Uscire di casa e vivere in un mondo in cui “se passi da quel vicolo ti conviene togliere il casco”, trovarsi in un paese nel quale il potere della camorra si insinua anche nei piccoli gesti della vita quotidiana, ci porta spesso ad arrenderci, a stare alle leggi del più forte. La spinta che ravvivi l’atmosfera di inerzia che caratterizza la piccola realtà di Scampia, allora, deve necessariamente partire dal basso. Qui, 8 studenti universitari, uniti sotto il nome di “Studenti contro la Camorra”, con la collaborazione di Sepofà e Rete della conoscenza-Napoli, hanno realizzato “Spacciamo Libri”. L’evento si terrà Sabato 29 Aprile presso Piazza Giovanni Paolo II, alle ore 11.30.

La piazza sarà il luogo scelto dagli organizzatori. Proprio il simbolo del potere radicato della camorra passerà dallo spaccio al “confronto”. “Parlare per confrontarci e discutere e mai per insegnare, non siamo infatti professori, luminari o scienziati con la verità in tasca ma semplici ragazzi che parlano con altri ragazzi per far ragionare ma soprattutto per ragionare insieme”. Queste le parole di Giuseppe Ruocco dell’ SNCC STAFF.

Proprio al confronto si lega chiaramente l’evento del bookmob. Infatti, una volta giunti in piazza, i partecipanti riceveranno un biglietto colorato sul quale dare libero sfogo alle proprie idee per migliorare Scampia. Proprio così, la cittadinanza attiva si mette al servizio della libertà di espressione, che trionfa con il libro. Proprio nella cultura, rappresentata dal libro stesso, Studenti contro la Camorra trova uno strumento importante.

“Secondo la nostra visione la cultura è lo strumento principale della lotta alla Camorra, forse anche più importante della repressione fatta di blitz, arresti e via dicendo da parte della forza pubblica e del potere giudiziario, in quanto è fondamentale capire che la Camorra prima ancora di essere un’organizzazione criminale, o meglio un’insieme di organizzazioni criminali, è una mentalità, uno stile di vita”.

Gli studenti universitari riconoscono e ammirano il lavoro di “uomini di Stato” che ci difendono dalla costante minaccia, ma mirano al cuore del problema.

“Distruggere la mentalità camorristica significa cambiare le cose, cambiare il modo di pensare e di fare non solo di quelli che si macchiano di spaccio, omicidi e via dicendo, i camorristi per antonomasia, ma di tutti, anche e soprattutto di quelli che pongono in essere quotidianamente quei piccoli grandi atti di inciviltà e prepotenza – dal parcheggiare in doppia fila all’accettare una raccomandazione i quali, secondo la nostra visione, non sono altro che un’ulteriore espressione di questa malata e dannosa mentalità.”

È proprio la resa di fronte a un potere ritenuto imbattibile il vero problema di Scampia, Chiaiano, Ponticelli, e in generale di tutte le piccole realtà vittime della criminalità organizzata. Quest’ultima tende a chiudere le menti dei ragazzi e a non considerare i numerosi elementi di rinascita che sorgonoo ogni giorno in queste zone.

“Il vero problema è che se gli chiedi di Chiaiano, ti parlano di un quartiere con la metro colorata ma degradato e senza prospettive; non accennano minimamente, perché non lo conoscono, al Fondo Rustico Amato Lamberti gestito da (R)esistenza AntiCamorra, così come se gli chiedi di Scampia, ti parleranno di vele, pistole, droga e Gomorra ma non dicono niente sul Gridas o sull’Officina delle culture Gelsomina Verde, perché non sanno nemmeno della loro esistenza”.

Queste le parole riferite ai ragazzi da parte dell’associazione, la quale punta proprio su questi ultimi per dare vita a un progetto che acquista sempre più consensi dal 1985. Studenti contro la Camorra, infatti, è pronta a cercare sostegno anche nei più noti esponenti della lotta contro la camorra, spesso originari proprio della zona.

“Non escludiamo nulla per il futuro, abbiamo anzi già in cantiere alcune idee che prevedono collaborazioni e sostegno da parte di artisti, cantanti ed anche scrittori“.

Corrado Imbriani