L’immaginario di Gauthier e Fléchais si aspre con un addio, un saluto ultimo vestito di speranza di ricongiunzione, un ultimo sguardo tra un nonno e un nipotino. Ma non si tratta di una famiglia comune. “L’uomo montagna” è colui che porta sulle sue spalle il peso di tutti gli altorilievi del mondo, sulla fronte tutti i sentieri che ha percorso, nella voce il rombo della terra, negli occhi l’acqua di tutti i mari. Ma ormai è stanco, greve della mole che lo rende se stesso, il vento non riesce più a portarlo e senza vento non si può andare lontano, non può esistere un altro viaggio.

La soluzione sembra quindi molto semplice: sarà il nostro giovane protagonista a raggiungere la vetta più alta per recuperare il vento più forte, per spingere suo nonno per il suo ultimo viaggio.

Ha inizio così un percorso di formazione che vedrà il bambino alle prese con il mondo, per la prima volta da solo. Ogni singolo passo ed ogni incontro gli doneranno un pezzetto in più da unire al resto del  suo puzzle, arriverà ad un primo grado di maturazione, con un bagaglio di esperienze che lo porteranno ad accettare la facciata più brutale della natura.

L’albero è il primo personaggio che il bambino incontrerà. Trascorre la sua vita a sfidare il vento e a resistere al suo ululare, ci riesce solo grazie alle sue radici.
“Le radici sono ciò che fa sì che io sia a casa, qui, e che mi ci senta bene. Sono ciò che mi rende forte [..] Sono ciò che mi rende un albero, ma sono anche il motivo per cui mi piace essere un albero” spiega.

I sassolini sono elementi particolari, rotolano giù dalle pendici e non hanno interesse nel cambiare la loro sorte. Nel corso della vita non ha senso tornare indietro, tutti dovrebbero pensare solo a quello che sta per arrivare e dimostrarsi preparati ad affrontarlo.

Gli stambecchi accompagneranno invece il bambino nell’ultimo step del suo viaggio. Gli insegneranno che un aiuto sarà sempre prezioso, che non si può fare tutto da soli perché nessuno ha davvero tanta forza e che, alla fine, il suo viaggio sarà sempre il suo viaggio, a prescindere da chi lo accompagna.

“L’uomo montagna” è una graphic novel delicata e gentile che, con tenui colori e tanta forza immaginativa, riesce ad affrontare il tema della vita che finisce e che comincia, tramite una serie di importanti metafore, il tutto amalgamato con infinita dolcezza. Adatto per i bambini, riesce a far sognare anche gli adulti grazie alla sua lettura connotativa, con uno stile che ricorda molto quello di Antoine de Saint- Exupéry.

Alessia Sicuro

CONDIVIDI
Articolo precedenteVan Gogh: 120 opere a Vicenza grazie a Goldin
Articolo successivoNapoli Carpisa Yamamay, successo contro un club maschile
Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here