Sud, al punto che la protesta dei lavoratori del Bacino si sposta a Roma.

Formenti-Seleco, Ixfin, Finmek, Siltal, Itel, Morteo, DM Elektron, Costelmar, sono alcuni nomi dei principali stabilimenti chiusi, coi loro oltre 1.500 disoccupati, per un indotto di circa 20 mila unità lavorative, per quella che prima era una realtà virtuosa – nonché la più industrializzata – del Mezzogiorno.

Ricordiamo che i lavoratori del Bacino di Crisi sono stati esclusi da circa 2 anni da ogni forma di sostegno al reddito, del quale ha usufruito in seguito solo una piccola parte, rappresentata dalla Cisl che ha rotto il fronte unitario sindacale e soltanto ritardato il disagio dei suoi iscritti.

Dopo una serie di proteste, ad oggi la situazione degli operai di questa area di crisi è sempre più drammatica, al punto che Salvatore Di Francesco, operaio della Ixfin originario di San Giovanni a Teduccio, si toglie la vita per la disperazione di non poter mantenere la propria famiglia.

Numerose sono state le iniziative lasciate nella marginalità istituzionale e mediatica: i tavoli istituzionali con la parlamentare PD, Camilla Sgambato, poi con l’Assessora regionale al Lavoro, Sonia Palmieri, infine col consigliere regionale di Campania Libera, Luigi Bosco.

Incontri che, tuttavia, non hanno portato le risposte sperate, ma vaghi impegni che non hanno impedito che la situazione del Bacino di Crisi precipitasse, col Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che non riconosce la realtà industriale della provincia di Caserta come Area di Crisi complessa.

I lavoratori del Bacino non ci stanno e, dopo aver constatato la scarsa capacità di manovra degli organi provinciali e regionali, manifestano davanti alla sede del Ministero del Lavoro.

Alla protesta segue un incontro con la Sottosegretatia Franca Biondelli, terminato con l’impegno a un colloquio col Ministro della Coesione Territoriale e del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti.

Se l’on. Sgambato saluta positivamente l’incontro con Biondelli, alla maggior parte dei disoccupati, memori di tutte le trattative finora fallite, invece ricorda ancora una volta una delle promesse non mantenute, esprimendo la propria delusione con un comunicato:

“Politiche Attive Inadeguate!!!

Le Misure di Politica Attiva messe in atto dalla Regione (LOA, APU, LPU , GARANZIA OVER), non osteggiate e combattute a dovere da tutte le parti sociali, oltre a non essere adatte per padri di famiglia (la gran parte cinquantenni), non coprono uniformemente tutta la platea del Bacino di Crisi Caserta (invecchiata da accordi Istituzionali – Governativi Farlocchi). Infatti sono tanti gli esclusi da normative nazionali e/o dalla mancanza di fondi.

Bisogna assolutamente reintrodurre Politiche Passive che accompagnano (anche inserendo misure retroattive e contributive per non compromettere il diritto alla pensione), tante famiglie verso una stabilità lavorativa in modo meno traumatico, ristabilendo con retroattivà la mobilità in Deroga a tutti gli esclusi ed in particolare il 2015 rimasto fuori da ogni misura.

Bisogna eliminare lo sperpero di soldi pubblici Italiani ed Europei impiegati in misure di politica attiva che giova unicamente e considerevolmente a chi eroga i servizi, ma non alle famiglie che continuano ad arrancare e non trovano di sicuro una soluzione tramite i Corsi di formazione ecc.

Dispendio enorme di soldi pubblici con risultati pari allo zero.

Bisogna detassare le famiglie che non hanno nessun componente a lavoro e non riescono a pagare più le tasse comunali (in alcuni comuni la Tarsu arrivata a 700€).

Come si può pensare di vivere e pagare le tasse con misure di politica attiva che offrono ben poco e quello che offrono lo danno con molto ritardo?

Bisognerebbe creare corsie preferenziali nelle assunzioni per famiglie senza occupati e/o monoreddito.

Bisogna finanziare progetti a favore dei comuni che dovranno assumere sul proprio territorio, pagando tutti i diritti sia contributivi che assicurativi.

Altro che Apu, Loa, ecc.”.

Eduardo Danzet

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