Si è appena concluso il vertice dei ministri degli esteri delle sette nazioni più ricche del mondo, noto ai più come G7, ospitato quest’anno da Lucca, capoluogo di provincia toscano, dove non si è parlato soltanto di energia e clima, ma anche – e soprattutto, viste le attuali tensioni internazionali – di politica estera.

Su questo punto, il summit non ha prodotto soluzioni soddisfacenti, almeno per i gusti del Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, il quale, nella giornata di ieri, si è recato personalmente a Mosca per conferire direttamente con Sergej Lavrov, capo della diplomazia russa. Nello stesso momento, il presidente Mattarella veniva ricevuto al Cremlino dal suo omologo Vladimir Putin.

Entrambi gli appuntamenti rappresentano due facce della stessa medaglia diplomatica, due tentativi, distinti e separati, di porre fine alle frizioni fra superpotenze, che stanno preoccupando il mondo.

Diverso, infatti, l’approccio alla questione utilizzato, nei diversi momenti, da Tillerson e Mattarella: spavaldo e deciso, il primo, conciliante e persuasivo (almeno negli intenti) il secondo.

In questo senso, le dichiarazioni precedenti agli incontri ufficiali hanno detto molto sulle intenzioni dei due statisti.

Tillerson, in particolare, non ha usato giri di parole, intimando che «non saranno permessi altri attacchi chimici in Siria» e annunciando che «la priorità degli USA è sconfiggere lo Stato islamico» e ha concluso, in maniera a dire il vero decisamente poco diplomatica, avvertendo che «non v’è alcun motivo per la revoca delle sanzioni contro la Russia».

La risposta di Lavrov, che val la pena riportare, non ha lasciato presagire alcun tipo di avvicinamento: «Washington ha dimostrato di desiderare l’egemonia mondiale, che viene giustificata dalle tesi sull’esclusività americana. Dispiace dirlo ma non abbiamo provocato noi un colpo di Stato incostituzionale in Ucraina, non abbiamo acceso noi il falò delle cosiddette primavere arabe».

Se queste sono le premesse, le parti in causa avranno di fronte una lunga strada, nel corso della quale dovranno venirsi reciprocamente incontro per scongiurare un inasprimento della situazione proprio lì dove, in questo preciso momento, ce n’è più bisogno: la Siria.

In questo senso, l’intervento del presidente Mattarella è apparso di certo più confacente, nei toni, a un’operazione diplomatica.

Il Capo di Stato italiano, infatti, ha chiesto ufficialmente, a nome dell’Unione Europea, uno sforzo alla Russia per riportare alla normalità la situazione di crisi siriana, con specifico riferimento all’uso di armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad.

Più che una trattativa diplomatica, si è trattato quasi di un invito alla ragione che il nostro presidente ha cercato di porgere a Putin, con l’obiettivo di porre fine alle atrocità nella provincia di Idlib. Tuttavia, anche Mattarella ha potuto mettere qualcosa sul piatto delle negoziazioni, facendo intendere al suo interlocutore che l’Italia non sosterrà la richiesta di nuove sanzioni verso la Russia.

La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad uno scenario tutt’altro che incoraggiante, non fosse altro per l’apparente ostinazione con cui i protagonisti principali della vicenda, Washington e Mosca, sostengono i propri interessi.

Nel frattempo, nelle zone di guerra si continua a morire, e le violenze, questa volta, riguardano anche i civili, bambini compresi.

Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest’ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l’Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l’inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v’è rimedio. Per fortuna.