Il 22 aprile si terrà la manifestazione a Pontida, nella provincia di Bergamo in Lombardia, nonostante i numerosi atti compiuti affinché, sembrerebbe, la manifestazione non avvenga.

A Pontida si celebrerà la giornata dell’Orgoglio Antirazzista, migrante e meridionale.

“Abbiamo scelto di dare vita a una grande festa: la festa di chi è orgoglioso e fiero di essere meridionale e di chi, in tutta Italia, da sempre crede nelle idee dell’accoglienza e della solidarietà verso chi è costretto a lasciare la propria terra. Abbiamo deciso di celebrare questa grande giornata di orgoglio antirazzista nel cuore della Padania bianca e cristiana tanto celebrata dalla propaganda leghista: il 22 aprile saremo tutti a Pontida! si può leggere sulla pagina dell’evento.

Risale ad oggi, però, la notizia secondo la quale, “nonostante le numerose rassicurazioni da parte del le Questure di Milano e Bergamo sul tranquillo svolgersi dell’evento” come sottolineano gli attivisti di Insurgencia, è stato negato l’uso del pratone nei pressi del piazzale della Stazione dalle Ferrovie dello Stato.

È proprio delle Ferrovie, infatti, la proprietà dove si dovrebbe svolgere il concerto che chiuderà la manifestazione, al quale è prevista la partecipazione di numerosi artisti.

Non è l’unico problema legato alla manifestazione. I colleghi di Fanpage hanno girato un video nel quale si vede chiaramente che chiamando da Napoli un albergo di Pontida e chiedendo di una camera per la notte del 22 aprile, questi risultino pieni, mentre chiamando da Milano, lo stesso albergo per lo stesso giorno, le camere risultino disponibili.

Abbiamo chiamato gli attivisti di Insurgencia per farci spiegare meglio la situazione.

Pontida
Insurgencia

Come ci si comporterà per la manifestazione del 22 aprile dopo gli avvenimenti dell’ultimo giorno?

«Ci siamo già mossi per chiedere allo Stato di darci una spiegazione sul perché non ci sia stato concesso il permesso per questa manifestazione e per provare a trovare un accordo che metta pace tra tutte le parti coinvolte. È chiaro che sono state fatte pressioni politiche perché quest’evento non si svolgesse e che la Lega Nord abbia ottenuto così quello che voleva. Speriamo si rendano conto di quello che stanno facendo, e che in questo modo non si stanno comportando nel modo che s’addice a quello che è un paese democratico. Nonostante questo, non fermeranno l’ondata d’orgoglio antirazzista e meridionalista che la manifestazione vuole portare, ma anzi si moltiplicherà! Gli artisti suoneranno per tutte le strade del paese».

Pontida
Prato di Pontida prima di una manifestazione Leghista

Come mai proprio Pontida “nel cuore della Padania”?

«Pontida è il luogo dove si può dire che è stato piantato il seme dell’odio verso i meridionali. Quel seme è cresciuto ed è diventato sterpaglia da estirpare. Quest’odio non è rivolto solo contro il sud, ma anche contro tutti i nostri fratelli immigrati. Noi vogliamo distruggere quel seme di odio e di razzismo in tutta Italia. Partiamo da Pontida perché e da lì che vogliamo raccontare il perché quest’erbaccia deve essere estirpata e che le idee di solidarietà partono da ovunque».

Il Ministro Minniti “per garantire la libertà di parola” ha spinto affinché l’11 marzo fosse permesso a Salvini di utilizzare lo spazio della Mostra d’Oltremare, nonostante il Sindaco Luigi De Magistris, e con lui il Comune, non volesse concedergli lo spazio. In quest’occasione il ministro Minniti non si è, almeno per il momento, ancora espresso. Pensate che interverrà per permettere anche a voi di manifestare e garantirvi il diritto di parola?

«Ci teniamo a fare i giusti distinguo tra le due situazioni. Napoli, i cittadini napoletani e tutte le forze l’11 marzo si sono mosse per dire no a Salvini e alla Lega Nord che per anni hanno continuato a infangare l’immagine del sud allo scopo di dirottare i finanziamenti e le risorse verso il nord. Al contrario, quello che vogliamo fare noi non è escludere una parte del paese, ma creare un ponte tra queste due realtà e integrarle. Nessuno dei cittadini di Pontida si è espresso in maniera contraria alla nostra venuta, anzi sono tanti gli attestati di solidarietà che ci sono giunti da lì».

Andrea Chiara Petrone

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