Sono giorni frenetici per i lavoratori Unisa, addetti alle pulizie nell’ateneo, da Martedì 18 Aprile in presidio per chiedere il ripristino immediato delle condizioni contrattuali precedenti il 1 Luglio 2016. Approfondiamo la vicenda grazie al contributo di Stefania, una lavoratrice, che ci ha rilasciato delle dichiarazioni nel mentre era incatenata in segno di protesta nei pressi del rettorato.

È una situazione delicata quella dei lavoratori e delle lavoratrici addetti alle pulizie dell’Unisa, che ormai da mesi richiedono un adeguamento del contratto che li lega all’Università, ma purtroppo, almeno fino a questo momento, non hanno ricevuto risposte chiare.

Motivo per il quale dallo scorso martedì la comunità dei lavoratori ha deciso di cimentarsi in un presidio permanente in forma di protesta. Minacciando di non “levare le tende”, nel senso letterale dell’espressione, fino a quando non avrebbero ottenuto un miglioramento delle condizioni lavorative, giudicate dagli stessi lavoratori Unisa un “insulto alla dignità“.

Per comprendere nello specifico a cosa si riferiscono i lavoratori, ma anche i docenti, ricercatori e le associazioni studentesche che hanno manifestato la loro solidarietà partecipando a tutte le iniziative promosse fin dagli albori della vicenda, vi proponiamo una dichiarazione che ci ha rilasciato Stefania, lavoratrice, che ha compito un gesto davvero audace durante il presidio: allo scopo di rivendicare i suoi diritti e quelli dei suoi colleghi di lavoro, Stefania si è incatenata ad un palo nei pressi del rettorato e lì, insieme alla comunità dei lavoratori, vi ha trascorso tre notti.

“Siamo qui al rettorato in presidio, da ieri mattina mi sono incatenata per portare avanti la nostra protesta che parte dal primo luglio 2016, data in cui dopo la gara d’appalto con la ditta aggiudicatrice dell’appalto, con un 40% di ribasso, siamo stati del tutto ridimensionati sia per le ore lavorative che per lo stipendio. Vale a dire: dalla paga oraria di euro 7,65 ci hanno portato ad una paga oraria di euro 5,76. Inoltre, in caso di malattia, il contributo cala a 2 euro l’ora. E, dulcis in fundo, abbiamo perso tutti i diritti acquisiti negli anni lavorati, la cosiddetta ‘continuità’ e questo perché abbiamo subito una nuova assunzione. Oggi siamo qui a rivendicare il tutto, poiché riteniamo queste condizioni inaccettabili per proseguire il normale svolgimento del nostro lavoro. Rivogliamo il ripristino immediato delle condizioni dei lavoratori del 30 Giugno 2016.” [VIDEO]

Nella serata di ieri, complice soprattutto la stanchezza, il presidio è stato smantellato.
Ma la lotta dei lavoratori continuerà.

Nella speranza che quanto prima le condizioni dei lavoratori vengano ricondotte a com’erano in precedenza, nel rispetto della dignità umana e del lavoro, continueremo a seguire gli svolgimenti della vicenda.

Giuseppe Luisi