Negli ultimi anni si parla con maggior frequenza, ma forse mai in misura davvero adeguata, dei meriti di Napoli, dei suoi primati e dello straordinario fermento intellettuale del suo popolo. Eduardo De Filippo diceva che a Napoli “nasce gente ca’ senza cuncierto scenne p’ ’e strade e sape recita’ ”, intendendo così che, in questa città intrinsecamente anarchica, l’arte si tramanda geneticamente e si manifesta anche in assenza di una scuola che la affini. Se è vero tutto ciò, è vero anche che Napoli ha visto nascere, più di due secoli fa, la prima accademia che avesse lo scopo di educare i giovani all’arte, quella che oggi è l’Accademia di Belle Arti, e che propone un prospetto molto variegato di programmi formativi. Sono solo alcuni dei corsi attivi quelli di Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica d’arte, Scenografia, Graphic Design, Fotografia, ai quali si associano corsi unici nell’Italia centro – meridionale, come quello in “Conservazione e Restauro delle opere d’arte moderne e contemporanee”.

Un tempio dell’arte che forma esperti del settore dal 1752, allorché Carlo di Borbone la fondò, con il nome di Real Accademia del Disegno.

Essa allora si trovava nella zona di San Carlo delle Mortelle, dove avevano sede alcune storiche botteghe di artigiani, tra cui l’Opificio delle pietre dure. A partire dalla metà del XVIII secolo fu Bernardo Tanucci, ministro ed uomo di fiducia del re di Napoli, a sostenere e controllare l’operato dell’Accademia, più accuratamente diretta dal pittore di corte Giuseppe Bonito, che fino al 1789 ne coordinò la didattica. In quel tempo esistevano due indirizzi di studio: le accademie del Disegno, del Nudo e di Architettura – riservate a persone interessate ad un percorso artistico professionale – e la Piccola Accademia, rivolta a coloro che fossero a digiuno delle tecniche del sapere artistico.

Accademia Belle Arti Napoli
Sala Palizzi, Galleria

Tra i più insigni docenti, che hanno abitato la scuola ai suoi primordi, ricordiamo Fedele Fischetti, celebre per i suoi affreschi, tra cui quelli ancora visibili nella Reggia di Caserta, e Giuseppe Sammartino, creatore di quel capolavoro di virtuosismo che è il Cristo velato. Con l’arrivo, nel 1789, di un direttore tedesco, J. H. Wilhelm Tischbein, si accrebbe la tendenza ad ispirarsi al lavoro delle Accademie d’oltralpe, e si concretizzò il divorzio tra l’insegnamento delle arti pure e delle arti applicate. L’Accademia fu allora trasferita al Regio Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Nazionale, che per ampiezza degli interni e monumentalità rispondeva meglio alle esigenze della sempre più frequentata scuola d’arte.

Gli anni passavano e la didattica seguì, come prevedibile, i cambiamenti e le traversie della storia, sicché durante la dominazione francese del primo decennio dell’Ottocento si assistette ad un ritorno all’estetica neoclassica, che produsse una serie di opere oggi confluite nella gipsoteca dell’Accademia. Una data cardine nel processo storico che ha caratterizzato tale istituzione è il 1822, anno in cui fu emanato uno statuto che riorganizzò la didattica. Il nuovo direttore fu l’architetto Antonio Niccolini, e alla Scuola fu dato il nome di Real Istituto di Belle Arti. L’offerta formativa venne ripartita in dieci insegnamenti, come apprendiamo da un testo edito a Napoli nel 1845 (Napoli e i luoghi celebri delle sue vicinanze, Stabilimento tipografico di Gaetano Nobile): disegno, pittura, scultura, architettura, prospettiva, ornato, paesaggio, incisione in rame, incisione in pietre dure, anatomia applicata alle arti, e potevano accedervi alunni che avessero tra i 12 ed i 16 anni “salvo quando, previo esame, si trovassero già notevolmente iniziati nel disegno”.

Accademia Belle Arti Napoli
Gipsoteca

L’attività didattica procedette su tali direttive per oltre mezzo secolo, ma l’esigenza di rinnovamento si fece sempre più forte, giungendo a concretizzarsi solo a seguito dell’unificazione italiana, quando l’Accademia fu trasferita nell’attuale sede, il complesso di San Giovanni Battista delle Monache, restaurato a partire dal 1864 su direttiva dell’architetto e docente Enrico Alvino, e dal 1880 da Giuseppe Pisanti.

Nel 1878 l’insegnamento fu ancora riorganizzato, questa volta in due tronconi: l’uno costituito dalle Scuole di pittura, scultura, decorazione ed architettura, l’altro dedicato alle Scuole-Officine di applicazione per l’esercizio delle arti minori, da cui nacque, tra il 1880\82, il Museo Artistico Industriale, oggi distaccato dall’Accademia. Venne inoltre accreditato l’insegnamento della storia dell’arte, affinché si potenziasse la conoscenza teorica dei capisaldi del passato artistico. Tra i più insigni docenti di questi anni annoveriamo coloro che segnarono le innovazioni del 1878: gli artisti Filippo Palizzi e Domenico Morelli.

Il nuovo secolo, percorso dalla riforma Gentile del 1924, mutò ancora una volta la struttura dell’Istituto, infatti venne inaugurato il Liceo artistico e in seguito l’indirizzo universitario. L’istituto ebbe nome di Accademia di Belle Arti e si costituì dei corsi quadriennali di Pittura, Scultura, Decorazione, a cui si aggiunse nel 1940 quello di Scenografia. Durante il ventennio fascista l’Accademia perse buona parte della sua forza attrattiva e catalizzante e fu, in seguito, a causa degli innumerevoli danneggiamenti riportati, costretta a sospendere l’attività per sei anni, fino al 1949.

Accademia Belle Arti Napoli

Negli anni a seguire si assistette ad una progressiva rinascita, e ad un rinnovamento costante che ha avuto negli anni Settanta un forte impulso, attraverso l’introduzione di nuove discipline, che da allora si accrescono nel desiderio di rispondere agli input di una società costantemente in evoluzione.

L’Accademia di Napoli è essa stessa un bene artistico da tutelare; non è solo un luogo di studi per aspiranti specialisti del settore, ma un cenacolo di appassionati che partecipano agli eventi organizzati periodicamente: mostre, dibattiti, conferenze, spettacoli; occasioni che alimentano la sensibilità artistica dei cittadini, e a cui qualsivoglia interessato è chiamato a partecipare.

Paola Guadagno

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