In Venezuela la scorsa settimana la Corte Suprema  ha tentato di sopraffarre le funzioni legislative del parlamento, aumentando ulteriormente i poteri che già aveva concesso al presidente in carica Nicolás Maduro e procedendo alla revoca dell’immunità parlamentare di molti membri dell’opposizione. Quello che potremmo definire un tentato golpe da parte dell’autorità giudiziaria, non è passato inosservato agli occhi della comunità internazionale, tanto da far tornare, nel giro di 48 ore, la Corte Suprema sui suoi passi annullando la sentenza che avrebbe permesso al presidente Maduro di esautorare il parlamento.

In seguito al tentato golpe ci sono state numerose proteste e manifestazioni guidate dai gruppi dell’opposizione, di cui una terminata tragicamente con la morte di un giovane manifestante di 19 anni, colpito accidentalmente da un proiettile secondo i rapporti della polizia locale di Caracas. Maduro in seguito al clima di tensione avrebbe dichiarato:

«Il Venezuela è in pace, sta producendo, sta lavorando, e i piccoli focolai di violenza sono stati immediatamente repressi prima che raggiungessero il loro obiettivo : riempire di violenza Caracas».

Secondo il Presidente democraticamente eletto nel 2013 non ci sarebbe dunque di che preoccuparsi e quanto avvenuto sarebbe frutto di un semplice malinteso fra forze politiche.

Le condizioni in cui versa il Venezuela tuttavia, a prescindere dalle rassicurazioni del suo Presidente, sembrano essere piuttosto gravi. Dopo la morte del presidente Hugo Chávez, avvenuta nel 2013 durante il suo secondo mandato governativo, il Venezuela si presenta come uno degli Stati più fragili e poveri di tutto il Sud America. Paese moribondo, inquinato dalla corruzione politica e fortemente influenzato nelle sue politiche economiche dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), il Venezuela pare assumere sempre di più i tratti di una dittatura che quelli di una democrazia socialista.

Sicuramente  il presidente Maduro non è dotato dello stesso carisma del suo predecessore Chávez. Tuttavia, ciò che ha fatto calare i consensi verso il Partito Socialista Unito del Venezuela a favore dell’opposizione di destra, vincitrice delle elezioni del 2015, è stata la crisi economica in cui versa tutto il paese, dovuta principalmente alle politiche fallimentari messe in atto da Maduro. L’inflazione del paese secondo gli esperti quest’anno potrebbe aggirarsi intorno al 2000%, il che rende totalmente utopica la crescita sociale ed economica del paese rispetto qualsiasi fronte.

Ma a cosa è dovuta una crescita così alta dell’inflazione e soprattuto che tipo di politica è ed è stata quella messa in atto dal chavismo?

Dalla prima vittoria elettorale di Chávez nel 1999, il chavismo ha sempre intrapreso un cammino democratico, accettando l’esito delle urne, come nel 2007 quando venne bocciata la proposta di riforma costituzionale. Il governo di Chávez basato sul “sogno democratico socialista” aveva prodotto un programma politico anti-imperialista, fondato sulla critica del neoliberalismo e il suo superamento attraverso la redistribuzione del reddito, l’uguaglianza sociale dei cittadini rispetto all’accesso alla sanità pubblica e all’istruzione, con una particolare attenzione anche allo sviluppo di un’identità latinoamericana non più contaminata né manipolata dalle visioni di vecchi e nuovi colonizzatori. Il progetto di Chávez si è parzialmente realizzato da un punto di vista socio-culturale, ma si è successivamente e definitivamente spezzato con il tracollo economico sotto il governo del suo successore Maduro.

In una lunga intervista rilasciata al quotidiano indipendente venezuelano  La Razón, Carlos Betancourt, ex comandante al fianco di Chávez in quella che venne definita rivoluzione bolivarista, analizza criticamente il caos nel quale è caduto il paese e, senza troppi peli sulla lingua, si esprime rispetto alle possibili cause del tracollo, dovuto principalmente all’irresponsabilità e al socialismo solo “di microfono” del presidente Maduro. Quest’ultimo sarebbe responsabile della dipendenza dall’OSA per la compravendita del petrolio, di cui il Venezuela sarebbe il più grande esportatore del Sud America. Il petrolio sarebbe stato venduto a prezzi irrisori, soprattutto agli statunitensi, non apportando nessun guadagno al paese. Il valore della moneta venezuelana si è abbassato moltissimo e il salario minimo obbligatorio che spetta ai cittadini, data l’inflazione, non basta più nemmeno per l’acquisto di beni alimentari e medici. Più del 75% della popolazione, secondo i sondaggi, non riesce a conseguire più di un pasto al giorno.

Risulta quindi innegabile che la situazione di caos in cui versa il Venezuela sia dovuta all’intersecarsi di numerose cause, anche se la principale sembra rimanere legata alla frattura politica che si è creta successivamente alla morte di Chávez. Una frattura che si è allargata ancor di più con la vittoria alle parlamentari del partito dell’opposizione, che ha intrapreso e intraprende tuttora un braccio di ferro continuo con il presidente Maduro, la cui unica reazione sembra essere stata nell’ultimo goffo tentativo di portare a termine un golpe privo di qualsiasi appoggio popolare o internazionale. Golpe che sembra essere naufragato insieme alle speranze di un possibile recupero di consensi in vista delle elezioni del prossimo anno.

Sara Bortolati

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Sara Bortolati, classe 1991, diplomata presso il Liceo socio-psico-pedagogico D.G. Fogazzaro di Vicenza e laureata in Filosofia (vittima del 3+2) presso l’Università degli studi di Padova. Attualmente frequento l’ultimo anno di magistrale con la speranza di potermi laureare con una tesi sulla questione di genere, concentrandomi in particolare sull’opera di Butler e Foucault. Amante della fotografia, con un debole per quella analogica su rullini scaduti, onnivora di film, meglio se concettualmente disturbanti o d’essai, devota all’arte contemporanea, alla causa femminista, alla poesia e al caffè. Il tutto condito da una montagna di contraddizioni, sigarette, sogni nel cassetto, fumetti e la voglia, se non di cambiare il mondo, per lo meno di confrontarsi sempre attivamente con esso. Non credo in Dio, non faccio parte di nessuna associazione politica e marcio fiera tra le schiere di coloro che hanno fede nel fatto che cultura e istruzione un giorno possano cambiare il mondo. Allergica alla polvere, al polline e alle menti chiuse e retrograde.