Non Vettel, non Raikkonen. Le parole che metteremmo a caratteri cubitali sulla stampa di questo post sul gran premio di Cina sono quelle di Alberto Giovinazzi, che forse con l’umiltà che solo un posto da precario può darti ha detto che “basta un attimo per perdere tutto”. Dal canto suo, un weekend decisamente da dimenticare (due volte a muro con la Sauber, prima in qualifica e poi in gara), e allo stesso tempo da ricordare. In Formula Uno forse parlare di attimi è anche un tantino eccessivo, lo sapete. E lo avete riconosciuto, ad esempio, nel digerire che il divario sul tempo di qualifica tra chi partiva in seconda piazza e chi in terza era solo di un millesimo.

Stiamo parlando naturalmente di Sebastian Vettel e di Valtteri Bottas, due protagonisti sotto luci completamente diverse del gran premio di Cina. Di Giovinazzi prendiamo in prestito il lato profondo e ingenuamente filosofico, perché riconosciamo che il suo crash ha influenzato – e non di poco – la gara del ferrarista. Questioni di attimi quindi, forse troppi ‘stavolta, quelli che Vettel ha trascorso in più in pitlane non riuscendo – come altri – ad approfittare del passaggio obbligato ai box per montare le gomme d’asciutto, sotto regime di Safety Car ovviamente.

Dopodiché un grazie al buon Bottas, che decide di piroettare a velocità controllata e regalare una posizione a diversi piloti, tra cui lo stesso Vettel (che dovrà rimontare dalla quinta piazza).

A questo punto possiamo introdurre il casotto di giornata e tirare dentro quel vecchio lupo di Kimi Raikkonen. Che c’entra, c’entra e come se c’entra in questo discorso.

Da pronostici in Cina avremmo sperato in un duello molto più ravvicinato tra Vettel e Hamilton (che ha poi vinto la gara), considerato il fatto che questa pista vanta sulla carta qualche possibilità di sorpasso in più. Un duello che poi ha solo visto i due piloti manganellarsi a colpi di giri veloci nell’ultima frazione di gara e ha confermato che, a regime, tra Ferrari e Mercedes il divario si è accorciato.

Quel che però è sconcertante è che pare che di Ferrari (così come di Mercedes) a volte ne scenda solo una in pista. Un esemplare per ogni razza, insomma. E questo perché un anonimo Bottas si gira ingenuamente sotto regime di Safety Car, e di Raikkonen forse si parlerà molto più che di Vettel o dello stesso Hamilton.

Buona parte della rimonta di Seb passa per il casotto di giornata. Sono due le Red Bull e una la Ferrari che il tedesco ha davanti a sé (a nemmeno un quarto di gara, per i motivi citati) e che lo rallentano e distanziano dal leader di gara, Lewis Hamilton. I due ferraristi sono uno davanti all’altro e montano gomme Soft, che progetto voleva fossero dovute durare fino alla fine. Tuttavia, le difficoltà di Kimi a trovare lo spiraglio per passare anche solo su Daniel Ricciardo (che tra i due Red Bull è quello in difficoltà maggiori, su gomma SuperSoft) rallenteranno non di poco Vettel.

Con queste nuove vetture, inoltre, stare negli scarichi di chi è sonoramente più lento di te non fa assolutamente bene alle gomme. E puntuale come un orologio svizzero, è ancora questione di un attimo che da casa si comprende che la situazione potrebbe essere gestita in un altro modo. Che Raikkonen dovrebbe lasciar passare Vettel, quasi con una manovra da ciclismo, e che alla radio dovrebbero farglielo presente. A difesa del finlandese, va detto che è quasi impensabile che due vetture che dovrebbero essere identiche, e con due piloti ‘mica scemi’, facciano così fatica l’una a girare come l’altra.

Non c’è motivo per non credere, a questo punto, alle parole dello stesso Raikkonen, che ha più volte lamentato alla radio di non avere la giusta potenza per provare ad attaccare Ricciardo. E allo stesso modo è difficile anche credere che un evidente dislivello non abbia fatto pensare al muretto di ricordare al finlandese che “Sebastian is faster than you” (semicit).

Forse avremmo commentato un altro gran premio, però è giusto che si faccia già chiarezza su queste vicende. Quando finalmente un biascico di vecchie emozioni sembra essere ritornato sulla pista, non vorremmo doverci arrendere di nuovo alla logica delle strategie e della matematica da circuito. In parole commestibili, un ordine di scuderia (seppur celato) non avrebbe dato lustro a nessuno. Giusto che Vettel abbia deciso, forse anche troppo tardi, di attaccare il compagno di squadra. Quest’anno ci appelliamo ai piloti, e i piloti sono i primi che decidono.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: f1grandprix

 

 

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Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un’Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.