È dal 1958, con la Legge n. 75, promossa dalla senatrice socialista Lina Merlin (la quale ha conferito il nome alla legge stessa), che in Italia è abolita la regolamentazione della prostituzione, con la conseguente chiusura delle cosiddette “case chiuse”. Da allora, però, il tema della prostituzione, della legalizzazione e/o regolamentazione della stessa è al centro del dibattito pubblico.

Tante sono state le proposte di regolamentazione, nel corso del tempo, volte a revisionare la legge Merlin sulla criminalizzazione della prostituzione. L’ultima proviene dall’Associazione Radicale Certi Diritti, ente nato nel 2008 per la promozione e la tutela dei diritti civili e per la responsabilità e la libertà sessuale delle persone, nonché soggetto costituente del Partito Radicale Non Violento Transnazionale e Transpartito.

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Abbiamo intervistato, a tal proposito, Leonardo Monaco, Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, la quale sta preparando una campagna di raccolta firme per dare inizio ad una iniziativa legislativa popolare sul tema della prostituzione regolamentata.

In cosa consiste la proposta di Radicali Italiani (altro soggetto costituente del Partito Radicale, ndr) e dell’Associazione Radicale Certi Diritti sulla regolamentazione della prostituzione? Si ispira a qualche modello in particolare? 
«La nostra proposta prende a modello la legge neozelandese sulla regolamentazione della prostituzione. È un esempio a nostro avviso molto avanzato che ha il pregio di mettere al centro loro, le persone che vendono servizi sessuali. Spazia su vari fronti, sempre tenendo a riferimento i diritti di questi lavoratori: la promozione del sesso sicuro, le garanzie di non schedatura da parte delle autorità, la possibilità di rifiutarsi di vendere servizi o di interrompere una prestazione in qualsiasi momento. Più, chiaramente, tutte le tutele per i lavoratori e gli impegni che ne derivano come ad esempio la contribuzione fiscale».

Ormai il tema della parità di genere è entrato prepotentemente nell’agenda pubblica e se ne discute quasi ogni giorno. Una proposta di regolamentazione della prostituzione, come la vostra, tesa a riconoscere una vera posizione professionale alle donne che si prostituiscono, tende ad andare nella stessa direzione? Cosa ne pensano i movimenti femministi a riguardo?
«Prima di tutto ci dimentichiamo molto spesso che non sono solo le donne a prostituirsi, molti sono anche gli uomini. È un mondo ampio e variegato su cui spesso pende un giudizio molto approssimativo. A riguardo i movimenti femministi sono spaccati trasversalmente: c’è chi, anche avendo ben presente che sono tantissime le persone che scelgono liberamente di diventare lavoratori del sesso, vede una lesione di fondo dei diritti della donna. Noi crediamo prima di tutto nei diritti di chi vuole autodeterminarsi e nel governo di un fenomeno che fino ad oggi, con ricette abolizioniste, è stato, sì, ricettacolo di malaffare e di sofferenze inutili».

Legalizzare e regolamentare la prostituzione significa adibire alcuni edifici a quello che diventerebbe a tutti gli effetti un mestiere. Ciò permetterebbe a molte donne di non dover stare più in strada al servizio di padroni criminali o di clienti poco piacevoli. Ma chi assicurerebbe che il fenomeno non continui a essere praticato in maniera illegale da chi sfrutta giovani donne per interessi personali?
«Da liberali non abbiamo la presunzione di dire che abbiamo la panacea contro la tratta o la violenza sulle persone che si prostituiscono. La regolamentazione della vendita di sigarette non ha debellato il contrabbando, ad esempio. Di sicuro — me lo dimostrano altre esperienze in Europa e oltreoceano — far emergere un settore sommerso vuol dire dare sicurezze agli esercenti e ai clienti e cacciare via una grossa fetta di mercato in mano alla malavita».

Regolamentare la pratica della prostituzione significa anche legittimare la vendita del proprio corpo, superando ogni convenzione etica sul tema. Con una Chiesa restia anche all’utilizzo dei metodi contraccettivi, come pensa di trovare consenso popolare per una proposta così rivoluzionaria per l’Italia?
«Nel 2016 l’Eurispes (Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali, ndr) ha dato il 65.5% degli italiani favorevoli alla legalizzazione della prostituzione e la percentuale è destinata a salire. Chiamati ad esprimersi i cittadini hanno sempre dimostrato di essere più avanti della politica, non mi stupirebbe veder confermata questa tendenza su un tema così. Attenti però a non far impantanare il dibattito cadendo nel trabocchetto della tirannia delle maggioranze: parliamo pur sempre di diritti umani delle persone».

Un’ultima domanda: quando partirà la raccolta firme per l’iniziativa legislativa popolare?
«Stiamo definendo alcuni dettagli per presentare un pacchetto organico di proposte da presentare verso maggio». 

Ringraziamo il segretario Leonardo Monaco per la disponibilità mostrata.

Intervista a cura di Andrea Palumbo

1 COMMENTO

  1. Come si può fare con la Convenzione ONU 1949/51, la quale vieta le case chiuse e che l’Italia, a differenza di altri Stati come la Germania e l’Olanda, ha ratificato nel 1980?

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