Se fosse un annuncio, suonerebbe pressappoco così. Tuttavia, anche se viene da sorridere, la vicenda è reale, e riguarda per l’appunto il bunker antiatomico più grande d’Europa, ultimato dalla NATO nel 1966, in piena guerra fredda, nei pressi di Affi, un piccolo Comune italiano a pochi chilometri da Verona.

La prudenza non è mai troppa in certi casi, ed è forse per questo che la fortificazione militare è rimasta attiva fino al 2007, anno in cui la NATO ha deciso di cederla al Ministero della Difesa, che l’ha sfruttata militarmente sino al 2010, per poi abbandonarla in via definitiva.

Adesso, questa struttura di 13 mila metri quadrati, chiamata “West Star” (Stella dell’Ovest), composta da 110 stanze progettate per ospitare fino a 500 persone, 3 ingressi e una galleria d’accesso, è finalmente pronta per essere destinata ad altro scopo.

Ma come utilizzare un ex-bunker antiatomico che, per fortuna, non è mai stato necessario mettere alla prova?

Dal punto di vista amministrativo, è importante sapere che la finanziaria regionale del 2010 ha autorizzato il Veneto a negoziare un accordo con il Ministero della Difesa, con l’obiettivo di valorizzare la struttura dal punto di vista turistico-culturale.

In virtù di ciò, fino al 2012 vennero stanziati 100mila euro all’anno per la creazione di un museo sulla guerra fredda, obiettivo che non è mai stato raggiunto da quando, nel 2013, le fonti ufficiali riferiscono di un’esplosione che ha danneggiato gli interni del rifugio.

Da allora, ogni iniziativa è rimasta in sospeso, e il caso del bunker antiatomico di Affi è tornato in auge all’indomani dell’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Mattia Farinati del Movimento 5 Stelle, al quale il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, ha risposto confermando che il cespite è stato inserito nell’elenco delle strutture da dismettere.

Il portavoce del governo ha aggiunto, inoltre, che il bunker “potrà essere alienato e valorizzato secondo le possibilità offerte dalla normativa vigente, ivi inclusa la cessione gratuita alle amministrazioni locali interessate”.

In altre parole, chi, fra le amministrazioni locali, vorrà utilizzare il rifugio antiatomico da oggi dovrà solo presentare una proposta alla quale il Governo sarà ben felice di dare seguito, atteso il venir meno di ogni interesse istituzionale alla difesa.

L’immobile è, al momento, nelle cure del V° reparto infrastrutture di Padova: il primo Comune che presenterà una richiesta ufficiale potrà dunque beneficiarne, utilizzandolo per gli usi più disparati.

Magari potrebbe farsi avanti proprio il Comune di Affi, l’unico in passato a dimostrarsi interessato all’utilizzazione del bunker, che tuttavia, a seguito di alcun atti vandalici perpetrati a danno della struttura nel 2015, non aveva poi ultimato l’iter per la concessione.

Carlo Rombolà

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest’ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l’Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l’inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v’è rimedio. Per fortuna.