“Voi avete fatto questo”.

Così un ufficiale tedesco, a mo’ di inquisitore, si rivolse a Pablo Picasso il 16 ottobre del 1943. L’ufficiale si riferiva a Guernica, la celebre opera del pittore spagnolo. Con la concisione di chi preferisce l’arte alle parole, Picasso rispose: “No, voi”. Guernica era la cittadina basca colpita dai bombardamenti dei nazifascisti ingaggiati dal generale nazionalista Francisco Franco. Nel quadro erano rappresentati proprio gli orrori di questi ultimi. A distanza di 80 anni, la storia si ripete: Vasco Gargalo da vita ad Alepponica.

La forza espressiva del capolavoro di Picasso, nei contorni spigolosi del cubismo, nella totale dissoluzione espressa dai colori, non necessita di spiegazioni, oltre la lapidaria risposta del pittore dinanzi ai nazisti. Inevitabilmente Guernica, come espresso dall’ex ministro britannico Andrew Mirchell, doveva rappresentare il volto giusto da adattare alle stragi di Aleppo. Il fumettista portoghese lo ha fatto con estrema minuzia di particolari. Ma sono altre le ragioni che hanno portato il signor Gargalo a scegliere il dipinto.

Ai microfoni di “Al Jazeera” Gargalo farà riferimento all’infanzia dei bambini siriani, immersi nella realtà della guerra. Lui invece, da bambino, aveva visto la guerra solo attraverso la riproduzione di Guernica, esposta nella sala da pranzo della sua casa. Solo da un tale slancio poteva nascere un’opera priva di censure, che induce l’intera popolazione mondiale a una profonda riflessione.

Non manca niente, o meglio “nessuno”, in Alepponica. Per interpretarla, utilizziamo l’occhio del passato, analizzandola da destra verso sinistra, proprio il verso che Picasso aveva dato al suo lavoro. Solo così è possibile coglierne le infinite affinità concettuali con la tragedia siriana.

Dietro quattro micce pronte a consumarsi, l’urlo straziante della donna di Guernica, si trasforma nell’ “Allah Akbar” di un militante dell’Isis, dal corpo completamente nero. Ai piedi del corpo nero vi è una madre che scappa con in braccio il figlio. La sua meta è l‘Europa, come lascia presagire la valigia che reca in mano. A spingere la donna a fuggire è la minaccia incombente del regime di Al-Assad. La testa sopra di essa mostra con l’unico filtro dell’arte le sembianze del presidente siriano.

Guernica Alepponica

Il cavallo al centro è Barack Obama, ex presidente americano. Il suo volto appare irriconoscibile. Possiamo riconoscerlo solo dalla sella a stelle e strisce. Il significato dell’animale resta invariato nella storia, impresso nelle sue sembianze vicine a quelle di un asino: la sconfitta.

Guernica Alepponica

Procedendo verso sinistra, più definiti appaiono i contorni del volto di Vladimir Putin, rappresentato come un toro. I suoi carri armati e i suoi aerei sono il motore di una violenza che si propaga inesorabilmente.

Guernica Alepponica

Nessuno appare risparmiato dalla critica del signor Gargalo. Persino l’Europa, nonostante possa sembrare un porto sicuro, a esclusione di alcuni paesi, per i fuggiaschi, nasconde dietro di se interessi personali. Non è un caso la presenza del barile di petrolio ai piedi del militante dell’Isis.

Immaginiamo un sostenitore del regime di Assad, o un collaboratore di un potente capo di stato, direttamente dal Cremlino, o dalla Casa Bianca, “accusare” Vasco Gargalo riguardo Alepponica. Quest’ultmo non potrà  che ottenere le stesse parole che l’ufficiale tedesco ricevette da Picasso. Ancor più oppressiva e soffocante l’atmosfera di Alepponica, rispetto all’opera a cui essa si ispira, nonostante la penna del fumettista non punti a cambiarne il volto artisticamente. Eppure i volti indefiniti di Guernica assumono delle sembianze che fanno pensare all’uomo, nel suo inesorabile ripercorrere gli errori, autore di una storia che ritorna costantemente su se stessa.

Corrado Imbriani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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