Napoli. Il primo maggio il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, intitolerà una piazza  ai martiri dell’eccidio di Pietrarsa del 6 agosto del 1863. Gli operai trucidati dal Regio esercito italiano a seguito di uno sciopero verranno ricordati in una cerimonia di intitolazione che si terrà alle ore 12,45 nel quartiere di San Giovanni a Teduccio.

Il comune di Napoli, tra le attività patrocinate per il primo maggio, ha deciso di intitolare una piazza agli operai uccisi a Pietrarsa durante uno sciopero. La cerimonia, che vedrà la presenza del sindaco di Napoli, di consiglieri comunali e municipali, di autorità e associazioni si terrà nel quartiere San Giovanni a Teduccio, Strada Comunale Taverna del Ferro angolo Via Domenico Atripaldi.

L’eccidio di Pietrarsa rientra tra le stragi dimenticate dell’Italia unita, per anni bollata come manifestazione pro-borbonica degli operai delle officine che producevano locomotive e materiale ferroviario. In realtà si trattò di uno dei primi scioperi della storia unitaria del nostro paese, repressa nel sangue da un battaglione di bersaglieri del Regio esercito guidato dal capitano Martinelli.

Gli accadimenti di quel pomeriggio del 6 agosto del 1863 sono testimoniati dai rapporti della Questura conservati nell’Archivio di Stato di Napoli. Nelle officine di Pietrarsa lavoravano circa 1000 operai ma, a seguito dell’unità d’Italia, lo stabilimento entrò in crisi. Le prime politiche industriali del governo Rattazzi convogliarono tutte le risorse sul polo industriale Ansaldo a Genova, considerato più incline ad allargamenti strutturali e meglio collegato ai principali snodi europei. Questa decisione provocò il declino delle officine di Pietrarsa che vennero fittate da un privato, Jacopo Bozza, il quale aumentò il monte orario di lavoro e licenziò in tronco centinaia di persone. Quando la situazione divenne insostenibile, gli operai decisero di incrociare le braccia. Fu prima allertata la polizia e poi intervenne un battaglione dei bersaglieri che aprì il fuoco sulla folla e uccise quattro operai: Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Aniello Olivieri e Domenico Del Grosso.

La cerimonia di intitolazione della piazza agli operai dell’eccidio di Pietrarsa, nel giorno della festa dei lavoratori, ci ricorda quanto sia ancora drammaticamente attuale la questione operaia e riporta alla mente episodi di cronaca più recenti, come l’uccisione di un operaio a Montale, provincia di Piacenza, travolto da un camion durante un picchetto notturno il 15 settembre dello scorso anno.

Un primo maggio all’insegna della memoria storica ma, affinché il tutto non si trasformi in un mero rito celebrativo, c’è bisogno che quella memoria diventi strumento di analisi e costruzione del presente e monito e guida per il futuro. Il diritto allo sciopero e le conquiste operaie, in questo momento storico, subiscono continui attacchi da parte degli establishments economici e politici. Lo smantellamento delle tutele del lavoro sono sintomo di un sistema produttivo incompatibile con i diritti acquisiti. I numeri della crisi ci parlano di un Sud Italia e un Sud Europa con tassi di disoccupazione altissimi e con stipendi medi da fame ma il divario tra reddito da capitale e reddito da lavoro aumenta in tutto il mondo, senza distinzioni geografiche. Se non si tengono bene a mente questi numeri e non li si trasformano nella principale battaglia politica dei nostri tempi, si rischia seriamente di trasformare il primo maggio nella più vuota delle parodie, degna di una società dalla memoria anestetizzata.

Mario Sica

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Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.