Sono stati giorni intensi, di confronti continui tra Spagna e Inghilterra riguardo alla delicata questione di Gibilterra, territorio dislocato in una posizione geografica tale da permettere il controllo amministrativo e logistico di buona parte dei traffici commerciali che intercorrono lungo il tratto di mare che divide Europa e Africa.

Gibilterra ha accusato la Spagna di causare enormi code e interferenze ai controlli doganali, dichiarando che questo comportamento è una chiara risposta alle crescenti tensioni riguardo alla politica interna dell’Inghilterra.

«Le ultime azioni della Spagna sono ovviamente e chiaramente una risposta al recente clima della politica inglese, è quello che hanno sempre fatto ma è indubbio che questo comportamento rimane totalmente e assolutamente inaccettabile»

Queste le parole di Joseph Garcia, leader del Partito Liberale di Gibilterra (GLP) e primo ministro del governo. Parole forti e dirette, che rimandano alle numerose situazioni conflittuali in cui Gibilterra si è dovuta trovare a fronteggiare. Difatti, facendo parte della United Nations list of Non-Self-Governing Territories (lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi), Gibilterra è sotto il controllo dell’Inghilterra ma ora, a causa delle spinose e capillari questioni relative alla Brexit, sembra sempre più debole l’influenza inglese sul territorio.

A seguito di ciò la Spagna, che per secoli ha rivendicato la sovranità di Gibilterra e non riconosce ufficialmente la sovranità inglese nelle acque dello stretto, ha cercato nelle ultime settimane di provare a mostrare i muscoli: è infatti stata rilevata, poco a largo del porto di Gibilterra, e quindi in acque di sovranità inglese, l’incrociatore Infanta Cristina della marina spagnola.

Per la Spagna non sono nuove queste incursioni della propria Marina Militare in acque appartenenti all’Inghilterra lungo lo stretto: infatti sono state numerose negli anni le esercitazioni e i passaggi delle navi spagnole lungo tutto lo stretto di Gibilterra, ma quella del 4 aprile assume un significato particolarmente rilevante poiché avviene proprio durante i difficoltosi rapporti tra Inghilterra e Unione Europea, proprio riguardo agli accordi che vigono tuttora sul territorio di Gibilterra.

Certi comportamenti non possono rimanere inosservati nel Regno Unito, al punto che il leader del partito dei Conservatori, Michael Howard, ha più volte rimarcato la necessità da parte dell’Inghilterra di rafforzare il proprio peso politico e consolidare le proprie posizioni all’interno degli intricati negoziati che si sono aperti con la Brexit tra l’Inghilterra e gli Stati dell’Unione Europea.

Riguardo allo stretto di Gibilterra, Michael Howard ha auspicato e consigliato al Primo Ministro Theresa May di considerare l’opzione di far cominciare, se necessario, una vera e propria ritorsione militare contro le azioni della Spagna, richiamando alla memoria ciò che fece Margaret Thatcher per le isole Falkland.

Più recentemente, Theresa May e Boris Johnson hanno cercato di calmare la situazione che è scaturita dalle dichiarazioni del leader dei Conservatori, cui si sono contrapposte le parole del ministro degli esteri spagnolo, che ha ricordato come «qualcuno in Inghilterra sta perdendo la sua spiccata pacatezza».

Ma quali sono i reali interessi in gioco intorno allo stretto di Gibilterra?

Se le scaramucce, più verosimilmente mediatiche, che si sono susseguite nelle ultime settimane hanno almeno portato alla luce il problema, è sicuramente più difficile risalire ai numerosi interessi economici e commerciali che legano Gibilterra con Spagna ed Inghilterra.

La crescita dell’economia spagnola, difatti, è legata sensibilmente al Regno Unito, contando che il principale flusso di investimenti spagnoli all’estero è diretto verso le sponde inglesi: superano i 19 miliardi di euro solo nel 2016. Non soltanto però, poiché le numerose tratte commerciali che si intercorrono sullo stretto di Gibilterra rendono il territorio un importante centro logistico per  la gestione del traffico di merci in tutta Europa.

La situazione si è raffreddata, ma rimane comunque un nodo spinoso quello legato alla Brexit e al futuro dei rapporti tra Inghilterra e Spagna, che dovranno al più presto confrontarsi per trovare una soluzione che possa garantire la sicurezza dei rapporti commerciali tra le due parti. Soprattutto, però, il rapporto tra Unione Europea e Inghilterra si fa sempre più lacero, proprio quando invece dovrebbe esserci nelle mire di tutti il riuscire a garantire un iter che possa garantire la salvaguardia degli interessi economici che ruotano intorno a diversi assi.

Gibilterra si dimostrerà uno snodo cruciale in questo macchinoso viaggio che porterà l’uscita definitiva dell’Inghilterra dall’Unione Europea, rischiando allo stesso tempo di divenire un espediente per prove di forza o contenziosi, da parte sia dell’Inghilterra che della Spagna, che possono solamente esacerbare una complessa situazione sociale ed economica, trascinata avanti negli anni e mai risolta definitivamente.

Niccolò Inturrisi 

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Nasce il 26 febbraio 1995 a Firenze, dopo aver terminato gli studi liceali nel 2015 lascia l’Italia e si trasferisce con la famiglia in Olanda, ad Amsterdam. Ora continua a lavorare come magazziniere in attesa di intraprendere gli studi. Il libro che lo ha colpito più di tutti è stato “La bestia umana” di Zola. Se proprio gli chiedessero di scegliere un autore preferito, opterebbe però per Dostoevskij. Coltiva molte altre passioni, tra cui la musica, nella quale si è cimentato per qualche anno suonando chitarra elettrica e basso. Ascolta tutti i generi possibili e il suo gruppo preferito in Italia restano gli Zen Circus, anche se adora De Andrè e Lucio Dalla (ma ne potrebbe citare molti altri), ma il suo primo amore rimangono i Pink Floyd. Grazie alla famiglia si porta dietro praticamente da tutta la vita la passione per il cinema. Adora Fellini e Monicelli, ma non disdegna anche registi esteri come Lynch, Scorsese e Tarantino.