All’Amsterdam Arena i ragazzi di Bozs si impongono con un netto 4-1 su un inconsistente Lione. Vanno a segno Traore (25′;71′), Dolberg (34′) e Younes (49′) per l’Ajax, vanificando il tentativo di Valbunea (66′) per accorciare le distanze.

Amsterdam che torna ad ospitare una semifinale europea. Non succedeva dal 1997, quando l’Ajax venne eliminato, proprio in semifinale, dalla Juventus di Vieri e Zidane. Tutta un’altra partita; un’altra epoca. Ma l’atmosfera, quella delle grandi serate di calcio europee, tende difficilmente a mutare la propria singolarità, perfino nei confronti del tempo.

Vent’anni, come la media dell’età dei ragazzi che vestono la maglia dei “lancieri“, e che la notte scorsa sono riusciti ad  aggiudicarsi il primo turno delle semifinali di Europa League contro il Lione. A.Onana, portiere, classe 1996; M.de Light, difensore del 1999; oppure K. Dolberg e J.Kluivert, entrambi diciannovenni.

Sono solo alcuni esempi, ma quantomai utili per spiegare ed evidenziare il comportamento efficace e ragionevole di una società, quella dell’Ajax, che opera in maniera salutare sia nei confronti di un settore giovanile, al quale viene profusa attenzione ed una conseguente selezione tra i giocatori; sia nel rispetto di quelle che sono le dinamiche sportive ed economiche che regolano il mondo del calcio ed i suoi interpreti, favorendo loro anche un maggiore sviluppo in competizioni come l’Europa League.

Questo Ajax “dei giovani”, guidato da Bozs, è sceso in campo con l’ormai affidabile e consolidato 4-3-3: Onana in porta, Tete e Riedawald terzini rispettivamente destro e sinistro, Sanchez Mina (1996) e De Light centrali in difesa. A centrocampo si vedono schierati Ziyech e Schone, con Klassen mezz’ala a supportare l’attacco composto dal tridente Traore-Dolberg-Younes. Dall’altra parte, un Lione che sceglie di non schierare Lacazette dal primo minuto, affidando a Fekir il ruolo di prima punta nel 4-2-3-1 disegnato da Génésio. Valbuena, Tolisso e Cornet da interpreti di centrocampo e la coppia Gonalons-Tousart a dar manforte alla difesa composta da Morel, Diakhaby, N’koulou, Jallet; a difendere la porta dei francesi, Lopes.

Nei primi venti minuti di partita il Lione sembra trovare più spunti per far male agli avversari: pressano alti sui difensori olandesi, inducendoli ad errori, e più volte mettono a segno affondi sulle fasce, impegnando l’estremo difensore avversario in più di un’occasione. In questa fase iniziale l’Ajax ha subito non poco la pressione derivata dall’importanza della gara e dalla comprensibile inesperienza dei componenti della rosa a competizioni europee. Ciononostante, hanno “retto il colpo”, incassando il gioco fisico degli avversari e cercando il più possibile di verticalizzare il gioco.

Dopo un fallo, eufemisticamente “poco utile”, di Gonalons sulla propria tre quarti, al 25′ Traore spizza di testa e incrocia sul palo lontano a Lopes il gol che vale l’1-0 per i lancieri. Un gol inaspettato, ma che ha dato linfa vitale ad una squadra che non aspettava altro che una spinta per iniziare a crederci con convinzione, di poter arrivare a vincere questa semifinale di Europa League.

