Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi si è concluso con un affluenza del 79%. Come previsto dai sondaggi, i primi due classificati, che si contenderanno la Presidenza nel ballottaggio del 7 maggio, sono il candidato centrista di En Marche!, Emmanuel Macron (23,9%), e la candidata di destra radicale del Front National, Marine Le Pen (21,4%).

A seguire il candidato di centrodestra de Les Républicains, François Fillon (19,9%), e il candidato di sinistra radicale de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon (19,6%). Disastroso il risultato del candidato del Parti Socialiste, Benoît Hamon (6,35%), addirittura al di sotto della previsione dei sondaggi (7,5-8%). Di poco al di sotto della soglia del 5%, dopo la quale è previsto il rimborso delle spese della campagna elettorale, il candidato dell’altra destra euroscettica, Debout La France, Nicolas Dupont-Aignan (4,75%). Tutti al di sotto dell’1,5% gli altri quattro candidati.

LA SCONFITTA DEI PARTITI TRADIZIONALI

L’esito del primo turno delle presidenziali francesi ha segnato la sconfitta dei partiti tradizionali: il centrodestra perde, con Fillon, più del 7% dei consensi, rispetto a quanto ottenuto nel 2012 con Nicolas Sarkozy candidato (27,18%); tracolla completamente, invece, il Partito Socialista, che, con Hamon candidato, ha ottenuto meno di un quarto dei consensi rispetto al risultato di François Hollande del 2012 (28,63%).

Il risultato di Fillon, in realtà, non va interpretato completamente come una disfatta: infatti, nonostante gli scandali nei quali si è ritrovato coinvolto, nonostante la crisi che stanno vivendo in tutta Europa i partiti tradizionali percepiti come espressione dell’establishment e nonostante la crescita del consenso di Marine Le Pen che ha, in parte, assorbito il voto più radicale dei Repubblicani e di quello di Emmanuel Macron che ne ha catalizzato, invece, quello più moderato, è riuscito a mantenere uno zoccolo duro di sostenitori abbastanza corposo.

Disastro totale, invece, quello del Partito Socialista. Dopo esser stato scelto attraverso le primarie, Hamon, espressione dell’area più di sinistra del partito, ha portato avanti una campagna elettorale sottotono, travolta dall’impetuosa crescita di Mélenchon. Hamon si è ritrovato a proporre un programma per molti aspetti “radicale”, da un partito che, però, oltre ad essere al governo – e quindi considerato parte del sistema e causa principale dei problemi della Francia –, è da tempo su posizioni più moderate. Ai primi segni di debolezza del proprio candidato, infatti, una parte grossa e importante del PS – tra cui lo stesso ex Primo Ministro, Manuel Vallssi è schierata già al primo turno con il centrista Macron. L’elettorato di sinistra più radicale ha, inoltre, preferito rivolgersi a Mélenchon, smarcatosi da molti anni dai socialisti. Tutti fattori che hanno contribuito ad abbattere completamente la candidatura di Hamon, le cui responsabilità sul risultato ottenuto sembrano alquanto ridotte.

CRESCONO GLI “ANTISISTEMA”

Un altro aspetto importante di queste elezioni presidenziali francesi è la polarizzazione e la radicalizzazione del voto che si è rivolto in massa, come mai prima nella storia politica francese, verso le forze politiche considerate “populiste” e “antisistema”. La candidata della destra radicale, Marine Le Pen, è cresciuta più del 3% rispetto al suo risultato del 2012 (17,9%), ottenendo il secondo posto dietro Macron, guadagnandosi il ballottaggio e la speranza di accedere all’Eliseo.

La crescita è dovuta ad un abbandono del legame culturale con il fascismo – trasformazione che ha avuto l’effetto di poter puntare anche all’elettorato del centrodestra di Fillon ma che ha portato anche alla rottura dei rapporti tra Marine e suo padre, Jean-Marie, fondatore del partito, espulso dallo stesso nel 2015 – e dall’aver accompagnato alla classica retorica xenofoba, antieuropeista e nazionalista, la costruzione di un programma economico che alcuni osservatori definiscono “di sinistra”. Il partito della Le Pen, infatti, risulta il più votato dalla classe operaia. Nel corso dei mesi, però, il suo consenso nei sondaggi è andato riducendosi.

Ad accaparrarsi parte del “voto antisistema” è, infatti, comparso un altro candidato: Jean-Luc Mélenchon, il candidato ecosocialista e neogiacobino, che propone una lotta al sistema in ogni suo aspetto – dalla democrazia, all’economia, dall’abbandono della NATO alla modifica dei trattati europei fino all’abbandono di euro e UE nel caso del fallimento delle trattative – ha visto il suo consenso quasi raddoppiato rispetto al 2012 (ottenne l’11,1%). Mélenchon punta alla crescita del suo movimento alle prossime elezioni legislative di giugno, puntando all’assorbimento definitivo del voto di sinistra, vista la totale debacle dei socialisti e di Hamon.

IL VINCITORE ANNUNCIATO, GLI ENDORSEMENT E LE PREVISIONI PER IL BALLOTTAGGIO

Il vincitore annunciato – e confermato – delle presidenziali francesi è il centrista di impostazione europeista e socio-liberale, Emmanuel Macron. Il trentanovenne è riuscito ad approfittare della crisi del sistema partitico, con una proposta nettamente “inclusiva” e totalmente opposta a quella di Marine Le Pen, non solo programmaticamente, ma anche comunicativamente: a differenza della sua avversaria, la quale si definisce “né di destra né di sinistra”, Macron dice di essere “sia di destra che di sinistra”, coniugando la libertà della prima con l’uguaglianza della seconda.

Il giovane candidato è riuscito, alla sua prima esperienza, ad assorbire il voto dei partiti tradizionali, con un programma simile a quelli delle classiche forze socialdemocratiche e liberali, presentato, però, attraverso la pelle nuova di un movimento cittadino trasversale. Per la sua trasversalità, Macron risulta favorito secondo i sondaggi anche al ballottaggio.

I principali leader europei si sono espressi, inoltre, a sostegno della sua candidatura per evitare alla Francia e all’Europa quello che viene definito il “pericolo lepenista”. Inoltre, gli sconfitti Fillon e Hamon hanno chiesto ai propri sostenitori di votare contro la Le Pen, ovvero a favore di Macron, al ballottaggio, per salvaguardare i valori democratici e repubblicani della Francia. Mélenchon si è, invece, rifiutato di indicare uno dei due candidati perché entrambi lontani dal suo programma di abbattimento della “monarchia presidenziale”, riconversione ecologica e giustizia sociale, lasciando libertà di scelta, perché “ognuno di voi sa in coscienza qual è il suo dovere”.

Secondo un sondaggio di IFOP, al ballottaggio, tra gli elettori di Fillon, il 43% sceglierebbe Macron; il 31% sceglierebbe Le Pen; il 26% si asterrebbe, tra quelli di Hamon, il 70% sceglierebbe Macron; il 3% Le Pen; il 27% si asterrebbe, mentre tra gli elettori di Mélenchon il 50% sceglierebbe Macron; il 12% Le Pen; il 38% si asterrebbe.

Partendo da questo scenario e dai risultati ottenuti dai candidati al primo turno, il Guardian prevede una vittoria di Macron con il 60,6% sulla Le Pen che si fermerebbe al 39,4%, al secondo turno delle presidenziali francesi.

Pietro Marino

@PietroPitMarino