Presidente del Front National dal 2011, anno in cui ha spodestato il padre, storico fondatore del partito, Marine Le Pen si appresta a correre alle elezioni presidenziali francesi del prossimo aprile. A 48 anni, la leader frontista si candida per la seconda volta alla corsa all’Eliseo (la prima volta fu nel 2012, quando ottenne il 17,9% dei consensi, posizionandosi come terza dietro a Sarkozy e Hollande).

Da circa sei anni a questa parte ha cambiato il volto del partito di estrema destra francese. Attraverso un processo di dédiabolisation, Le Pen ha attuato una depurazione del Front National, espellendo alcuni membri storici del partito — tra cui il padre stesso — vietando l’utilizzo di toni eccessivamente forti e abbracciando, così, una retorica più repubblicana, che ha appunto cercato di trasformare un partito radicale in un partito “mainstream.

In parte ci è riuscita e a testimoniarlo sono i risultati alle elezioni regionali del 2015: il Front National di Le Pen ha vinto il primo turno in sei regioni (con il 28% del consenso su base nazionale) e ha portato il partito ad ottenere risultati inimmaginabili fino a qualche anno prima. Tuttavia, però, al ballottaggio, il Front National ha perso in ogni regione, dimostrando come, comunque, nel resto della Francia, molti intravedono nel partito poca moderazione, bensì ancora un eccessivo estremismo.

Come affronta Le Pen, in virtù dell’esito delle ultime elezioni regionali, questa nuova campagna elettorale?

Per rispondere basta prendere in considerazione la clip ufficiale (con i sottotitoli in sovrimpressione) della campagna lepenista e lo slogan scelto da Marine Le Pen: «Au nom du peuple!», in nome del popolo. Date un’occhiata!

Tralasciando le riprese tendenzialmente cinematografiche, vi inviterei a concentrarvi sui messaggi inviati da Le Pen e, soprattutto, sulle parole utilizzate dalla candidata.
Considerando l’analisi di Quorum, Marine Le Pen pronuncia all’interno del video: 25 volte la parola “je” (che significa “io”), personalizzando al massimo il suo mettersi in gioco; 11 volte il termine “France”; 7 volte la parola “français”.

Dice di essere una donna, una madre, un’avvocatessa: si mostra come una cittadina comune, una cittadina francese.

Non nomina mai gli immigrati clandestini, si limita a denunciare il fondamentalismo islamico, nonostante, poi, nel suo programma elettorale, (che vedremo tra poco), inserisca il principio di preferenza nazionale. Ovviamente lo fa per massimizzare il suo consenso, per rubare elettori alla destra repubblicana e moderata, quella fetta di elettorato che ha paura della retorica anti-europeista e xenofoba, ma che condivide il resto dei temi e che oggi non è tanto felice del proprio candidato Fillon, a causa soprattutto dei suoi problemi giudiziari, ma che comunque sta pian piano risalendo la china.

Per non parlare, poi, della suggestione emotiva che si crea quando compare Le Pen, con un mantello nero, a scrutare l’orizzonte del mare, come se stesse in posizione di guardia per proteggere la costa francese da invasioni straniere, dall’arrivo di immigrati. E poi sempre lei a cavallo, anticipando l’apparizione della statua di Giovanna D’Arco, eroina nazionale e simbolo patriottico dei francesi.

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PROGRAMMA ELETTORALE DI MARINE LE PEN

Nel video di cui sopra, Marine Le Pen conclude dicendo di desiderare una Francia libera, sicura, prospera, sostenibile, giusta. Tutti aggettivi ripresi nel suo programma elettorale, composto da 144 punti, che riassumiamo così:

  • Una Francia libera:

    – ritrovare la libertà francese e restituire al popolo la propria sovranità economica, monetaria, legislativa e territoriale. In che modo? Attraverso la richiesta di un referendum concernente l’uscita della Francia dall’Unione Europa (Frexit);
    – proporre una riforma costituzionale che vada a ridurre il numero dei deputati a 300 (contro i 577 attuali) e il numero dei senatori a 200 (contro i 348 attuali), attuare un sistema elettorale proporzionale a tutte le elezioni (con un alto premio di maggioranza – il 30% – all’Assemblea Nazionale) e semplificare, ridurre i costi, nonché avvicinare i rappresentati politici ai cittadini attraverso una riforma della pubblica amministrazione;
    difendere i diritti delle donne, lottando contro l’Islam che limita le libertà fondamentali, creando un piano nazionale per la parità salariale tra uomini e donne e lottando contro la precarietà sociale e professionale.

  • Una Francia sicura:

    potenziare l’armamento delle forze dell’ordine;
    – abolire la legge Taubira, ristabilire le pene minime e sopprimere gli sconti delle pene automatiche;
    – ristabilire le frontiere nazionali e uscire dall’area Schengen;
    – ridurre l’immigrazione legale a diecimila persone annue;
    – sciogliere gli organismi legati ai fondamentalisti islamici ed espellere tutti gli stranieri legati al fondamentalismo islamico.

  • Una Francia prospera:

    – mettere in atto una politica protezionista e instaurare nuovamente una moneta nazionale;
    – operare una preferenza nazionale per quanto riguarda l’assunzione di nuovi lavoratori e inserire una tassa addizionale sull’assunzione di lavoratori stranieri;
    – fissare l’età pensionabile a 60 anni, di cui 40 con contributi versati;
    – portare il limite di ore settimanali di lavoro a 35.

  • Una Francia giusta:

    – garantire la sicurezza sociale per tutti i francesi;
    – attuare politiche sociali verso le persone portatrici di disabilità.

  • Una Francia orgogliosa:

    – ornare tutti gli edifici pubblici di bandiere tricolori francesi e togliere di mezzo quelle dell’Unione Europea;
    – lotta contro il comunitarismo e promozione del principio di laicità;
    – arrestare la politica di vendita degli edifici pubblici a straniero o privati.

  • Una Francia potente:

    – aumentare i finanziamenti alla “difesa”;
    – costruire una nuova porta-aerei;
    modernizzazione degli equipaggi;
    – ristabilimento di un servizio militare obbligatorio per almeno tre mesi.

  • Una Francia sostenibile:

    – trasformare la PAC (Politiche Agricole Comunitarie) in PAF (Politiche Agricole Francesi);
    difesa dell’ambiente, rompendo con il modello economico mondialista;
    – garantire l’equo accesso ai servizi pubblici;
    – sostenere investimenti per le infrastrutture soprattutto nei luoghi rurali e ri-nazionalizzare le società delle autostrade.

Oggi, secondo le rilevazioni più recenti, Marine Le Pen è in testa ai sondaggi: con il 26% del consenso, staccherebbe Macron di due punti. Certo è, se così fosse, la leader frontista andrebbe incontro ad una sconfitta in un eventuale ballottaggio con l’ex ministro del secondo governo Valls. Ovviamente, indecisi permettendo.

Andrea Palumbo

Terzo appuntamento: François Fillon