È un quadro a tinte fosche, quello che emerge dall’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica dall’Ingegner Alberto Ramaglia, ancora per pochi giorni manager dell’azienda del trasporto pubblico del Comune di Napoli, l’ANM. Il funzionario ha fatto il punto sulle precarie condizioni economiche dell’ente, sottolineando come il servizio sia ormai al collasso e giustificando così il proprio addio alla carica, dopo 6 anni di servizio.

È il dato finanziario quello che spaventa di più: il manager sottolinea come ANM abbia una perenne necessità di liquidità, ma al momento si trova senza sufficienti risorse sia per la gestione ordinaria, sia per quella straordinaria, che con un parco veicoli vecchio mediamente di 17 anni è più la regola che l’eccezione. Una realtà, quella del trasporto pubblico in crisi, che dunque parte proprio dai 13 milioni in meno (rispetto al 2014) che il Comune ha destinato all’azienda e che oggi, con un fabbisogno reale che sarebbe di circa 20 milioni in più, diventa insostenibile per assicurare livelli di prestazione decenti.

Il peggioramento del servizio è sotto gli occhi degli utenti, sostiene Ramaglia, ma alle lamentele non è possibile non tanto dare una risposta efficace, ma proprio dare, in generale, una soddisfazione di qualsiasi tipo: la mancanza di fondi rende impraticabile tutte le migliorie individuate dal funzionario per far ripartire l’ANM (ovvero l’aumento di «personale, risorse, treni e autobus»); così, ci si affida quotidianamente alla benevolenza dei passeggeri di mezzi stracolmi, soprattutto i treni della metropolitana, e alla bravura quasi eroica di meccanici e autisti che rimettono in condizione di circolare “carrette” inaccettabili. Proprio gli autisti, che, com’è noto, sono finiti spesso negli ultimi anni nel mirino di teppisti e veri e propri criminali sulle tratte più “difficili”, come se non bastasse fanno i conti, secondo Ramaglia, anche con «una viabilità spesso precaria».

Sembrerebbe un vero e proprio atto d’accusa nei confronti dell’Amministrazione, quello del manager che da 6 anni, a quanto pare con ottimi risultati («ho incrementato gli incassi del 10 per cento, grazie alle tariffe aziendali scelte da molti utenti»), combatte in trincea contro tutte queste difficili problematiche. Eppure, Ramaglia non trova espressamente nel sindaco De Magistris uno dei colpevoli del collasso dell’ANM: anzi, l’ingegnere sostiene anche che il dialogo con il Primo Cittadino è sempre stato buono e cordiale e che lo stesso De Magistris lo ha pregato di ricandidarsi. Tuttavia, Ramaglia non nasconde che gli interventi del Comune siano stati del tutto insufficienti e attenti solo all’aspetto economico e non finanziario del bilancio di ANM. I nuovi depositi trasferiti da Palazzo San Giacomo, infatti, sarebbero serviti solo ad aumentare il capitale dell’azienda, senza per questo dare un aiuto concreto alla “cassa”.

La città negli ultimi tempi è sempre più affollata: il sindaco di questo dato fa giustamente un’arma di efficace propaganda politica, anche con i suoi consueti post su Facebook. Tuttavia, Ramaglia invita a considerare con realismo il dato del traffico di passeggeri, che dovrebbe esaltare, piuttosto che affossare («finisce la scuola e comincia il turismo. Non riusciamo a rispondere alla domanda crescente») il trasporto pubblico: se Napoli ha grandi potenzialità, un’ANM in queste condizioni non può sostenerle adeguatamente.

Le prospettive diventano inquietanti quando si parla di futuro. Sebbene il manager non voglia evidentemente creare allarmismi, non esprimendosi a chiare lettere su una clamorosa ipotesi di fallimento, non nasconde che l’impresa di risanare i conti dell’azienda e arrivare a un livello prestazionale almeno accettabile sarà particolarmente ardua per la nuova dirigenza: «il piano presentato è molto difficile da attuare». Si tratta del piano che prevede il potenziamento di linee di trasporto su gomma e su ferro nel medio periodo, con le nuove stazioni della metropolitana e l’attuazione degli ulteriori progetti delle linee 1 e 6. Peraltro, è già operativa dal 4 maggio un’ulteriore linea, la 190, sulla tratta Poggioreale – Colli Aminei.

Se lo Stato non ci mette le mani (un finanziamento multimilionario come quello ricevuto da EAV nelle scorse settimane «potrebbe essere una strada») e se Regione e Comune non si mettono una buona volta d’accordo, secondo Ramaglia l’impresa di salvare ANM, da difficile, diventerà impossibile. Che gli enti locali si impegnino nel dialogo è tanto più importante, se si considera che può diventare davvero arduo ipotizzare di chiedere un intervento del Governo a beneficio di una partecipata con più di 26 milioni di euro di debito col fisco.

Pertanto, servirà anche qualche intervento “lacrime e sangue”, con cui, spiega il manager uscente, ridurre il personale almeno in una prima fase, allo scopo di spostare liquidità dove c’è bisogno. Del resto, secondo un’indagine del Mattino, come se non bastasse i quadri di ANM sono tra quelli con gli stipendi annui e i benefit più elevati: un controsenso, per un’azienda che è sicuramente tra le partecipate che naviga nelle acque peggiori.

Ludovico Maremonti