Il Giudice per le Indagini Preliminari Claudio Marcopido ha stabilito che non sussistono elementi per rinviare a giudizio il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, sulla base dell’accusa di aver trascurato, circa tre anni or sono, la situazione di degrado della Galleria Umberto I, e di essere quindi colposamente responsabile della morte del quattordicenne Salvatore Giordano, colpito nel 2014 proprio da un pezzo di cornicione staccatosi da una delle facciate del celebre monumento.

Il GIP ha quindi respinto l’opposizione all’archiviazione della posizione dell’inquilino di Palazzo San Giacomo, già ordinata nello scorso gennaio, presentata dai legali della famiglia Giordano, Angelo e Sergio Pisani; la richiesta di procedere al rinvio a giudizio di De Magistris veniva fondata dagli avvocati sulla circostanza per cui il sindaco non avrebbe tenuto in debito conto delle interrogazioni, presentate alcune settimane prima della tragedia di Salvatore, sullo stato della Galleria, risultando così, insieme all’assessore all’urbanistica Piscopo, potenzialmente negligente nell’assolvimento di specifici doveri di tutela, secondo i Pisani, dell’incolumità pubblica.

Non sono stati però dello stesso avviso, prima ancora che il GIP, né il procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio né il pm Stefania Di Dona, i firmatari della richiesta di archiviazione: infatti, secondo quanto si evince dalle motivazioni del rigetto dell’opposizione, redatte dal giudice Marcopido, De Magistris e Piscopo non avrebbero avuto alcuna capacità operativa per intervenire sulla Galleria in tempo utile, semplicemente poiché questa consiste in un immobile di proprietà di privati. Pertanto, non configurandosi a carico del Comune, l’obbligo incondizionato di un’azione amministrativa diretta, non si può nemmeno invocare una responsabilità penale dello stesso sindaco, o del suo assessore, in relazione alla morte dello sfortunato quattordicenne.

Il GIP ha inoltre precisato che, se così non fosse stato deciso, si sarebbe dato adito alla configurazione di una responsabilità di semplice “posizione”, a carico del sindaco, in particolare, figura che non è compatibile con i principi dell’ordinamento penale. Non è pensabile, recitano le motivazioni della sentenza, intavolare un processo penale nei confronti di qualcuno solo a causa della funzione (in questo caso pubblica) ricoperta. In sostanza, l’archiviazione della posizione di De Magistris era l’unica soluzione possibile o plausibile ai termini di legge; il giudice ha in ogni caso ribadito che la valutazione, in futuro, potrebbe cambiare segno, poiché le indagini riguardo la proprietà pubblica o privata delle facciate della Galleria sono tuttora in corso e non è detto a priori che il Comune venga tenuto al riparo da specifiche responsabilità.

Si tratta di una situazione procedimentale che è data come in potenziale, progressivo divenire, dunque, quella del sindaco De Magistris, il quale non sembra però particolarmente colpito dalla “riserva” di ulteriori indagini e valutazioni che è stata posta nelle motivazioni del GIP. Infatti, il Primo Cittadino ha dichiarato a Repubblica che, a suo avviso, «non dovevamo proprio entrare in un procedimento penale. Giuridicamente oggi esprimo soddisfazione per una decisione che per me era scontata ma rimane la vicinanza e la solidarietà ai familiari che hanno perso tragicamente una vita così giovane (…) la magistratura sta continuando a fare accertamenti, poi saranno i procedimenti o gli eventuali processi a definire le singole responsabilità». Immancabile la chiosa polemica: «quando accadono vicende così tragiche la politica sempre dovrebbe evitare di fare strumentalizzazioni».

Se De Magistris ostenta soddisfazione per il buon esito del procedimento nei suoi confronti, la famiglia Giordano, invece, non accetta il verdetto del GIP. I genitori di Salvatore non esitano a puntare il dito contro la magistratura, che avrebbe rinunciato, senza un motivo adeguatamente fondato, a perseguire il sindaco perché «ex collega». I Giordano quindi rigettano la mano tesa di De Magistris e rincarano la dose, per bocca dei propri legali, i quali sottolineano che la tutela della pubblica sicurezza rientra tra i doveri fondamentali di un’Amministrazione comunale. Non è possibile chiudere gli occhi davanti alle oggettive, a detta degli avvocati, deficienze della risposta del Comune alle denunce sul degrado della storica Galleria.

Al di là della vicenda personale di De Magistris e Piscopo, della morte di Salvatore Giordano restano comunque tracce ancora forti, sia nelle aule dei tribunali, sia nelle vie della città. Dal primo punto di vista, è in corso il processo a carico di due dirigenti comunali, due impiegati municipali e tre amministratori di condominio delle proprietà private da cui si staccò il fatidico pezzo di cornicione. D’altra parte, la Galleria Umberto è ancora parzialmente imbragata dalle impalcature che furono montate in fretta e furia nelle settimane successive alla tragedia; proprio le strutture di sicurezza sono state al centro, nei mesi scorsi, di un’altra vicenda poco felice su mancati pagamenti, da parte dei condomini interessati dall’obbligo di effettuare i lavori di messa in sicurezza, alle ditte titolari dei ponteggi.

Lo stato di abbandono del monumento è ben evidente e anche nei punti in cui le impalcature sono state rimosse i restauri necessari non sono stati, appunto, effettuati. C’è da chiedersi, in attesa che la famiglia di Salvatore ottenga finalmente giustizia, se esista almeno una responsabilità amministrativa per una simile situazione e se sia possibile un’evoluzione a breve termine di una vicenda che, senza dubbio, segna vergognosamente l’immagine e il decoro di Napoli.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 29 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo “Sannazaro”, quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Attualmente sono dottorando di ricerca in Storia delle Istituzioni presso l’Università “La Sapienza” di Roma. I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.