Fantasia Pura Italiana, dopo il tour estivo e grazie alla produzione artistica di Riccardo Onori, rilancia il nuovo disco “Istruzioni per un viaggio scomodo” ed il #tourscomodo di promozione di nuovi e vecchi brani. Lo stile inconfondibile del gruppo questa volta si focalizza sul tema del viaggio per “sviscerare tutto quello che ruota intorno e dentro al concetto di viaggio“.

Fantasia Pura Italiana, lo scorso anno avete preso parte al programma televisivo “Italia’s got Talent” e subito dopo avete prodotto un lavoro discografico, a cui è seguito un tour con più di 30 date. Il brano che ispira il titolo al vostro primo EP recita: “L’umanità è divisa in tre: buffoni, pecore e re”. Voi avete scelto da che parte stare?
FPI: «Certo che abbiamo scelto, stiamo dalla parte dei buffoni.»

Molto interessante vedere anche la composizione del vostro gruppo: Fabrizio Ganugi – Voce, chitarra ritmica, Ivan Giacca Crisci – Chitarra Elettrica, Claudio Jean Brambilla – Basso elettrico, Alessio Siso Tanzini – Batteria, Tiziano Bollore Nieri –Tastiere, Francesco Gori – Recitazione, cori e quant’altro. Come riuscite ad armonizzare buone dosi di recitazione (e comicità!) con i diversi stili che proponete a chi vi ascolta?
FPI: «Riusciamo ad armonizzare diverse ispirazioni musicali e la venalità teatrale tenendo come perno il messaggio che vogliamo trasmettere.»

Il terzo brano contenuto nel vostro nuovo album “Istruzioni per un viaggio scomodo” si intitola “I mostri cattivi”: qui provate a mettere in luce una particolare correlazione tra la realtà e le storie dei fumetti, con i suoi mostri ed i suoi cattivi (“…che non muoiono mai), con una particolare differenza. Nella vostra “Gotham” tutti gli eroi vengono messi da parte, perché proprio quei cattivi “…sono dentro di noi”. Un pensiero, forse, un po’ nichilista.
FPI: «Questa canzone non è altro che una metafora dell’odierna realtà umana globale. La nostra epoca che non conosce più forti trasporti ideologici ci ha fatto capire che il problema è dentro ognuno di noi; cantare che i supereroi hanno perso potere è un modo per incitare ogni abitante di questa “Gotham” a salvarsi da solo, visto che ognuno di noi è complice e membro attivo del sistema.»

Sulla stessa linea “Il cellulare”, una canzone che si propone di raccontare storie di ordinaria ipocrisia. Si inquina sapendo di inquinare, non c’è rispetto per nessuno, soprattutto nelle relazioni con gli altri, e voi assumete una posizione critica anche sulla guerra (“Tanto la guerra c’è lo stesso, prima la spada poi il fucile”). In particolare, qual è il vostro obiettivo?
FPI: «Il nostro obbiettivo è quello di cantare ciò che riteniamo vero, senza porci sul piedistallo del “poeta civile” puro e moralista. Il potere è sempre stato complotto, questa canzone dice che gli abitanti dell’occidente benestante sono le pedine fondamentali dell’esercizio del potere. Non sappiamo di preciso qual’è il nostro scopo, intanto cerchiamo di dire cose scomode che stimolino il pensiero autocritico

“Bobotia” è un canto che accompagna il ritornello con le strofe: “io sono l’oblìo dell’Africa, ci sono anch’io nel mondo che sarà” è un verso che cela una grande significatività. Secondo voi, cos’è che spaventa l’Europa e che impedisce la costruzione di un mondo plurale e solidale insieme ai migranti?
FPI: «Un mondo plurale e solidale si costruirebbe se le potenze mondiali non considerassero i paesi più poveri dei feudi da sfruttare, se i migranti non sognassero l’occidente come la salvezza, se i paesi “ricchi” fossero davvero ricchi. Ad ogni modo nel giro di poche generazioni ci sarà un’effettiva mescolanza etnica, il problema è che se accadrà secondo le odierne tendenze culturali, non ci sarà arricchimento, ma si creerà un’unica cultura globale che cambierà per sempre i tratti dell’umanità.»

Quali sono gli artisti a cui vi ispirate e quali progetti ci sono in programma?
FPI: «Non ci sono artisti in particolare a cui ci ispiriamo e per ora i progetti in programma sono relativi al tour che faremo questa estate».

Fantasia Pura Italiana riesce a coniugare insieme note ed ironia sottile, descrivendo temi senza veli o congetture dettate dal caso. Le parole non sono mai casuali e questo sottolinea il grande lavoro (ma anche il grande divertimento!) che c’è alle spalle, come in “Una canzone Semplice“.

Sara C. Santoriello