Napoli. Il 3 maggio i Cobas annunciano un presidio sotto la sede dell’autorità portuale di Napoli. Dopo più di un mese dai licenziamenti per motivi disciplinari di tre operai della SOTECO, il presidente dell’autorità portuale, Pietro Spirito, si è dichiarato disponibile a ricevere i rappresentanti sindacali. Il sindacato chiede l’immediato reintegro dei tre operai licenziati.

La situazione nel porto di Napoli continua ad essere incandescente dopo che nel luglio del 2015 si sono scongiurati i licenziamenti di 101 operai di CONATECO, il consorzio che si occupa della ricezione e della consegna dei containers nel porto di Napoli. L’ad Pasquale Legora De Feo, infatti, circa due settimane fa ha licenziato gli addetti alla guardiania sostituendoli con lavoratori esterni di una ditta di vigilantes, come denunciato dai Cobas.

Nel maggio del 2015 erano più di 500 gli operai che rischiavano la cassa integrazione, la mobilità o il licenziamento a causa della perdita di circa un terzo del traffico containers nel porto di Napoli durante i due anni di commissariamento. Nel giugno del 2015 furono addirittura bloccati i conti correnti della CONATECO e i sindacati temevano che i 101 licenziamenti annunciati fossero solo l’inizio di una crisi ben più profonda, nell’attesa che fosse eletto il nuovo presidente della regione Campania che avrebbe avuto voce in capitolo nella nomina del nuovo presidente dell’autorità portuale. Alla fine si arrivò alla cassa integrazione straordinaria che a breve scadrà.

I sindacati temono che nei prossimi mesi ci saranno altri esuberi e per questo chiedono chiarezza sia all’autorità portuale sia a CONATECO e SOTECO. Il rischio è che questi ultimi licenziamenti rappresentino l’antipasto di un nuovo programma di tagli generalizzati, dopo il pericolo scampato nel 2015 in cui si provò anche a decurtare del quinto gli stipendi dei portuali.

I Cobas sperano di riuscire ad incontrare il presidente dell’autorità portuale Pietro Spirito e nei prossimi mesi si capirà se la crisi del traffico merci nel porto di Napoli sia una crisi congiunturale, dovuta alla mancanza di programmazione degli scorsi anni, o se si tratti di una vera e propria crisi strutturale.

Mario Sica

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Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.