Stamane, all’incirca alle ore 12.00, l’Aula Magna Storica dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II ha fatto il “tutto esaurito”: studenti, professori, giovani e anziani hanno partecipato alla cerimonia di consegna della laurea honoris causa a Antonio De Curtis, in arte Totò, il principe della risata napoletana. Erano presenti anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e il Ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini.

Ad aprire la cerimonia di laurea è stato il Magnifico Rettore dell’Università di Napoli Federico II, Gaetano Manfredi“Non c’è miglior giudice del tempo” dice il rettore riferendosi al contributo artistico che Totò ha dato al mondo intero, in quanto ha saputo unificare la cultura napoletana alla cultura mondiale. Quella del principe della risata è certamente un’unicità semplice e raffinata, e la sua risata ha saputo coinvolgere tutti i ceti sociali. In particolare il rettore si è soffermato molto sul ruolo dell’università: questa è luogo di giovani di competenza, che hanno progetti che realizzano in coesione pur considerando le difficoltà. Infine ha concluso rivolgendosi ai giovani: “Come Totò, guardate al futuro con umorismo e leggerezza nonostante le difficoltà.”

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Il Magnifico Rettore Gaetano Manfredi

A seguire ha preso la parola Edoardo Massimilla, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II e iniziatore, insieme a Giancarlo Alfano, del nuovo corso di laurea magistrale in Discipline dello Spettacolo – Storia e Teoria, sostenendo che il principe Antonio De Curtis può essere considerato il primo laureato di questo nuovo corso di laurea.

Ma senza ombra di dubbio, il momento più emozionante della mattinata è rappresentato dalle laudatio di Matteo Palumbo, docente di Letteratura italiana della Federico II, e di Renzo Arbore, attore, sceneggiatore, regista e uomo d’arte. Il professore Matteo Palumbo ha cominciato il suo discorso citando una frase tratta da “La Terrazza” di Ettore Scola: “Totò è un comico che non se ne fa nulla del copione, ed è al di fuori di ogni comicità, perché nella sua originalità ha saputo travolgere con la fantasia le norme e la coesione.” Palumbo, si è a lungo soffermato sulle figure goliardiche di Totò e Peppino: seppur diversi formano insieme un’unità inseparabile. Tuttavia è pur vero che la dicitura della lingua napoletana “parite Totò e Peppino” è oramai diventata pane quotidiano per i partenopei quando vogliono indicare il comportamento e l’atteggiamento di due persone goffe, buffe e pasticcione. In particolare, la lingua che usava il principe De Curtis è stata ampiamente oggetto d’analisi del linguista Tullio De Mauro: è una lingua alternativa, che agisce sul quotidiano, che manipola le parole con effetto dirompente e che mira alla creazione di una nuova grammatica. Basti infatti pensare agli innumerevoli elenchi che Totò piazza spesso nei suoi film. Ma, a rimanere stampata nella mente di ognuno di noi è la mimica espressiva, facciale e corporale di Totò che ha ovviamente preso dal teatro di varietà: nel suo teatro i grandi modelli diventano oggetto di gioco che contrappone il basso del comico e l’alto del tragico. ” Ecco perchè – conclude Palumbo – è opportuno differenziare il Principe Antonio De Curtis dal villano Totò: quest’ultimo è espressione viva dell’eros e non un prigioniero di norme. Per questo, egli è sì un napoletano comico, ma è anche trascendentale, perché vive in un mondo ma al contempo è fuori ed è in una realtà in cui valica sempre i limiti e le norme.”

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Matteo Palumbo e Renzo Arbore

Dopo un lungo applauso dell’Aula Magna storica della Federico II, la cerimonia di laurea prosegue con la laudatio di Renzo Arbore, che racconta al pubblico federiciano che il compito del principe De Curtis era senza ombra di dubbio quello di consolare tutti coloro che avevano subito e sofferto gli scandali della guerra. Egli aveva vissuto il secondo dopoguerra e ha saputo interpretare la fraternità tra ricchi e poveri, nord e sud, attraverso il sorriso e l’intelligenza e descrivendo i prototipi che animano l’umanità intera. La sua risata è perpetuante nel tempo e ogni volta è capace di dare emozioni nuove che arrivano dritte al cuore. E la Napoli che descrive Totò è la Napoli del dopoguerra, quella che si vuole bene, quella in cui non ci sono nemici, ma solo avversari in sana competizione. La lunga orazione di Arbore si conclude con una domanda:“L’anno 1967 è l’anno della morte di Totò, il quale fece il tutto esaurito alla Basilica del Carmine ricevendo al suo funerale il primo applauso nella storia. E allora perchè è stato proprio a partire dal ’68 che gli avversari sono diventati di nuovo nemici?”

La cerimonia per l’assegnazione della laurea honoris causa a Totò si è conclusa con un breve e commosso intervento di Elena De Curtis, nipote del principe, la quale ha sostenuto che questa è senza ombra di dubbio una rivincita.

Arianna Spezzaferro

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Arianna Spezzaferro, nata a Napoli il 12/04/1993, è laureata in Lettere Moderne e specializzanda in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Amante della cultura umanistica, della filologia romanza e della lettura, aspira a diventare un'insegnante di Letteratura italiana, perché crede fermamente di poter trasmettere, in futuro, ai suoi alunni l'interesse vivo per tale disciplina. Attualmente scrive per Libero Pensiero News come coordinatrice della sezione Cultura.