Dal 10 aprile Gabriele Del Grande è detenuto in Turchia, senza concrete motivazioni giudiziarie di fermo e senza sapere quali siano le tempistiche del suo rilascio, di fronte alle quali anche la diplomazia internazionale sembra impotente.

Il 18 aprile 2017 a Gabriele Del Grande, giornalista e blogger italiano, è stata concessa una telefonata dal centro di identificazione ed espulsione di Muğla in Turchia. Gabriele era stato fermato e trattenuto otto giorni prima nella struttura di Hatay, ma solo dopo giorni di proteste e un trasferimento gli è stato permesso di effettuare una chiamata. La telefonata raggiunge la sua fidanzata, che la rende pubblica, allertando le autorità italiane.

«Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano. Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta. Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me. Da stasera entrerò in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti.»

Gabriele Del Grande ha 35 anni, è nato a Lucca e da tempo si occupa di documentare i flussi migratori e le problematiche ad essi collegate, attraverso la piattaforma online con cui collabora, il blog Fortress Europe. Il 7 aprile Gabriele ha raggiunto la Turchia per intervistare profughi siriani e ottenere contributi per il suo libro in fase di realizzazione: Un partigiano mi disse. L’opera, lanciata attraverso una campagna di crowdfunding, ha come argomento centrale la nascita dell’ISIS e l’influenza del califfato sulle dinamiche politiche e sociali siriane.

Secondo le fonti diplomatiche e il Ministero degli Esteri italiano, Gabriele Del Grande sarebbe stato arrestato in una zona della Turchia in cui era vietato ogni tipo di accesso, ma sarebbe dovuto essere espulso e rimpatriato dopo tre giorni, il 13 aprile. Gabriele non è mai rientrato in Italia, ed è tutt’ora detenuto in Turchia. La telefonata alla  fidanzata ha portato la sua situazione all’attenzione dell’opinione pubblica italiana e delle autorità competenti, che si sono attivate per comprendere l’entità delle accuse a suo carico e quali procedure mettere in atto per ottenerne il rilascio.

La situazione di Gabriele Del Grande resta tutt’ora complicata, nonostante le rassicurazioni del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e di Federica Mogherini, rappresentante italiana a Bruxelles per la politica estera – la famiglia del giornalista teme concretamente per la sua salute. Nessuna accusa è stata formalizzata nei confronti di Gabriele, ma quest’ultimo rimane detenuto nel centro di identificazione ed espulsione. L’auspicio è che, grazie alla mobilitazione generale e all’attenzione internazionale sulla vicenda, possa essere rilasciato quanto prima.

Appelli e iniziative si sono moltiplicati trasversalmente e a macchia d’olio per ottenere la liberazione di Gabriele Del Grande, in risposta alle sue dichiarazioni e alla sua intenzione di mettere in atto un logorante sciopero della fame – a riguardo è indicativo l’impegno di Amnesty International. Il 21 aprile, per la prima volta dopo 11 giorni di detenzione, a Gabriele è stato concesso un colloquio con la delegazione consolare italiana, dopo gli sforzi della Farnesina e del Ministro Angelino Alfano, che ha contattato telefonicamente il collega turco, pretendendo immediata assistenza legale e diplomatica per il giornalista.

«Finalmente tre quarti d’ora fa, seppure con un ritardo di 12 giorni rispetto a quanto previsto dalla convenzione di Vienna del 1963, una delegazione consolare italiana e un avvocato di fiducia sono potuti entrare nel centro di detenzione amministrativa dove è trattenuto Gabriele del Grande.»

Alle parole del senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani, fanno eco le dichiarazioni dell’avvocato turco di Gabriele Del Grande, che dopo il colloquio avuto con l’assistito ha denunciato una vera e propria detenzione illegale. «Non c’è nessun impedimento giuridico al rimpatrio, è un provvedimento punitivo» ha continuato Taner Kilic, al quale è stato negato l’accesso alla documentazione detentiva di Gabriele, rendendo complicate le pratiche di rilascio e rimpatrio.

Gabriele ha cominciato da giorni lo sciopero della fame, nutrendosi solamente di liquidi e ottenendo l’assistenza di un medico dalle autorità turche, grazie all’intervento del Ministro degli Esteri e dell’attività diplomatica italiana, ma la situazione rimane tutt’ora tesa.

In Italia nel frattempo si sono moltiplicate le dimostrazioni di solidarietà nei confronti della famiglia di Gabriele Del Grande, che già il 19 aprile aveva partecipato a Lucca ad una manifestazione, ottenendo un commosso supporto. La prima a rompere il silenzio è stata Elena Del Grande, sorella di Gabriele, che ha voluto ringraziare tutti coloro che sostengono la battaglia per la liberazione del fratello, nella città natale e in tutta Italia. Da Lampedusa, il sindaco Giusi Nicolini ha dedicato a Gabriele il premio per la pace dell’UNESCO, appena ricevuto, e la compagna del giornalista, Alessandra D’Onofrio, ha annunciato sul web l’inizio del suo sciopero della fame per sostenere Gabriele.

Tra le manifestazioni d’affetto nei confronti del giornalista italiano spicca quella dell’ambasciata turca in Italia, che il 21 aprile ha invitato a Roma il padre di Gabriele Del Grande, in virtù della collaborazione tra i due Paesi e auspicando un pronto rilascio del ragazzo. In Toscana continuano tutt’ora le iniziative a sostegno di Gabriele: il Presidente della Regione, Enrico Rossi, ha invitato chiunque possa ad acquistare i libri del giornalista e a proiettare il suo film Io sto con la sposa. Proprio sulla pagina Facebook ufficiale del film sono comparse, il 18 aprile, le prime notizie su Gabriele, e la trascrizione della sua telefonata alla fidanzata.

La rapida circolazione dell’hashtag #iostocongabriele è la testimonianza concreta dell’interesse e della mobilitazione italiani per la vicenda. Oggi, sabato 22 aprile, Amnesty International è testimonial di un evento ufficiale a Palermo, dove il portavoce Riccardo Noury e Alessio Genovese, un reporter che ha già collaborato con Gabriele Del Grande, potranno dare aggiornamenti sulla situazione del giornalista. Dopo la triste vicenda di Giulio Regeni, l’Italia si mobilita per la difesa dei diritti umani di un suo giovane cittadino.

Andrea Massera