Il maestro Beppe Vessicchio nel pomeriggio di ieri è stato ospite alla Mondadori Book Store di Castellammare di Stabia.

Da direttore d’orchestra a coach del famoso talent show Amici, il maestro Beppe Vessicchio è uno dei nomi più imponenti del panorama musicale italiano. Napoletano di nascita, è tornato alle origini decidendo di presentare il suo libro “La musica fa crescere i pomodori” proprio a Castellammare di Stabia, ridente cittadina in provincia di Napoli.

maestro Beppe Vessicchio

Nel salotto letterario della libreria stabiese, il maestro Vessicchio ha parlato della sua vita, delle sue passioni e del suo incontro casuale con la musica, avvenuto grazie a suo fratello maggiore Pasquale.

Dopo la grande carriera musicale, il direttore d’orchestra più famoso d’Italia, ha deciso di cimentarsi nella scrittura di un libro che ovviamente non poteva che parlare di musica.

“La musica fa crescere i pomodori” è un stato scritto in collaborazione con il giornalista Angelo Carotenuto.  Si tratta di un saggio autobiografico che parla del talento, della passione e degli effetti benefici che la musica può avere sulla vita di ogni essere vivente, anche sulle piante.

Il maestro Vessicchio ci ha gentilmente rilasciato un’intervista

Maestro, partiamo dagli albori, come è nata la sua passione per la musica?

La mia passione per la musica è nata per caso, o meglio l’ho scoperta per caso, quando avevo undici anni. Ero a letto perché mi ero fratturato un ginocchio, venne a trovarmi un parente musicista e mi esortò a dedicare ad un hobby nel periodo di convalescenza. Allora, prese la chitarra di mio fratello e mi invitò ad imparare a suonare. Da quel momento, grazie al mio parente e grazie alla chitarra di mio fratello Pasquale, ho capito che la musica sarebbe stata la mia vita, nonostante in seguito abbia deciso di studiare architettura.

Perché ha poi deciso di studiare architettura?

Prevalentemente per compiacere mio padre, dato che l’architetto è uno di quei lavori che ti assicura un certo reddito. Ma in realtà mio padre non mi aveva mai imposto niente. Per più di due anni ho fatto i salti mortali per conciliare lo studio ad architettura e la mia passione per la musica. Andavo a dormire alla tre e mi svegliavo alle otto per andare in facoltà. Divenni intrattabile data la stanchezza, ed un giorno mio padre avendo capito la mia vera inclinazione mi chiese: ma se ti laurei lo fai l’architetto? Il mio istinto rispose NO e dunque mio padre mi esortò ad inseguire il mio sogno. Lasciai architettura e mi dedica esclusivamente alla musica.

Cosa le hanno lasciato le esperienze sanremesi?

Mi hanno lasciato molto. Ogni singolo Sanremo è stato un momento di arricchimento professionale e personale.

Vittoria Stella

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