Génésio non aspetta nemmeno che la palla torni al centro del campo per cominciare a sbracciarsi dalla panchina. C’è una reazione evidente del Lione, di rabbia, ma il centrocampo dell’Ajax, che fino a quel momento aveva dato segni di debolezze dal punto di vista fisico, entra in moto in maniera armonica con il resto della squadra. L’aggressività dell’Ajax riesce a dare i suoi frutti, creando più volte situazioni di palla recuperata e, immancabili, verticalizzazioni. Non si perde il mantra iniziale, palla lunga e pedalare, ma adesso si riesce a farlo in maniera ordinata, cercando di ripartire dai propri difensori per donare più fluidità al gioco. Nasce così il gol realizzato da Dolberg (il ventesimo in 44 partite ufficiali questa stagione) al 34′ del primo tempo. Tante gambe e tanto fiato.

Al rientro per il secondo tempo di  questa bella ed intensa semifinale di Europa League, Génésio non è riuscito nemmeno ad accomodarsi in panchina che già è costretto a rialzarsi per il gol a bruciapelo di Younes, che gela il risultato sul 3-0 al 49′. La partita da questo momento si accende, con occasioni da una parte e dall’altra, in cui la difesa dell’Ajax dimostra di avere degli interpreti più che degni per ricoprire il ruolo di protagonisti nel palcoscenico calcistico internazionale. Una grande prova anche del portiere Onana, che si è fatto trovare pronto quando chiamato in causa ma che nulla a potuto sul tiro di Valbuena al 66′, ultimo alito di speranza per i francesi. Se nel primo tempo l’Ajax non era riuscito così spesso a creare opportunità per isolare le proprie ali per situazioni di uno contro uno, in questo secondo tempo con il Lione più sbilanciato e i lancieri più freschi, si sono ripetute continue incursioni molto vicine alla porta difesa da Lopes. È infatti Traore a chiudere definitivamente i conti al 71′, sfruttando una ripartenza veloce ed un errore piuttosto grossolano della difesa del Lione.

Ultimi sussulti di una gara di per sé molto attiva, tante occasioni ed un alto livello di intensità che ha premiato sul finire della partita i ragazzi di Bosz sui rivali del Lione. Se da una parte si è denotata l’ empirica praticità della squadra di Génésio a partite di calibro internazionale, sono mancate però le forze e la freddezza necessaria alla sua squadra per non compromettersi una semifinale di Europa League. La mancata visione dell’andamento della partita, ha premiato un Ajax “modesto” dal punto di vista tattico ma che ha saputo sfruttare al meglio la qualità dei propri singoli, avendo anche il tempo di poter recuperare la concentrazione e l’intensità necessari per vincere partite come queste.

Il ritorno è programmato per l’8 di maggio ed anche se l’Ajax può ritenersi soddisfatto della prestazione dal punto di vista del mero risultato, non potrà sicuramente mancare di interrogarsi se non si potesse lavorare meglio su alcune situazioni di controllo del gioco, molto spesso finalizzate ad una risoluzione univoca e quindi, alla lunga, prevedibile.

Per adesso, comunque, solo tanta corsa e tanto fiato. A quanto pare funziona piuttosto bene…

Niccolò Inturrisi 

 

 

 

 

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Nasce il 26 febbraio 1995 a Firenze, dopo aver terminato gli studi liceali nel 2015 lascia l’Italia e si trasferisce con la famiglia in Olanda, ad Amsterdam. Ora continua a lavorare come magazziniere in attesa di intraprendere gli studi. Il libro che lo ha colpito più di tutti è stato “La bestia umana” di Zola. Se proprio gli chiedessero di scegliere un autore preferito, opterebbe però per Dostoevskij. Coltiva molte altre passioni, tra cui la musica, nella quale si è cimentato per qualche anno suonando chitarra elettrica e basso. Ascolta tutti i generi possibili e il suo gruppo preferito in Italia restano gli Zen Circus, anche se adora De Andrè e Lucio Dalla (ma ne potrebbe citare molti altri), ma il suo primo amore rimangono i Pink Floyd. Grazie alla famiglia si porta dietro praticamente da tutta la vita la passione per il cinema. Adora Fellini e Monicelli, ma non disdegna anche registi esteri come Lynch, Scorsese e Tarantino.

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