L’approvazione del Decreto Minniti è stata immediatamente seguita dalle critiche che già l’avevano preceduta: quelle dei partiti di sinistra e delle associazioni che si occupano di immigrazione e diritti umani.

Il 29 marzo, con 145 sì, 109 no e un astenuto, è stato approvato in Senato il Decreto Minniti, provvedimento a cui il Governo Gentiloni ha dato assoluta priorità e sul quale ha posto la fiducia. Sembra dunque essere realtà (è necessaria l’approvazione della Camera) il via libera definitivo al cambiamento di svariate normative in merito alla gestione dei flussi migratori: dai rinnovati accordi con la Libia, alla riapertura dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) seppur con altro acronimo, ad un complessivo snellimento delle procedure burocratiche.

Non si sono fatte attendere le previste innumerevoli proteste delle organizzazioni umanitarie e della sinistra italiana, che intravedono nel Decreto Minniti un concreto pericolo di violazione dei diritti umani. Nello specifico, la maggior parte di queste realtà associative è aspramente critica nei confronti dell’eliminazione del ricorso in appello, che non sarà più previsto nelle procedure per l’ottenimento dello status di rifugiato, e casi analoghi.

Molte associazioni che si occupano di diritti umani, rappresentanti della società civile, hanno firmato un lungo appello in data 14 marzo, precedentemente all’approvazione del Decreto Minniti, ma già profondamente critico nei confronti dell’introduzione delle nuove normative previste. La posizione dei firmatari si oppone fortemente al Decreto e soprattutto al suo carattere sicuritario, che cavalca l’onda del populismo di destra e ha scopi puramente sensazionalistici ed elettorali. Principali artefici di questa levata di scudi sono state la Comunità di San Benedetto al Porto, Antigone ONLUS, il CNCA (Comitato Nazionale Comunità di Accoglienza) e tante altre realtà che da sempre difendono i diritti umani e la loro tutela.

Il parere autorevole di Gianfranco Schiavone, Vicepresidente dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), si allinea a quello delle organizzazione umanitarie e delle associazioni. Oltre alle questioni puramente giuridiche circa la possibilità o meno di istituire sezioni specializzate di magistrati che si occupino di deliberare in merito ai rifugiati, ma soprattutto riguardanti la già citata eliminazione del ricorso in appello, le critiche di Schiavone sono trasversali a tutta l’impostazione del Decreto Minniti.

Destano perplessità l’urgenza con cui è stato approvato questo insieme di normative ma soprattutto le mancate tutele insite nel provvedimento. Un esempio lampante di questa problematica sono i CIE, che con il Decreto Minniti vengono “aboliti“, e sostituiti dai CPR (Centri di Permanenza per il Reimpatrio), più piccoli dei primi e maggiormente distribuiti sul territorio, ma identici in tutto e per tutto, per ciò che concerne le procedure inerenti la detenzione, l’allentamento o il trattenimento dei migranti.

Tra le critiche delle realtà associative è importante menzionare la Caritas, che con le parole del suo responsabile immigrazione Oliviero Forti si è detta profondamente delusa dall’approvazione del Decreto Minniti, definendolo un ritorno al passato, al vecchio binomio immigrazione-sicurezza che non è più percorribile. Non si sono fatte attendere le posizioni contrarie al Decreto della sinistra italiana, tra le quali spiccano, all’interno del Partito Democratico, i voti contrari di Luigi Manconi e Walter Tocci, che intravedono nel Decreto Minniti un pericolo di disuguaglianza sociale e giuridica.

L’introduzione di un diritto etnico, ineguale e anticostituzionale, è temuto anche dalla senatrice Alessia Petraglia, di Sinistra Italiana, che si è detta concorde con il pensiero di Manconi e Tocci, e in una lunga intervista a FanPage evidenzia il carattere securitario del Decreto Minniti, sulla falsa riga della retorica della destra xenofoba. Stefano Catone, sul blog di Possibile, ha evidenziato a sua volta questa affinità di progetto tra i partiti di destra e i provvedimenti del Decreto Minniti, definendolo uno «sfregio alla nostra cultura di paese liberale e di stato di diritto».

Eventi e proteste si susseguono in questi giorni nelle più grandi città italiane per contrastare l’approvazione del Decreto Minniti, che prima di essere definitivamente attivo dovrà passare l’esame della Camera dei Deputati, verso i cui emendamenti sono rivolte le speranze delle associazioni e organizzazioni umanitarie, affinché possano limitare il pericolo di disuguaglianza sociale del provvedimento tanto voluto dal Governo Gentiloni.

Andrea Massera

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