Achille Damasco, giovane napoletano dottore in Fisica della Materia, si è reso noto al mondo della scienza per aver proposto in collaborazione con il biologo del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma Alessandro Giuliani la Teoria delle Risonanze Evolutive che stravolge del tutto le precedenti tesi sull’evoluzione darwiniste e neodarwiniste insegnate nelle scuole e università di tutto il mondo.

La redazione di Libero Pensiero News ha intervistato l’autore della teoria Achille Damasco che ci ha gentilmente illustrato la sua tesi. Di seguito l’intervista completa:

Le tradizionali teorie evoluzionistiche che vengono insegnate a scuola pongono l’accento sull’importanza della selezione naturale e delle mutazioni casuali, mentre quella da lei formulata mette al centro la stabilità dei sistemi biologici. Una vera e propria ”rivoluzione copernicana”! Come è giunto a questa conclusione?

Vi sono giunto per ragioni specifiche per ciascuno dei due fattori evolutivi considerati i più importanti. La selezione naturale, per definizione, non “crea” i caratteri, non li modifica nemmeno, li filtra. Solo una volta avvenuto un cambiamento, allora ci si può chiedere se esso sia vantaggioso o svantaggioso per una certa specie, ma il vero problema non è che fine faccia un nuovo carattere, ma come nasca! Le mutazioni casuali invece sono effettivamente in grado di cambiare i caratteri, ma agendo a caso, sono quantitativamente ostacolate da un numero esorbitante, inimmaginabile di vincoli dovuti alle interazioni tra le proteine e in genere tra le parti di un sistema biologico. Ciò che possono fare è limitato entro un certo spettro di possibilità, oltre il quale l’organismo non può funzionare. Può sembrare strano iniziare una teoria dell’evoluzione postulando come situazione di default il suo opposto, la stabilità, ma in realtà la cosa fa parte dell’evidenza comune: i cuccioli di una coppia di gatti sono a loro volta gatti, per quanto possano variare tra una generazione e l’altra.

L’estinzione di alcune specie e il successivo predominio di altre più evolute hanno rappresentato da sempre un’enigma, ma grazie alla Teoria delle Risonanze Evolutive è possibile dare una spiegazione al fenomeno. Come avviene il passaggio dalle forme di vita più semplici a quelle più complesse?

Occorre una premessa: non è facile dire in modo unanime cosa sia la “complessità”, per esempio non si può dire se sia più complesso un cane o un gatto. Per semplicità, in questo contesto, definisco la complessità in base a due grandezze quantificabili: il numero di caratteri di una certa specie e il numero di interdipendenze tra essi. Per capire questo discorso, basta pensare agli smartphone: un cellulare con più applicazioni di un altro si può ben dire che sia più complesso, a maggior ragione se alcune di queste app sono capaci di interagire con altre app (si pensi alle app che rimuovono i file inutili delle altre). Tornando alla teoria, uno degli sviluppi successivi ai postulati principali (alludo ad una formula apposita) afferma che quanto più una specie è complessa, tanto più è “difficile” che essa si evolva, ma se ciò accade, allora si evolve di più rispetto ad una più semplice. Si crea quindi un circolo virtuoso per cui si va verso complessità sempre crescenti.

Dai 2 miliardi ai 500 milioni di anni fa l’evoluzione ha subito una sorta di stasi. A cosa è dovuto ciò? Come mai negli anni a venire il processo di evoluzione ha subito un boom?

La stasi, secondo la mia teoria, è stata causata dal fatto che in quel periodo i soli esseri viventi presenti erano estremamente semplici e a ciclo vitale breve; questi fattori, nel contesto della mia teoria, implicano un’alta improbabilità di evoluzione, che poteva avvenire solo con fortissimi ma specifici cambiamenti ambientali. Cambiamenti di questo tipo sono finalmente avvenuti 500 milioni di anni fa, per cui la situazione si capovolse: la somiglianza reciproca tra le specie allora esistenti e il loro veloce ciclo vitale divennero fattori che hanno causato una sorta di “evoluzione di massa”.

”Ogni parte è essenziale per il funzionamento del tutto”. Potrebbe spiegarmi meglio questo concetto?

In un organismo vivente accade che quasi mai un gene sia predisposto ad un solo carattere e quasi mai un certo carattere costituisce un’unità indipendente dalle altre. Basta pensare per esempio all’apparato digerente: se ho un grave problema allo stomaco, la digestione è compromessa anche se l’intestino non ha problemi. Nel contesto di una teoria evolutiva, quindi, è necessario andare oltre i discorsetti su un singolo carattere per spiegare le trasformazioni delle specie (tipo l’esempio del collo della giraffa, che tutti abbiamo studiato a scuola). Come ho già detto a proposito della complessità, in una teoria evolutiva la spiegazione di come cambiano i caratteri non può essere svincolata da quella sul come cambiano i caratteri tra loro.

La Teoria delle Risonanze Evolutive, oltre che essere stata accolta il maniera molto positiva nel mondo scientifico, ha rappresentato una sorta di rivoluzione anche in campo medico per la cura di malattie di origine batterica. È possibile l’estinzione controllata dei batteri all’orgine di alcune patologie?

Per ora la rivoluzione in campo medico è solo una possibilità ancora molto lontana, ma sarebbe davvero molto interessante. Lo scopo principale di una teoria evolutiva è spiegare il passaggio da una specie A ad una specie B tenendo conto di quello che ci dicono i fossili. Uno dei corollari della mia teoria, in ogni caso, presenta un tipo di estinzione “non banale” (cioè non dovuta semplicemente ad una drammatica distruzione di un habitat) che potrebbe essere in linea di principio applicata per provocare il fenomeno contrario di un’evoluzione, quale è appunto un’estinzione. Ora, occorrerebbe considerare solo specifici tipi di batteri patogeni, occorrerebbe una terapia sofisticata per fare in modo che batteri di quel tipo si “estinguano” all’interno di un corpo, tutte cose che al momento non sono realmente in grado di dire se si potrebbero fare un domani, ma sarebbero senz’altro un grande sogno, un’idea molto più ambiziosa delle “applicazioni” delle attuali teorie evolutive, che al momento si limitano a constatare l’inefficacia degli antibiotici oltre un certo dosaggio.

Vincenzo Nicoletti