Presso la Reggia di Portici, precisamente in Sala Cinese, si è svolta la presentazione alla stampa dei nuovi lavori di restauro della struttura.

All’evento erano presenti Domenico Marrazzo e Antonio Caiazzo, ex Consigliere Metropolitano delegato al Patrimonio e l’attuale in carica; David Lebro, Vice Sindaco della Città Metropolitana, l’architetto Tommaso Russo, facente parte della Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, e Matteo Lorito, presidente della Facoltà di Agraria.

Durante l’incontro si è parlato dei lavori di valorizzazione dell’area della Reggia e più propriamente di quelli inerenti alle facciate, ad alcuni locali e al Bosco Inferiore; per tali interventi sono stati stanziati 2 milioni di euro.

Si è inoltre discusso del bando pubblico attraverso il quale sono stati assegnati otto degli undici locali appartenenti al complesso immobiliare della storica dimora, sita in Via Università. Tre locali devono ancora essere assegnati: per essi, certamente, uscirà un secondo bando pubblico.

Ad oggi, infatti, una parte della Reggia è affidata all’uso dell’Università di Agraria, un’altra porzione è aperta al pubblico, mentre alcuni civici sono abitati da famiglie. Proprio a tal proposito il Consigliere Municipale delegato al patrimonio, Antonio Caiazzo, ha riferito che alcune di queste stesse famiglie verranno spostate, “non cacciate” — ha specificato — in una parte della città meno fruibile dal punto di vista turistico.

L’atmosfera si è scaldata quando il primo intervento di un residente, il signor Buonaiuto, ha posto i rappresentanti dei tre enti davanti a domande chiare e mirate: “Nel momento in cui finirà questa ristrutturazione, come pensate di preservare i soldi che verranno spesi, visto che questa è una terra di nessuno e l’assenza delle amministrazioni comunali è delittuosa, per via di scelte miopi effettuate negli ultimi anni? Ho sempre detto a tutti che, qualora queste istituzioni latitanti venissero a proporre dei progetti seri, io sarei il primo ad andare porta per porta a dire di fare fagotto e di andare via, perchè è giusto che un bene storico venga riconsegnato all’uso e alla destinazione finale. E a proposito delle scelte fatte nell’assegnazione degli immobili, come è possibile che una società si aggiudichi uno degli immobili per aprirci un ristorante messicano? Cosa centra con la facoltà e con il recupero artistico?”

Alla fine del lungo applauso di approvazione che ha seguito l’intervento, L’ingegner Caiazzo ha risposto, circa le indiscrezioni sull’affidamento di uno degli immobili (che sarebbe il civico 110, proprio dove adesso si trova il centro occupato Itaca, di cui abbiamo scritto qui), che i civici verranno affidati a “località commerciali con finalità culturali”, asserendo che “non c’è nessun ristorante messicano”.

Il secondo intervento è stato quello dei rappresentati di Itaca stessa, i quali hanno ribadito l’importanza dell’esistenza a Portici di spazi sociali per la cittadinanza.

Anche in tal caso le autorità hanno promesso di affidare gli appalti a progetti di sviluppo del sociale, sostenendo subito dopo che attività di tipo enogastronomico debbano essere considerate parte dello sviluppo culturale.

Una volta finita l’assemblea, raccogliamo le opinioni delle persone: “é stata l’ennesima autocelebrazione del potere: parlano dei progressi con i lavori di restauro, ma questo posto è sempre stato abbandonato. Parlano di cose di cui dovrebbero vergognarsi: non servono attività commerciali ma sostegno sociale”.

I ragazzi del centro sociale Itaca, che al momento risiedono al civico 110, stanno valutando il da farsi: lottare per rimanere al 110, lottare per l’assegnazione di uno dei tre civici rimanenti, o spostarsi definitivamente? Al momento si stanno svolgendo diverse assemblee decisionali all’interno del collettivo Portici Città Ribelle.

Cosa avrete intenzione di fare qualora il civico 110 venga assegnato?

Decidere di restare è impegnativo, perché, oltre al largo appoggio della cittadinanza, serve quello politico. Sicuramente ci assicureremo che nel secondo bando siano presenti le condizioni di welfare di prossimità, ma probabilmente non cercheremo di parteciparvi dato che la nostra linea richiede che le delibere sui beni comuni attive nella città di Napoli siano allargate alla città metropolitana.

Si fa riferimento, infatti, ad una delibera con cui la giunta comunale di Napoli ha riconosciuto sette immobili di proprietà comunale i quali, dopo anni di degrado e abbandono, sono stati occupati dai cittadini e riconosciuti dal Comune come “beni comuni emergenti e percepiti dalla cittadinanza quali ambienti di sviluppo civico”. È a questo documento e alle sue conseguenze  di fronte alle autorità che i ragazzi di Portici Città Ribelle stanno guardando nell’immaginare la loro Itaca.

Ludovica Perina