Il regista lituano Eimuntas Nekrošius porta al teatro Bellini (NA) dal 19 al 21 aprile, un’opera esclusiva, connubio di una forte tradizione letteraria resa con la spettacolarità teatrale.
“A Hunger Artist”, tratto dal “Il digiunatore” di Franz Kafka riesce a far trapelare tutte le sensazioni amare e agrodolci dello scrittore novecentesco. Il senso di inadeguatezza  e di estraniamento da una società pragmatica, che non lascia il posto all’individualità e ai sentimenti, ha spinto Kafka a realizzare una serie di racconti di cui l’ingrediente principale è la cecità dell’uomo. I nostri occhi appaiono inesorabilmente chiusi di fronte a chi, nelle “Metamorfosi”, si è risvegliato scarafaggio, stanco, affranto, confuso, ma viene trattato con sufficienza da una famiglia superficiale che vive solo per ottenere.
Così invisibile è il signor K, sottoposto ad un processo organizzato come un gioco, tra silenzi, scene rocambolesche e la totale assenza di una figura autorevole.

Tale sensazione di abbandono è la chiave anche del racconto “Il digiunatore“, in cui continua, con la classica narrazione lucida, fredda e spietata, la linea tematica kafkiana.

Già nel testo appare una percezione teatrale data da un’ambientazione che vorrebbe ricreare un palco particolarmente scarno ma che, ad evidenziare la solitudine del protagonista, si rivela poi essere una gabbia. Accanto, una pendola che ha il compito di scandire il tempo del digiuno. La critica si è spesso dibattuta per trovare la reale chiave di lettura. C’è chi nel digiunatore vede lo scrittore stesso. “Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno” confessa l’artista della fame, “senza che ciò mi impedisca di essere vittima dell’incomprensione altrui”. L’arte del digiunare si compara così con quella della scrittura e chi la pratica sente il peso del giudizio del pubblico e di tutta la società.

Ma l’artista, colui che si distingue dagli altri e inizia una vita anticonvenzionale, rischia di essere eclissato e posto ai limiti, come un reietto, per poi essere inesorabilmente dimenticato.

Su queste base Eimuntas Nekrošius aggiunge l’effetto sorpresa: a hunger artist  è in realtà una donna che può muoversi liberamente e, tra le ipotesi di interpretazioni aggiunge l’idea che forse lo spettacolo non vuole solo parlare della sensazione di rifiuto, ma anche dell’uomo che pretende di superare Dio.

L’interpretazione teatrale di  Viktorija Kuodyté e del trio di attori che la affiancano – Vaidas Vilius, Vygandas Vadeiša e Genadij Virkovskij – è così potente che tutto passa in secondo piano.
All’improvviso, ci si ritrova immersi nella messinscena, mentre l’artista del digiuno canta una canzone della nostra infanzia oppure mentre tenta di capire un breve trattato medico sulla digestione; e tutto appare sorprendentemente organico e coerente. Il minimalismo ascetico, tipico di Kafka, si colora della passione portata in scena.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.